ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùConvegno dei Cavalieri del lavoro

Nuovi rigassificatori e più rinnovabili: la ricetta contro il caro-energia

Al convegno promosso dai Cavalieri del lavoro, i principali player hanno delineato il quadro energetico e il futuro dell’Italia senza gas russo

Gas, Franco Bernabè: "Il ricatto russo è destinato a fallire"

4' di lettura

Energia, sostenibilità e futuro (prossimo). Sono i tre temi intrecciati nel convegno promosso dai Cavalieri del lavoro. In cattedra i principali attori e protagonisti del mondo dell’impresa e della politica, impegnati sul tema della «Tecnologia e innovazione per una transizione energetica».

I Cavalieri del lavoro, con il presidente Maurizio Sella, hanno rimarcato «come il Governo guidato da Mario Draghi abbia fatto tanto, e bene, per fronteggiare le numerose emergenze che l’Italia si è trovata a dover affrontare nell’ultimo anno». E tutti questi sforzi non vanno vanificati. Tra gli impegni più rilevanti e urgenti del nuovo Governo – dice Sella – ci sarà senza dubbio la piena attuazione delle richieste del Pnrr. Ci auguriamo che non ci siano tentennamenti e che si percorra con puntualità e competenza la strada finora intrapresa».

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Il nodo della manipolazione russa

Passando alle analisi dei problemi energetici, ci sono state diverse «concause economiche e tecniche» dalla metà del 2021, che hanno «accelerato e spostato la domanda» e fatto «aumentare i prezzi», ha spiegato il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè. Ma «senza la manipolazione del mercato da parte della Russia tutto ciò che abbiamo visto, con l’esplosione dei prezzi, non ci sarebbe stato». Bernabé ha quindi aggiunto che «c’è stata una manipolazione del mercato da parte della Russia che ha cessato di vendere gas sul mercato spot e ha impedito alla Germania di fare gli stoccaggi prima della guerra. Quindi le sanzioni pesano su tutti noi ma chi ha dichiarato guerra all'Europa, prima che all’Ucraina, è stata la Russia con comportamenti irresponsabili, anche in termini di competitività».

Tra le altre cause della crisi energetica Bernabè ha ricordato «l’uscita dalla pandemia che ha accelerato la domanda, la siccità, il mancato vento nel mare del Nord per le rinnovabili, la mancanza di acqua in Brasile». Quanto al gas – dice – «fra due-tre anni la Russia non saprà dove piazzarlo, i prezzi dell’energia crolleranno». Per l’Europa e per l’Italia, dunque, «i prossimi due anni saranno difficili ma dobbiamo resistere, avremo altre fonti energetiche».

Altri rigassificatori dal 2023

Nell’inverno 2022-2023 Eni riuscirà «a sostituire un po’ più del 50% di gas russo», in quello 2023-2024 arriverà all’80% ma «abbiamo assolutamente bisogno di rigassificatori». Mentre «nel 2024-2025 andremo in surplus» di disponibilità rispetto al gas russo. Così ha affermato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Insomma, dal 2023 in poi la presenza dei rigassificatori sarà essenziale per sostituire le forniture di Mosca.

A proposito del rigassificatore di Piombino, l’ad di Sman Stefano Venier ha spiegato che «è in corso la conferenza dei servizi ed entro il 28 ottobre, se tutto va bene, dovremmo avere l’autorizzazione e in tempo record costruiremo il gasdotto di 8 chilometri per la raccolta del gas liquefatto dalla nave». Il rigassificatore di Ravenna sarà invece pronto «per l’autunno 2024». Con i due nuovi impianti galleggianti, i porti di ingresso per il gas liquido diventeranno 10 e porteranno a «prezzi più competitivi», ha detto Venier. Aggiungendo che «oggi, come ieri, stiamo iniettando in stoccaggio 60 milioni di metri cubi, che è il massimo che possiamo fare. Oggi siamo con gli stoccaggi pieni ed infilare altro gas è più complicato». In sintesi: «Si è fatto il massimo che si poteva fare per mettere in sicurezza il prossimo inverno».

A margine del convegno, ancora Descalzi ha poi affermato «la cosa che può rassicurare è che gli stoccaggi stanno crescendo». «I flussi algerini – ha detto il manager a proposito dell’Italia – sono arrivati a 83-85 milioni di metri cubi al giorno, quindi ci sta dando una mano importantissima ed è la ragione per la quale siamo riusciti a riempire gli stoccaggi di Lng. L’Algeria e i rigassificatori, che prima erano utilizzati al 40% e adesso al 100%, sono le ragioni principali per cui siamo riusciti a compensare in parte il gas russo che ancora fluisce in Italia. Abbiamo anche la parte norvegese, quindi l’Italia ha tante alternative: cinque pipeline, tre rigassificatori. Ma superato questo inverno sarà necessario avere uno o due rigassificatori», ha ripetuto.

La spinta delle rinnovabili

Stefano Donnarumma, amministratore delegato di Terna, ha invece osservato che la vera alternativa al gas russo sono le fonti rinnovabili. «A fine agosto le richieste di connessione alla rete di Terna sono pari a 280GW, circa quattro volte gli obiettivi che l’Italia si è data al 2030: realizzare i 70GW previsti dal piano europeo Fit for 55 porterebbe a un risparmio di oltre 26 miliardi di metri cubi di gas, valore sostanzialmente pari alle quantità che il nostro Paese ha importato dalla Russia negli ultimi dodici mesi».

Dunque, è fondamentale «accelerare il più possibile i processi di autorizzazione degli impianti eolici e fotovoltaici – ha aggiunto –, considerato anche che il costo effettivo dell’energia prodotta ad esempio da un impianto solare è di circa cinque volte più basso del valore registrato nei primi sei mesi dal Pun». Donnarumma ha sottolineato che: «Gli investimenti in infrastrutture elettriche, fra cui quelli di Terna – che nei prossimi dieci anni metterà in campo oltre 18 miliardi di euro per abilitare lo sviluppo delle fonti rinnovabili – hanno peraltro importanti ricadute economiche e occupazionali. Un recente studio ha evidenziato come, nel loro complesso, tutti gli investimenti previsti in Italia per raggiungere gli obiettivi al 2030 potranno avere un impatto sul Pil pari a circa 500 miliardi di euro».

Sulla stessa linea l’ad di Enel, Francesco Starace. Secondo cui le rinnovabili «sono una delle soluzioni alla transizione energetica e lo hanno capito gli italiani visto che nella prima metà del 2022 si è visto più che triplicare il numero delle domande di connessione di piccoli impianti». Il nostro compito – ha osservato – «è renderlo possibile e migliorare la capacità delle reti di assorbire» questa richiesta e «mettere a disposizione prodotti che rendano possibile al consumatore italiano di comprare pannelli». Ricordando la necessità di «autorizzazioni più veloci», Starace ha anche rilevato che l’importante è che le grandi aziende si occupino di «mettere a posto e potenziare le reti e che venga fatta la digitalizzazione».

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