L’europa della Cultura

Nuovi principi di qualità per gli interventi sul patrimonio culturale finanziati dalla Ue

di Roberta Capozucca


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Convento das Bernardas in Tavira, Portogallo. Progetto di Eduardo Souto de Moura, photo di Luis Ferreira Alves (Premio di Architettura per l'intervento sul patrimonio culturale)

4' di lettura

Il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS) ha pubblicato gli “ European Quality Principles for EU-funded Interventions with Potential Impact upon Cultural Heritage ”, una sollecitazione per tutti i paesi beneficiari dei finanziamenti europei a osservare principi di qualità condivisi nei progetti di conservazione e gestione del patrimonio culturale. Questo documento nasce, infatti, dalla necessità di migliorare il livello di qualità degli interventi sul patrimonio, spesso gestiti nell'ambito di politiche o da enti che non hanno come obiettivo la conservazione e che, nel tentativo di dare una seconda vita a siti culturali, rischiano di cancellare preziose testimonianze del passato e mettere a repentaglio l'autenticità dei luoghi.

L'argomento è stato per la prima volta sollevato dal Parlamento Europeo che, in una Risoluzione del settembre 2015 , ha esortato la Commissione “ad includere negli orientamenti che disciplinano la prossima generazione di fondi strutturali per il patrimonio culturale un sistema di controllo qualità obbligatorio, da applicare durante il ciclo di vita di un progetto”.

Anche il Consiglio Europeo, nel maggio 2018, ha invitato la Commissione a tenere conto dell'impatto diretto e indiretto delle diverse politiche sulla valorizzazione, la conservazione e la salvaguardia del patrimonio culturale europeo, reiterando la necessità di orientare gli interventi per garantire che gli investimenti dell'Unione non compromettano o riducano i valori del patrimonio stesso.

Nel 2018, la Commissione Europea ha quindi deciso di affrontare il tema nel contesto dell' Anno Europeo del Patrimonio Culturale , dedicandovi l'iniziativa “ Cherishing heritage: developing quality standards for EU-funded projects that have the potential to impact on cultural heritage ” e affidando ad ICOMOS il compito di elaborare un documento di principi guida, utili a orientare amministrazioni e portatori di interesse. Partendo dalla Carta di Venezia del 1964, che rimane uno dei trattati più influenti sulla conservazione del patrimonio culturale, un gruppo di esperti ha quindi riassunto in questo documento i concetti chiave, i trattati internazionali, le convenzioni europee e gli standard esistenti, inserendoli nel contesto dei nuovi approcci e pratiche della conservazione.

Il concetto di qualità
Come sottolinea questo testo, riflettere sul concetto di qualità negli interventi sul patrimonio culturale è cruciale e necessario. Erminia Sciacchitano, che ha coordinato i lavori per conto della Commissione Europea, ha dichiarato: “Negli anni, da un approccio che affidava prevalentemente ai tecnici la responsabilità delle scelte, si è affiancata una maggiore attenzione ai processi di qualità. In linea con il quadro di policy dell'Unione Europea sul patrimonio culturale e le più recenti espressioni dei trattati internazionali, come la Convenzione Europea del Paesaggio (2000), la Convenzione di Faro (2005), le Raccomandazioni UNESCO sul Paesaggio Storico Urbano (2011) e la Dichiarazione di Davos sulla Baukultur (2018), oggi si è passati a mettere le comunità al centro delle politiche, ponendo attenzione anche alle esigenze sociali e culturali delle persone.

    In relazione agli interventi sul patrimonio culturale, la qualità dunque può essere intesa come multi-dimensionale dove diventano centrali anche i temi della diversità culturale, dell'inclusione e dell'integrazione fra le dimensioni tangibile e intangibile del patrimonio. L'approccio integrato e partecipativo moltiplica, però, i soggetti che prendono decisioni importanti e che non sempre hanno l'expertise necessaria per comprendere questo spettro ampio di valori. Questo documento vuole quindi parlare a tutti i soggetti che giocano un ruolo nei processi di intervento, fare comprendere meglio le responsabilità e fornire elementi per scelte più consapevoli e rispettose dei valori del patrimonio culturale” spiega Sciacchitano.

    Il documento sottolinea, inoltre, che il concetto di qualità non si declina solo nella pratica della conservazione, ma deve essere applicato anche ai prerequisiti stabiliti dai bandi e alle procedure di candidatura, ponendo attenzione alla completezza e al rigore delle informazioni contenute negli elaborati tecnici ed economici di ogni proposta di intervento, nonché al costante monitoraggio dei processi decisionali. In ultimo, fornisce specifiche raccomandazioni per tutto il ciclo di vita del progetto, suggerendo anche una checklist composta da sette principi di qualità che ogni parte interessata dovrebbe seguire. Questi sono: 1) Knowledge-Based, condurre ricerche e analisi prima dell'intervento; 2) Public Benefit, ricordarsi delle proprie responsabilità verso le future generazioni; 3) Compatibility, mantenere lo “spirito del luogo”: 4) Proportionality, fare ciò che è necessario ma il meno possibile; 5) Discernment, affidarsi a competenze ed esperienza; 6) Sustainability, intervenire in maniera durevole; 7) Good Governance, monitorare ogni fase del processo decisionale.

    Sebbene non si tratti di una normativa e quindi l'applicazione dei principi enunciati non può essere vincolante, sarà sicuramente interessante osservare la fase di sperimentazione di questo documento, che inizierà con l'esercizio di Peer-Learning previsto nel nuovo Piano d'Azione Europeo per la Cultura (2019-2022) con cui la Commissione prevede di sensibilizzare le amministrazioni sul tema, ma anche all'interno della Piattaforma di scambio finanziata da Horizon 2020 con 1,5 milioni di euro ( Social platform on the impact assessment and the quality of interventions in European historical environment and cultural heritage sites ).

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