Quadro pluriennale 2021-2027

Nuovo budget Ue, Bruxelles lavora alle modifiche per finanziare il rilancio

Le discussioni per cambiare la proposta presentata dalla commissione Juncker quasi due anni fa e arenata in Consiglio sono già iniziate. L’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen riformulerà nelle prossime settimane il documento, toccando sia le spese che le entrate, alla luce del mutato scenario che impone nuovi strumenti per la ripartenza dell’economia europea una volta superata l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus

di Giuseppe Chiellino

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Imagoeconomica

Le discussioni per cambiare la proposta presentata dalla commissione Juncker quasi due anni fa e arenata in Consiglio sono già iniziate. L’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen riformulerà nelle prossime settimane il documento, toccando sia le spese che le entrate, alla luce del mutato scenario che impone nuovi strumenti per la ripartenza dell’economia europea una volta superata l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus


4' di lettura

La Commissione europea ha avviato il confronto per modificare la proposta del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 (Qfp o budget Ue), arenata in Consiglio per i veti incrociati degli Stati membri e comunque necessariamente da aggiornare alla luce della pandemia. «Sento che molti invocano un nuovo piano Marshall. Il budget dell’Unione dovrebbe essere il nostro piano Marshall», ha detto più volte la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel presentare Sure”, il fondo europeo da 100 miliardi di euro che fornirà prestiti agli Stati membri per finanziare i sussidi di disoccupazione, con il duplice obiettivo di dare immediato sostegno ai lavoratori che non possono lavorare e alle imprese che hanno bisogno di salvaguardare il proprio capitale umano per ripartire il prima possibile.

Il confronto è partito già una settimana fa a livello informale, dopo la delusione del vertice europeo del 26 marzo, ma senza alcun documento su cui negoziare. L’orizzonte con cui lavorano i funzionari della Commissione è di «qualche settimana». «Sicuramente terremo conto del nuovo contesto creato dagli effetti della pandemia e proporremo modifiche mirate che sono allo studio. Le opzioni sul tavolo sono diverse e hanno l’obiettivo di massimizzare l’accettabilità, l’attuazione e l’impatto del nuovo Qfp», spiegano fonti comunitarie.

La proposta arenata in Consiglio risale a metà del 2018, quando era in carica l’esecutivo Juncker. Per la von der Leyen è anche l’occasione di dare al bilancio comune un’impronta propria e soprattutto più adeguata ai tempi. Non è come ripartire da zero, ma poco ci manca, tenuto conto che il vertice straordinario di metà febbraio era stato un fiasco per le distanze tra gli Stati membri. «La direzione è questa - conferma un’altra fonte - ma quanto estesa e profonda sarà la riscrittura del budget non si capisce ancora. Sono tutte ipotesi. Potrebbe essere anche un esercizio di due anni. Il senso dovrebbe essere fare di più ora e meno negli anni successivi», anticipando impegni e spese.

Una ipotesi, che si può definire minimalista, è andare all’esercizio provvisorio nel 2021 e poi far partire il nuovo periodo di programmazione dall’anno successivo. Ma si tratta di un ripiego, anche perché, a regole invariate, non si potrebbero modificare né le voci di spesa né gli importi. La questione sarà ancora più spinosa quando si dovrà discutere di cifre e di capitoli del bilancio, con il rischio che i tempi per l’approvazione - già risicatissimi in condizioni normali - si allunghino, vanificando gli sforzi per far ripartire l’economia. «Abbiamo iniziato a parlarne solo da qualche giorno, ma è ancora una discussione confusa, senza alcun paper su cui confrontarsi, nulla di consolidato».

L’ipotesi delle risorse proprie. I più ottimisti ricordano la riconosciuta capacità di accelerazione che l’Unione è riuscita spesso a dimostrare, soprattutto sotto stress. C’è anche il nodo delle “risorse proprie” del bilancio Ue, che si porta dietro il dibattito sull’emissione di debito comune, e stando alle sue ultime affermazioni, potrebbe essere proprio questa la direzione verso cui sta sta orientando la von der Leyen: per avere a disposizione un grande volume di fondi anticrisi è meglio «l’uso pieno dello strumento che abbiamo: un nuovo forte bilancio europeo» ha risposto oggi, martedì, al Die Zeit che chiedeva delle controindicazioni dei coronabond. Il bilancio Ue «è sostenuto da tutti, è trasparente, le regole sono chiare, il suo obiettivo far crescere tutti i Paesi della Ue insieme. Attraverso il bilancio di 7 anni possiamo fare leva per la somma di cui abbiamo bisogno per reagire al coronavirus». Un’ipotesi da non escludere in partenza è quella di un fondo all’interno del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, da utilizzare come strumento di garanzia per l’emissione di titoli comuni per finanziare quel “grande piano di rilancio” dell’economia europea di cui molti parlano, ultimo oggi il vicepresidente Valdis Dombroviskis, da lanciare prima possibile. Una controindicazione sono i tempi: l’approvazione del nuovo bilancio dovrebbe avvenire in tempi rapidissimi, in modo da rendere tutto operativo dal primo gennaio prossimo.

La proposta Juncker sul Qfp prevede un budget pari all’1,13% del Pil europeo, poco più di 1.100 miliardi per sette anni, ma gli Stati membri non sono riusciti a trovare un accordo su una cifra più bassa di qualche decimale proposta dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Saranno disposti ad aumentare il proprio contributo per rafforzare la capacità di fare politiche comuni europee? O si ricorrerà, come in passato ai tagli di altre voci? Appare difficile ricorrere anche questa volta alla potatura delle due voci principali, la politica regionale e l’agricoltura, visto che le prime risposte all’emergenza sono arrivate proprio da questi due capitoli, che con i loro fondi strutturali (Fesr, Fse e Feasr) da soli valgono più di due terzi delle risorse.

Il Sure, ha detto il commissario Gentiloni, è «un primo esempio, molto importante, del fatto che è possibile prendere azioni comuni e che non possiamo affidare la soluzione di questa crisi da una parte alle scelte di politica monetaria della Bce e dall’altra a ogni singolo Paese, che fa per sé. Ci vogliono altre risposte comuni». Rafforzare il bilancio comune sarebbe un altro passo, molto significativo.

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