la stretta sul natale

Conte: «In 2 settimane tutte le regioni saranno gialle ma non abbassare la guardia». Dpcm, stop spostamenti ma si studiano deroghe. Gli alberghi: senza senso Cenone in camera

I governatori: «Stupore e rammarico» per il metodo con cui il governo ha approvato il decreto che fissa le regole per gli spostamenti a Natale». I Dem: sì agli spostamenti tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e 1 gennaio. Ma il Governo: «Non si cambia nulla»

Nuovo Dpcm, Speranza: "Limitazione a spostamenti e occasioni di contatto"

I governatori: «Stupore e rammarico» per il metodo con cui il governo ha approvato il decreto che fissa le regole per gli spostamenti a Natale». I Dem: sì agli spostamenti tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e 1 gennaio. Ma il Governo: «Non si cambia nulla»


7' di lettura

I DATI DEL CONTAGIO
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«Abbiamo riporato l'Rt a 0,91, c'è un calo di accessi ai pronto soccorsi, continuando così nel giro di due settimane, vicino alle feste, tutte le Regioni saranno gialle».

Così il premier Giuseppe Conte ha aperto la conferenza stampa a Palazzo Chigi sul nuovo Dpcm e il decreto di Natale che “blindano” i giorni delle feste. Ma il premier ha subito invitato a «non abbassare la guardia» per evitare di trovarsi di fronte a «una terza ondata a gennaio dopo aver evitato il lockdown generalizzato».

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Il premier ha poi riassunto i contenuti principali del Dpcm ricordando che «a Natale, Santo Stefano e primo gennaio anche vietati gli spostamenti da un comune all'altro». Ha precisato che «in un sistema libero e democratico non possiamo entrare nelle case dei cittadini con stringenti limitazioni ma solo una forte raccomandazione» e la raccomandazione è quella di «non ricevere a casa persone non conviventi, soprattutto in queste occasioni» del Natale e Capodanno. «La cautela è essenziale per proteggere i nostri cari, in particolare i più anziani» ha messo in guardia Conte.

I ricongiungimenti consentiti

Il premier ha poi voluto chiarire che alcuni spostamenti sono consentiti.«Ci si potrà sempre spostare per motivi di lavoro salute e necessità e nei casi di necessità ricorre anche l'iniziativa di prestare assistenza a persone non autosufficienti» ha precisato. «In ogni caso sarà sempre consentito il rientro nel comune dove si ha residenza, domicilio o dove è la proprio abitazione: questo permetterà il ricongiungimento alle coppie lontane e distanti per motivi di lavoro ma che convivono con una certa periodicità nella stessa abitazione di ricongiungersi».

Vaccino non obbligatorio

Conte difende inoltre la scelta di non rendere obbligatorio il vaccino. «Vogliamo preservare la volontarietà della vaccinazione» ha detto chiarendo che l'Italia è nelle condizioni di gestire l'emergenza e se continuerà a farlo non sarà necessario imporre un trattamento sanitario.

Scuola e negozi

Quanto alla scuola, il premier ha chiesto la massima flessibilità per riportarla in presenza: «Se gli istituti scolastici pensano ai turni pomeridiani questi sono i ben venuti» ha detto. Ed ha annunciato la stipula di protocolli con le regioni e di tavoli con le prefetture per la sicurezza a scuola. Per quel che riguarda i negozi, saranno aperti fino alle 21 dal 4 dicembre al 6 gennaio in tutte le regioni, escluse quelle inserite nella zona rossa.

Quarantena per chi va all’estero e per chi entra in Italia dall’estero

«Gli italiani che andranno all'estero per turismo dal 21 dicembre al 6 gennaio al rientro dovranno sottoporsi alla quarantena. È una misura chiaramente dissuasiva: non sappiamo dove andranno e se lì saranno permesse feste. Anche gli stranieri che verranno in Italia nello stesso periodo saranno sottoposti a quarantena» spiega il premier illustrando le norme del Dpcm che regolano l’entrata e l’uscita da e verso l’estero nel periodo natalizio.

I temi caldi della maggioranza: Mes, recovery e rimpasto

Il premier ha poi affrontato i temi caldi che in questi giorni fanno fibrillare la maggioranza. Primo fra tutti il Mes. «Il Mes è un processo riformatore che va avanti da un anno e mezzo - ha gettato acqua sul fuoco Conte -: non c'è da decidere se si attiverà o meno in Mes ma farò comunicazioni in Parlamento per spiegare quali temi affronterò al Consiglio Ue. Condividerò tutti i passaggi con le forze di maggioranza. Non drammatizzare i passaggi: le forze di maggioranza ci sono, ci sono state e ci saranno».

Poi il recovery Plan: lunedì ci sarà il consiglio dei ministri per l’ok alla governace. Quanto al rimpasto, «nessuna forza politica lo ha chiesto e per questo le ringrazio. Il rimpasto una formula della vecchia politica. Se il tema è il confronto con le forze politiche, non mi sottraggo ma sono il capitano di una squadra che è stata sopraffatta dall'emergenza nei mesi scorsi e insieme abbiamo superato una grande prova. I miei ministri sono i migliori».

Le proteste di Regioni e non solo

Decreto di Natale e Dpcm hanno destato non poche perplessità non solo tra le regioni. In occasione della Conferenza delle regioni che si è riunita nella mattinata del 3 dicembre, infatti, sono emersi malumori per le modalità con cui il governo è giunto a varare il decreto legge della scorsa notte. Ma dall’Esecutivo si risponde picche: «Sugli spostamenti non si cambia nulla». Tuttavia, alcune fonti fanno notare che il decreto pone il divieto di spostamento «fatti salvi stati di necessità».

Proprio in questo «stato di necessità» si potrebbero far rientrare delle deroghe, ad esempio per far visita ad anziani o parenti soli. Palazzo Chigi sarebbe orientato a spiegare i confini di queste deroghe nelle usuali Faq che seguono i Dpcm. Alla fine del confronto Governo Regioni il premier Conte ha parlato di «riunione chiave»: «Abbiamo raccolto osservazioni» ha detto.

In sintesi, le perplessità delle Regioni vertono sul fatto che il documento, che comprende rigide restrizioni per gli spostamenti sui territori durante le festività, è stato approvato dal governo senza neppure parlarne con gli enti locali, che lamentano di esser state chiamate a un confronto con l’esecutivo sulle misure da adottare quando oramai i provvedimenti sono nella sostanza definiti. Ma perplessità sono state espresse anche dalla maggioranza, dove c’è chi considera le soluzioni previste eccessive. A queste critiche si affiancano quelle delle forze di opposizione, a cominciare dalla Lega che con Matteo Salvini attacca: «Il governo divide le famiglie e attacca i lavoratori».

In questo contesto, il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri ha chiarito che «a cavallo tra il secondo e il terzo trimestre del prossimo anno saremo potenzialmente in condizione di vaccinare la totalità della popolazione».

Regioni, stupore e rammarico per metodo governo

«Stupore e rammarico» per il metodo con cui il governo ha approvato il decreto che fissa le regole per gli spostamenti a Natale (il provvedimento è stato firmato dal Capo dello Stato ed è in via di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ndr) è stato espresso dalla Conferenza delle Regioni. L’ organismo di coordinamento politico e confronto fra i presidenti delle giunte regionali e delle province autonome ha sottolineato in una nota che le «forti limitazioni» imposte a «spostamenti e relazioni sociali» dal 21 dicembre al 6 gennaio «rende di fatto pleonastico il pronunciamento su parti essenziali del Dpcm». Le misure del decreto del presidente del Consiglio, che sarà firmato in giornata dal Conte ed entrerà in vigore dal 4 dicembre e lo resterà fino a 15 gennaio, vengono sottoposte all’esame dei governatori in una conferenza Stato regioni che precede la firma del provvedimento da parte del presidente del Consiglio. I governatori contestano in particolare il «mancato confronto istituzionale» e sottolineano che nei provvedimenti «non si fa riferimento alcuno» ai ristori promessi dal governo per le attività che saranno sospese.

Comuni, Governo non allenti,sindaci grandi città preoccupati

Lo stop arriva anche dai Comuni. «Il Governo non dia un segnale di allentamento. Rappresenterebbe un rischio. I sindaci sono preoccupati per quel che può accadere per esempio il giorno della vigilia di Natale, quando le zone centrali delle città medie e grandi richiamano migliaia di persone per il rito degli auguri e dell'aperitivo». È quanto avrebbe sollecitato il presidente dell'Associazione Nazionale Comuni, Antonio Decaro, secondo quanto si apprende.

Pressing di 25 senatori del Pd: sì a spostamenti nei comuni

Le misure sono state criticate anche da una parte del Pd, forza di maggioranza. A quanto si apprende da fonti parlamentari, venticinque senatori Dem (sul totale di 35) hanno infatti scritto una lettera al loro capogruppo a Palazzo Madama Andrea Marcucci per chiedergli di «attivarsi con il Governo affinché lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e 1 gennaio possa avvenire, per consentire a persone che vivono in Comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri Comuni».

Il capogruppo si è attivato. «Mi rivolgo al premier Conte - ha affermato -: cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale del 25, 26 dicembre e 1 gennaio. Lo chiedono le Regioni e 25 miei colleghi senatori del Pd. Non è una questione di poco conto, riguarda milioni di famiglie che abitano in zone limitrofe, divise soltanto dai confini del proprio Comune. Bisogna, a mio avviso, rendere possibile, nel rispetto delle norme, i ricongiungimenti familiari e affettivi anche solo per poche ore. Servirebbe - ha concluso - anche non discriminare tra attività economiche di città e attività economiche di Paese».

Confindustria Alberghi-Federterme, misure insostenibili

Le misure previste sono state criticate anche dal settore alberghiero.Nel mirino la soluzione, prevista nella bozza del provvedimento, che prevede che dalle 18 del 31 dicembre 2020 e fino alle ore 7 del 1° gennaio 2020 la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive sia consentita solo con servizio in camera.

«Dopo 10 mesi di gravissima crisi nei quali l'industria alberghiera e termale è stata di fatto lasciata sola a combattere per la sopravvivenza delle proprie imprese e dei posti di lavoro degli oltre 250.000 lavoratori impiegati nel settore, le misure di questo Dpcm appaiono davvero irrispettose ed insostenibili e ci fanno dire ancora una volta 'no' a quella demonizzazione del settore che siamo francamente stanchi di sentire». È quanto hanno scritto in una nota congiunta Confindustria Alberghi e Federterme.

«Il segnale che arriva oggi - prosegue la nota - è 'la “goccia che fa traboccare il vaso”. L'obbligo di servire i pasti in camera la sera di capodanno, peraltro quando già si è previsto il divieto di spostamento tra regioni e comuni, è una misura che offende tutti gli operatori che stanno lavorando con grande capacità, sacrificio e senso di responsabilità. Tutto questo quando a fronte di una perdita di fatturato per il settore alberghiero e termale che a fine anno sarà stata di oltre l'80% del fatturato, sono stati disposti aiuti che potranno coprirne meno del 10% e ancora in queste ore i Comuni stanno chiedendo di pagare la Tari e da mesi siamo in attesa di capire come sarà risolto il problema del tetto agli aiuti di Stato».

Le associazioni degli alberghi sottolineano anche che «nello stesso momento i settori analoghi negli altri paesi europei hanno già ricevuto aiuti in forma di liquidità che sono arrivati a coprire anche il 70% delle perdite. Un vulnus, questo, che il settore rischia di portarsi sulle spalle anche nei prossimi anni, quando alla ripresa del settore l'industria alberghiera italiana dovrà tornare a competere sui mercati internazionali».

«Non comprendiamo quale senso abbia la decisione di costringere gli ospiti degli alberghi a consumare la cena di fine d'anno in camera», ha affermato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. «Riteniamo che ci sia modo di contemperare le esigenze di sicurezza con il buonsenso. Se si vogliono evitare gli assembramenti e i contagi, è sufficiente vietare i veglioni, con annessi spettacoli, concertini e danze. Ma non c'è ragione di mettere le persone in castigo la sera di San Silvestro», ha concluso.

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