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Nuovo contratto per gli alimentaristi: aumento di 119 euro più 5 di welfare

L’intesa ha validità quadriennale ed è stata siglata da Unionfood, Ancit e Assobirra, ossia le tre associazioni che nei mesi scorsi firmarono l’accordo ponte, e dai sindacati, Fai, Flai e Uila

di Cristina Casadei

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(industrieblick - stock.adobe.com)

L’intesa ha validità quadriennale ed è stata siglata da Unionfood, Ancit e Assobirra, ossia le tre associazioni che nei mesi scorsi firmarono l’accordo ponte, e dai sindacati, Fai, Flai e Uila


3' di lettura

Gli addetti dell’industria alimentare hanno un nuovo contratto quadriennale. Dopo l’accordo ponte che era stato siglato nei mesi scorsi in forma separata, raccogliendo settimana dopo settimana l’adesione di tutte le associazioni dell’alimentare, con una trattativa che si è protratta per oltre nove mesi, adesso arriva l’accordo quadriennale valido per il 2019-2023.

Anche questa volta la firma è separata sul fronte datoriale. A siglare sono infatti stati Unionfood, Ancit e AssoBirra, ossia le prime tre associazioni che firmarono il contratto ponte e i sindacati Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil. Al momento mancano ancora all’appello Federalimentare che, da statuto, ha il ruolo di coordinamento sul contratto e le restanti associazioni che ne fanno parte.

Da Federalimentare e Assocarni arriva una dura replica. Federalimentare dice che l'accordo siglato da 3 associazioni su 14 non può essere riconosciuto come Ccnl dell'industria alimentare e che non tiene conto di questa crisi che ha colpito anche la filiera alimentare. Le 11 associazioni che rappresentano oltre il 70% del fatturato dell'industria alimentare evidenziano le difficoltà riscontrate anche nella tornata di trattativa di ieri a trovare soluzioni adeguate e sostenibili per settori che con il Covid hanno registrato cali di mercato anche del 40% e stimano una ripresa lenta e incerta.
Il vice presidente di Federalimentare, Silvio Ferrari, evidenzia «l'estrema difficoltà a veder riconosciuta nella trattativa una eterogeneità dei diversi settori, con disponibilità di incrementi salariali, per i prossimi anni, molto diverse. Le proposte dei settori che rappresentano la maggioranza dell'industria alimentare non hanno trovato risposte e la proposta di incrementi retributivi e sul welfare, superiore alla precedente tornata pre Covid, è stata ritenuta dal Sindacato non adeguata a proseguire il negoziato. Per queste associazioni – continua Ferrari – era e resta necessario rimanere all'interno del Patto della Fabbrica e continuare il negoziato per raggiungere intese soddisfacenti per le imprese associate, dalle piccole alle grandi.Federalimentare e le associazioni aderenti, dalla stessa coordinate, manifestano rammarico per l'evoluzione della trattativa, che ha reso impossibile convergere sulle richieste salariali, ma anche su alcuni aspetti normativi».
François Tomei, direttore Assocarni, aggiunge che «è evidente che a partire da questo momento sarà ormai difficile parlare ancora di un contratto alimentare unico ma si dovrà parlare di contratti settoriali differenti per merceologia. Scontata tale evoluzione, considerando anche l'enorme differenza del costo del venduto della materia prima e dell'incidenza della manodopera tra un cioccolatino confezionato automaticamente ed un filetto o un prodotto DOP o IGP».

Per i sindacati «si tratta di un contratto qualificante e di grande valore», affermano i segretari generali di Fai, Flai e Uila, Onofrio Rota, Giovanni Mininni e Stefano Mantegazza. Sul fronte economico il contratto riconosce un aumento salariale di 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 euro che verranno erogati a tutti i lavoratori per i quali non viene svolta la contrattazione di secondo livello. Tra i punti qualificanti del rinnovo vi è l’introduzione di specifici piani di formazione pre-assunzione, l’obbligo di garantire l'accesso alla formazione a tutti i lavoratori, il rafforzamento della collaborazione tra imprese e mondo della scuola e dell'Università, il recepimento dei contenuti del Patto della Fabbrica su partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori, l’obbligo, da parte dell’azienda, in caso di mancata iscrizione al sistema di welfare, a versare 20 euro mensili in busta paga.

Viene inoltre normato in maniera innovativa il lavoro agile, a partire dal diritto alla disconnessione e alla privacy. In materia di tutela della salute, viene rafforzata la formazione e si impegnano le parti a dedicare una giornata al tema della sicurezza sul lavoro. È stata anche rivista la normativa degli appalti, che vincola all’applicazione del contratto nazionale del settore merceologico delle attività appaltate, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Sono inoltre stati ampliati i congedi parentali, sia quelli retribuiti che non retribuiti, per i figli a carico e l’assistenza familiare, e viene riconosciuto il congedo per donne vittime di violenza. È stato invece rinviato al 1° gennaio 2025 il versamento del contributo da parte dei lavoratori al fondo di assistenza sanitaria Fasa ed è stata prolungata l’esenzione dal lavoro notturno per le lavoratrici che rientrano dalla maternità e per i padri in condizione di monogenitorialità.

Per i sindacati, «avendo da oggi un contratto valido fino al 2023, non esiste altra intesa per i comparti dell'industria alimentare: il contratto di riferimento per chiunque vorrà rinnovarlo sarà quello siglato questa notte. Il nostro obiettivo rimane quello della conferma di un contratto unico e di un modello di relazioni industriali forte, strutturato, responsabile, che tuteli tutte le lavoratrici e i lavoratori dell'industria alimentare».


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