premi e concorsi

Nuovi modelli di sostenibilità dal Parco Archeologico di Paestum

di Roberta Capozucca


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5' di lettura

Il sito archeologico cilentano di Paestum , riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità per il perfetto stato di conservazione delle cinte murarie e dei suoi templi dorici, si sta distinguendo tra i siti pubblici per la capacità di raccogliere fondi privati a sostegno delle attività di conservazione e valorizzazione del suo patrimonio archeologico.
L'ultima campagna di fundraising, dal nome “Live for Paestum”, è stata lanciata a metà marzo con l'obiettivo di finanziare lo scavo e la musealizzazione della cosiddetta Casa dei Sacerdoti, in prossimità del maestoso Tempio di Nettuno. La campagna si pone come obiettivo di raccolta una somma pari a 56.000 €, la maggior parte dei quali verranno messi insieme durante l'evento del 30 luglio 2018, in cui tre chef stellati (Massimo Bottura, Heinz Reitbauer e Sven Elverfeld) firmeranno una cena dal prezzo di 800 € per 90 partecipanti all'interno del Parco stesso. Per l'organizzazione di questo evento, il giovanissimo ufficio di fundraising del Parco, istituito nel 2017 per supportare le politiche di audience engagement del nuovo direttore tedesco Gabriel Zuchtriegel, si è ispirato ai trend ministeriali delineati dal MiPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) e dal MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), che hanno proclamato il 2018 “Anno nazionale del cibo italiano” e il 2019 “Anno del turismo lento”.
Già prima dell'arrivo di Zuchtriegel nel 2015, la direzione del Parco si era interessata alle pratiche del fundraising ma con scarso risultato. Era il 2014 quando Legambiente ha dato inizio alla campagna “Save Paestum” sulla piattaforma internazionale di crowdfunding IndieGoGo con l'obiettivo di acquistare i terreni adiacenti al sito, in modo da proteggere le strutture non ancora scavate dal danneggiamento per le attività agricole dei privati. Per l'acquisto del primo lotto servivano 70.000 €, ma alla chiusura della campagna ne erano arrivati solo 1.300 €: il 2% del budget previsto. Il fallimento di questa campagna dimostra come la pratica del fundraising non può essere solamente intesa come una raccolta fondi in senso stretto e la figura del fundraiser come quella del semplice procacciatore di sponsor, ma debba necessariamente passare per una linea strategica precisa, che abbia al centro la costruzione di rapporti di fidelizzazione e di apertura verso la comunità, soprattutto quella locale.
Tra le prime iniziative introdotte dal mandato di Zuchtriegel e volte alla costruzione di una comunità intorno al Parco c'è “Paestum Mia”: l'abbonamento annuale da 25 € introdotto nel 2017 che offre la possibilità di entrare tutto l'anno al parco e che fino all'anno scorso permetteva anche di partecipare gratuitamente alla sua stagione musicale. È solo nel 2017 che il comitato di gestione del Parco decide di sviluppare una vera e propria strategia di fundraising mirata a coinvolgere non solo la comunità, ma anche il vivace tessuto imprenditoriale locale, che si è mostrato sin da subito molto attento alle attività del Parco, percependolo come il principale polo attrattivo e il primo asset a beneficio dell'economia locale. Nell'ottica del people give to people, il nuovo ufficio di fundraising gestito da Zoe Ferrari e Filippo Maria Stefania ha deciso da subito di consolidare il rapporto con gli imprenditori per cercare di valorizzare al massimo il territorio. Come ci racconta Filippo Maria Stefania: “Proprio da questo gruppo di imprenditori è emersa la principale problematica legata al Parco, di cui le attività commerciali circostanti soffrono maggiormente e su cui abbiamo capito di dover lavorare: la permanenza dei turisti sul territorio. Nella maggior parte dei casi, infatti, Paestum è una meta di passaggio giornaliera, tappa intermedia per i flussi di turisti che vanno a Pompei o che soggiornano in Costiera, ma che non si fermano nella zona. Partendo da questo elemento, abbiamo compreso subito l'importanza di riuscire a coinvolgere nel concreto questi imprenditori e renderli in qualche modo partecipi della vita del Parco, cercando di far scaturire un rapporto di vera e propria collaborazione a partire dallo sviluppo di progettualità condivise, in grado di generare un sistema di promozione a beneficio del territorio nel suo insieme. Da qui nasce l'esigenza di pensare ad un sistema di promozione integrata che consenta ai visitatori di esplorare il territorio circostante ad esso e magari scoprire le eccellenze eno-gastronomiche locali.”

Non solo food. Oltre alla prossima cena del 30 luglio, sono due i progetti di fundraising che l'ufficio è già riuscito a concludere con successo in un solo anno di attività. Il primo è il Circolo di Athena, un progetto di Corporate Membership che si avvale della detrazione fiscale dell' Art Bonus e che è ha raggiunto il suo obiettivo a soli cinque mesi dalla presentazione del progetto. Lo scopo era quello di riuscire a finanziare il restauro e la valorizzazione del tempio di Athena, per una raccolta pari a 60.000 €. Per riuscire a coinvolgere le piccole e medie imprese che popolano il territorio e per scorporare l'entità della donazione si è deciso di dividere idealmente il tempio in quattro parti: i due lati lunghi e i due lati corti, dando la possibilità a quattro aziende differenti di adottare uno di questi lati. Fin da subito a questa chiamata hanno risposto due aziende in particolare: il Caseificio Barlotti e Savoy Beach Hotel, grazie a cui il progetto ha potuto partecipare e vincere il bando di cofinanziamento del MiBACT, che premiava i migliori progetti presenti sulla piattaforma Art bonus che avessero raggiunto almeno il 40% dell'obiettivo di raccolta.

Non solo imprese. L'altro importante progetto, che ha sempre come tema centrale il coinvolgimento, ma in questo caso con uno spiccato interesse all'engagement della comunità e non delle aziende, si chiama “Adotta un Blocco di Mura di Paestum”: questa è una campagna con un obiettivo di raccolta pari a 50.000 € e dedicata al restauro e valorizzazione dell'antico circuito murario della città. In questa operazione, che si può definire di crowdfunding in quanto dedicata ai singoli, ogni persona può contribuire direttamente alla causa adottando al costo di 50 € un blocco di mura della città, ovviamente si possono adottare uno o più blocchi. Anche in questo caso la risposta è stata molto forte e dal lancio della campagna nel luglio del 2017 sono già stati adottati più di 180 blocchi di mura, anche con delle donazioni individuali che hanno superato quota 3.000 €.
È chiaro che per tutte queste operazioni, soprattutto quelle in cui il coinvolgimento di diversi attori gioca un ruolo determinante, gli outcome saranno misurabili in modo effettivo solo nel medio-lungo periodo. Ciò che possiamo dire è che sono stati posti i presupposti necessari per lo sviluppo di progettualità con un orizzonte temporale ben più ampio di cui a beneficiarne non sarà solo il Parco ma l'intero territorio; si tratta di un modalità d'intervento integrato auspicabile per molti altri siti e regioni italiane.

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