dpcm pubblicato in gazzetta

Coronavirus: chiusa la Lombardia e 14 province, 16,7 milioni di persone coinvolte. Cosa prevede il decreto

Dal 8 marzo vincolo di evitare ogni spostamento nell'intera Lombardia e in quattordici province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche. Giuseppe Conte firma un decreto che limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio Coronavirus

di Andrea Carli e Vittorio Nuti

Coronavirus, chiuse Lombardia e 14 province: ecco quali

Dal 8 marzo vincolo di evitare ogni spostamento nell'intera Lombardia e in quattordici province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche. Giuseppe Conte firma un decreto che limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio Coronavirus


7' di lettura

“Vincolo di evitare ogni spostamento” nell'intera Lombardia e in 14 province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche per un totale di 16,7 milioni di abitanti. Giuseppe Conte ha firmato un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) - in vigore dal 8 marzo - che limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio Coronavirus.

Non è un “divieto assoluto”, spiega, “non si ferma tutto”, non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute.

Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive. “Mi assumo la responsabilità politica” delle decisioni che vengono prese in queste ore: “Ce la faremo”, dice Conte a notte fonda. E lancia un appello alla “auto responsabilità”: per fermare il contagio non si può più “fare i furbi”, dice invitando i ragazzi a stare in casa a leggere e tutelare così la salute dei loro nonni.

PER APPROFONDIRE - Il testo del decreto firmato da Conte

La firma del decreto del presidente del Consiglio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale con il numero 6 e frutto dell'accorpamento di due dpcm inizialmente previsti, arriva dopo una lunga giornata di contatti con le Regioni e dopo una fuga di notizie (”irresponsabile” e “rischiosa per la sicurezza”, dice Conte) che porta al diffondersi della bozza non ancora ultimata.

Di cosa si compone il decreto
Tredici pagine con cinque articoli e un allegato per disporre, dal 8 marzo 2020 e fino al 3 aprile, una sorta di quarantena per tutta Italia con misure assolutamente eccezionali. Così è composto il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che lo stesso Giuseppe Conte.

Il Dpcm detta quindi: - all'articolo 1 le misure restrittive per l'intera regione Lombardia, e per le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro-Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia; - all'articolo 2 le misure per tutto il territorio nazionale, valide anche per le aree dell'articolo 1, se più severe; - all'articolo 3 le misure di informazione e prevenzione per gli operatori sanitari, gli uffici pubblici, i servizi di trasporto pubblico; - all'articolo 4 il monitoraggio sull'attuazione delle misure di tutto ilDpcm.

Il monitoraggio è affidato al prefetto, che può utilizzare per i controlli anche le Forze armate e i Vigili del Fuoco. L'articolo detta poi il riferimento all'articolo 650 del Codice penale per quanto riguarda le sanzioni; - l'articolo 5 detta la decorrenza e la durata (8 marzo - 3 aprile) e dispone il superamento di quanto dettato con i Dpcm dell'1 e del 4 marzo; - l'allegato ripropone le misure di cautela da osservare nei rapporti interpersonali, quali la distanza di almeno un metro, l'evitare abbracci e strette di mano, usare la mascherina solo se si è malati.

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Le sanzioni
Anche nel Dpcm dell'8 marzo si richiama quindi l'articolo 650 del Codice penale per l'aspetto delle sanzioni. L'articolo recita: «Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d'ordine pubblico o d'igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a duecentosei euro».

La stessa previsione era già contenuta nel decreto legge n. 6 del 23 febbraio e può essere riferita a tutte le disposizioni fin qui emanate: decreti legge (n. 6 e n. 9), Decreti della presidenza del Consiglio, Ordinanze del ministero della Salutee via elencando.

Due tipologie di misure
In sostanza nel dpcm finale ce ne sono alcune generalizzate per tutta Italia, tra cui lo stop a pub, discoteche, sale gioco e manifestazioni di cinema e teatro. E ce ne sono altre, molto più rigorose, che riguardano un'ampia fascia del nord Italia.

“Non c'è più una zona rossa - spiega il premier - scomparirà dai comuni di Vo' e del lodigiano. Ma ci sarà una zona con regole più rigorose che riguarderà l'intera Lombardia e, appunto, le province di Modena, Parma, Piacenza,Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli,Padova, Treviso e Venezia.

Qui fino al 3 aprile saranno limitati i movimenti, salva la possibilità di rientrare a casa propria, e i bar e i ristoranti dovranno chiudere alle 18 e per il resto della giornata garantire distanze di almeno un metro. Chi ha 37,5 di febbre è invitato a restare a casa, chi è in quarantena ha il divieto assoluto di uscire.

Per la Lombardia e le 14 province , inoltre, è prevista la sospensione di attività pubbliche, la chiusura di musei, palestre, piscine, teatri, lo stop ai concorsi pubblici ad esclusione del personale sanitario. Le riunioni di lavoro dovranno essere rinviate e si dovrà privilegiare lo smart working. Ma attenzione. I datori di lavoro potranno mettere in ferie o in congedo i dipendenti.

Per tutte queste aree è previsto per i cittadini “di evitare in modo assoluto ogni spostamento in entrata o in uscita dai territori, nonchè all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza.

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Limitare spostamenti in tutta Italia
Il decreto nelle limitazioni nazionali prevede di limitare gli spostamenti in tutta Italia: «Si raccomanda di limitare la mobilità al di fuori dei propri luoghi di dimora abituale ai casi strettamente necessari. Sempre con riferimento alle regole applicabili a livello nazionale, il Dpcm prevede che sull’intero territorio nazionale «sono sospese fino al 3 aprile le attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati».

Sospesi spettacoli in cinema e teatri
Ancora: «sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro».

Al prefetto il compito di far rispettare le nuove regole
Secondo la bozza del provvedimento, «il prefetto territorialmente competente, informando preventivamente il ministro dell’Interno, assicura l’esecuzione delle misure previste e monitora l’attuazione delle restanti misure da parte delle amministrazioni competenti. Il prefetto, ove occorra, si avvale delle forze di polizia, con il possibile concorso del corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali, dandone comunicazione al Presidente della regione e della provincia autonoma interessata». Si rischiano fino a tre mesi di carcere o l’ammenda fino a 206 euro (articolo 650 del codice penale).

In Lombardia oltre 3.400 contagiati, 359 in terapia intensiva
I numeri dei contagi e dei decessi in Lombardia aumentano. La Regione è arrivata ormai al limite delle proprie capacità di assistenza ma, nello scenario più estremo, è in grado di approntare 3mila posti in terapia intensiva tra pubblico e sanità privata accreditata, ricorrendo anche alle strutture approntate nelle caserme.

L’ultimo bollettino della Protezione civile di sabato 7 parlava di 3.420 contagiati (erano 2612 venerdì). Il che significa 808 casi in più in un giorno. Nella regione, ha spiegato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, «si sono aggiunti più di 300 positivi non conteggiati nei giorni scorsi e provenienti dal laboratorio di Brescia». Fino a oggi nella regione al centro dell’emergenza sono stati fatti 15.778 tamponi. Quelli risultati positivi sono, dunque, 3.420, di questi 524 sono già stati dimessi guariti, 722 in isolamento domiciliare, 1.661 ricoverati con sintomi, 359 in terapia intensiva, 154 sono le persone decedute.

Lodi, Bergamo e Cremona le province con più contagiati
Le province che hanno il maggior numero di contagiati sono nell’ordine: Lodi, Bergamo, Cremona, Brescia e Milano. Le altre hanno numeri decisamente inferiori. La provincia di Varese ha per ora un numero molto basso: 27 casi sul totale regionale di 3.420. Il punto delicato sono i posti letto di terapia intensiva che in Lombardia sono 859. Ad oggi sono 359 i pazienti in terapia intensiva per Covid 19 (+ 50 solo oggi) pari al 41,8% del totale dei posti a disposizione. Una percentuale simile è occupata mediamente da pazienti con altre patologie. Essendo prossimi alla saturazione, il governo ha approvato un decreto che aumenta del 50% i posti di terapia intensiva, raddoppia i letti di pneumologia e infettivologia e ha predisposto il pieno coinvolgimento di personale e strutture della sanità privata. Per ora in Lombardia, quando serve, si stanno spostando i pazienti nelle strutture sanitarie delle province con casi minori. Da oggi, pazienti non Covid possono anche essere spostati, con tutte le criticità del caso, nelle strutture di altre regioni.

Cosa sappiamo finora del Coronavirus

Il governatore Fontana: servono misure rigorose in tempi rapidissimi
Il governatore lombardo Attilio Fontana ha invocato «misure stringenti e rigorose» in tempi «rapidissimi». Mentre l’assessore al Welfare Giulio Gallera ha sottolineato che «le misure nella zona rossa danno risultati».

Intensivisti lombardi: fenomeno impossibile da gestire
A delineare un quadro non facile sono stati anche gli intensivisti. «Nonostante l’enorme impegno di tutto il personale sanitario e il dispiegamento degli strumenti disponibili una corretta gestione del fenomeno è impossibile», si legge in un documento inviato dal coordinamento de lle terapie intensive della Lombardia al presidente della Regione, a cui viene chiesto di portarlo all’attenzione del Governo e del commissario Borrelli. «In assenza di tempestive ed adeguate disposizioni da parte delle Autorità - si legge - saremo costretti ad affrontare un evento che potremo solo qualificare come una disastrosa calamità sanitaria».

R ianimatori, possibili limiti d’età per terapie
Nell’emergenza Coronavirus «può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone». A dirlo sono i medici della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) nel documento tecnico “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili».

Per approfondire:
La mappa dei contagi
Coronavirus: febbre e affanno sintomi iniziali più comuni

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