simposio a Jackson Hole

Nuovi monopoli, tassi e indipendenza della Banca centrale: tutti gli interrogativi della Fed a Jackson Hole

di Marco Valsania


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Attivisti del gruppo di lavoratori, Fed Up manifestano fuori da Lake Lodge a Jackson Hole, Wyoming

4' di lettura

JACKSON HOLE - Sono arrivati alla spicciolata, dagli Stati Uniti e dal resto del mondo. Alla fine erano forse centocinquanta, tra speaker e invitati, gli esponenti delle banche centrali, gli esperti e gli accademici che hanno aperto ieri sera il Simposio annuale di Jackson Hole della Federal Reserve con una cena di benvenuto all'ombra delle montagna del parco nazionale del Gran Teton. In un'atmosfera affabile che tradisce però un'agenda che, se ormai distante dalle emergenze di crisi e strascichi post-crisi, rimane carica di temi e interrogativi cruciali: dal tema ufficiale, la preoccupazione per il peso di nuovi monopoli, di aziende sempre più colossali, e per il loro impatto su mercati e concorrenza, prezzi e salari, produttività, investimenti e innovazione.

Agli argomenti non ufficiali ma che ugualmente si impongono: maggiori indicazioni sulle prossime scelte di politica monetaria le condizioni di un'economia globale meno rosea di quella americana, i timori per i mercati emergenti, l'indipendenza della Banca centrale - quella americana anzitutto - dalle pressioni politiche in arrivo dall'amministrazione di Donald Trump. La risposta spetta al nuovo chairman della Fed Jerome Powell, che avrà l’onore e l’onore dell'intervento cruciale, questa mattina, alla due giorni di Jackson Hole.

Le proteste
Che nodi restino da sciogliere è parso chiaro fin dalle proteste iniziali che hanno accolto i convitati all'esterno della Jackson Lake Lodge che ospita l’evento fra le famiglie ignare in vacanza nel Parco nazionale. Fed Up, l'associazione che critica da sinistra la Fed, ha radunato una cinquantina di manifestanti tutti in magliette verdi con scritte rivelatrici delle preoccupazioni sociale che la ripresa non ha risolto. Slogan quali: «La Fed ci vuole disoccupati». Chiede, insomma, che faccia di più per sottoccupazione e salari, considerati ancora anelli deboli.

L'indipendenza da Trump
Due governatori regionali della Fed hanno preso di petto o quasi le dure critiche di Trump - convitato di pietra a Jackson Hole - sui rialzi dei tassi d'interesse. Che a suo avviso, invece di aiutare l’equilibrio dell'economia e normalizzare la politica monetaria per avere più strumenti da usare in caso di future crisi, danneggerebbero gli americani (e le sue promesse elettorali). Esther George, delle sede di Kansas Cty che organizza il Simposio, in interviste ai margini della conferenza ha detto che le dichiarazioni di Trump «non impediscono la nostra abilità di prendere decisioni». Ha previsto altri due rialzi dei tassi entro fine anno. Robert Kaplan della sede di Dallas ha concordato: «Non influenzeranno le nostre mosse, continueremo a svolgere il nostro lavoro in modo apolitico».

Un Simposio con grandi assenti esteri
Uno dei maggiori vuoti quest’anno è lasciato dalle presenze - o meglio assenze - internazionali di primo piano. Manca all'appello Mario Draghi e l'intero comitato esecutivo della Bce. Rimasto a casa anche il governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda. Gli “stranieri” però non mancano ugualmente. Nella lista degli invitati ci sono per la Banca d'Italia Luigi Federico Signorini, Vice Direttore Generale. C’è poi Agustin Carstens, general manager della Bis. E il governatore della Bank of Canada Stephen Poloz. Molti vice o alti funzionari da svariate banche centrali e istituzioni straniere. Presenti tuttavia in forze i vertici allargati della Fed. E influenti personaggi quali Stanley Fischer, ex numero due della banca centrale americana, Donald Cohn e Alan Blinder, altri due grandi ex.

Alan Krueger, docente universitario a Princeton, terrà il discorso keynote a pranzo. Presenti anche Jacob Frenkel chairman internazionale di JP Morgan. E Raghuram Rajan, ex governatore della Banca centrale indiana e gli docente a Chicago. Invitato di rilievo e forse scomodo, infine, il capo economista di Amazon, Pat Bajari: Amazon è una delle super-aziende oggetto del dibattito istigato dalla Fed sulla grande concentrazione.

Il Programma
Il discorso di Powell aprirà un primo dibattito - a porte chiuse - dedicato ai cambiamenti nella struttura del mercato, seguito da panels sulla concentrazione e i bassi investimenti e sulle implicazioni di queste trasformazioni per la politica monetaria (guidato dal chief economist della Bank of England Andrew Haldane). Domani panel sull'effetto della concentrazione su consumi e prezzi, sullo stato della concorrenza e della stabilità nel sistema bancario e infine toccherà a Poloz, Carstens e Rajan capitanare una discussione riassuntiva e conclusiva. I dibattiti saranno arricchiti dalla presentazione di numerosi studi accademici anzitutto sull'argomento centrale dei cambiamenti nel mercato e l'ascesa di corporation sempre più potenti e influenti.

L a sfida delle nuovo “monopolismo”
La preoccupazione sottostante alle discussioni in agenda è stata resa chiara dal documento introduttivo del Simposio stesso. I sommovimenti sui mercati legati allo spettro di nuovi monopoli, esemplificato dalla mega-azienda tecnologiche, «dovrebbero preoccupare i banchieri centrali dato che hanno legami significativi a cambiamenti strutturali nell'economia globale, compresi cali negli investimenti di capitale, lenta crescita della produttivita' e dei salari e declini del dinamismo» ha affermato la Fed in apertura del Simposio.

Una storia che impone sempre attenzione
Giunta al 42esimo appuntamento, quella che era nata come una conferenza agricola ha avuto vicende alterne: in occasione di emergenze è diventata foro d'eccezione per mettere a punto interventi e svolte, su tutte l'annuncio di Ben Bernanke del secondo round di Quantitative easing, quello vero, nel 2010. Poi, in momenti quando la preoccupazione era diventata anzitutto evitare troppe voci dissonanti, aveva abbassato il profilo per lasciare spazio alle sedi istituzionali di politica monetaria. I temi discussi formalmente o informalmente dal Simposio sono però quasi sempre stati molto rilevanti, dal settore edilizio alla regolamentazione finanziaria. Anche oggi, nonostante i forfait internazionali e in assenza di emergenza domestiche, investitori e policymaker presteranno molta e dovuta attenzione ai messaggi in uscita da Jackson Hole.

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