Dal 16 gennaio

Verso nuovo Dpcm: confermato coprifuoco alle 22, per i bar ipotesi divieto asporto dopo le 18. Arriva la zona bianca

Sul tavolo la proposta avanzata dall'Istituto superiore di Sanità e condivisa dal Comitato tecnico scientifico: se l'incidenza settimanale dei casi supera i 250 casi ogni centomila abitanti, la Regione è automaticamente in zona rossa. Lunedì 11 gennaio confronto governo-regioni

Coronavirus, le nuove regole: ecco cosa si può fare dall’11 al 15 gennaio

Sul tavolo la proposta avanzata dall'Istituto superiore di Sanità e condivisa dal Comitato tecnico scientifico: se l'incidenza settimanale dei casi supera i 250 casi ogni centomila abitanti, la Regione è automaticamente in zona rossa. Lunedì 11 gennaio confronto governo-regioni


4' di lettura

Divieto per i bar di vendere cibi e bevande da asporto dopo le 18, intervento sugli indici di rischio per facilitare gli ingressi in zona arancione delle regioni a rischio alto, conferma del coprifuoco alle 22. Conferma per tutte le zone della regola che consente a massimo due persone di andare a trovare a casa parenti e amici, stop alla mobilità tra le regioni (anche tra quelle gialle). E inserimento di una zona bianca nelle aree a minore contagio con libertà di spostamento e con tutte le attività aperte. Sono alcune delle misure che potrebbero entrare nel Dpcm in vigore dal 16 gennaio.

Dopo la riunione del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione, lunedì 11 gennaio il governo ha incontrato le regioni. È stata l’occasione per illustrare ai governatori che misure che caratterizzeranno la nuova stretta anti-contagi Coronavirus. Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia avrebbe assicurato che tutte le attività che rimarranno chiuse «saranno ristorate». Boccia ha riconvocato le regioni per una nuova riunione giovedì 14 gennaio, dopo che il ministro della Salute Roberto Speranza avrà illustrato le misure in Parlamento. ll nuovo Dpcm sarà accompagnato da un altro decreto legge.

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Tre Regioni chiedono zona arancione in tutta Italia

Secondo quanto si apprende, Lombardia, Campania e Friuli Venezia Giulia avrebbero chiesto all’esecutivo che tutta Italia diventi un'unica zona arancione. La maggioranza dei presidenti avrebbe condiviso la necessità di mantenere le misure nelle prossime settimane ma Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Vincenzo De Luca avrebbero chiesto una linea di prudenza uguale per tutta Italia, con il paese in zona arancione ed eventualmente ulteriori strette in caso di peggioramento dei dati. Dai presidenti sarebbe poi arrivata al governo la richiesta di ristori certi per le attività che rimarranno chiuse.

Soglie parametri saranno decise dopo il 13 gennaio

Nella riunione di domenica sera tra Conte e i capidelegazione della maggioranza si è ragionato anche sulla proposta avanzata dall'Istituto superiore di Sanità e condivisa dal Comitato tecnico scientifico: se l'incidenza settimanale dei casi supera i 250 casi ogni centomila abitanti, la Regione è automaticamente in zona rossa. Ma il cambio di parametri non piace alle Regioni. Ecco perché sia sulle soglie dei parametri che decreteranno i colori delle zone che sulla durata del nuovo Dpcm che sarà in vigore dal prossimo 16 gennaio si deciderà dopo il vertice con le regioni e le comunicazioni al Parlamento del ministro della Salute, Roberto Speranza, il prossimo 13 gennaio.

Veneto ed Emilia Romagna più a rischio

In base ai dati dell’ultimo monitoraggio (relativi alla settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio - ma il trend è in peggioramento), con il cambio dei parametri ipotizzato il Veneto sarebbe rosso, visto che ha un'incidenza di 453,31 casi, mentre l'Emilia Romagna con 242,44 casi, rimarrebbe di poco fuori. A rischio sono però anche Friuli Venezia Giulia, Marche e la provincia di Bolzano: tutte sopra la soglia dei 200 positivi. Anche la Lombardia con i nuovi parametri è al limite, per ammissione dello stesso presidente: «Rischiamo di passare in zona rossa» ha detto Attilio Fontana. Non bene neppure il Lazio. «Con molta probabilità, visto l'andamento della curva del contagio, da venerdì saremo in fascia arancione. Ed è altrettanto probabile che il Lazio ci rimarrà per qualche tempo» è il parere dell'assessore alla Sanità Alessio D'Amato.

Le perplessità delle regioni sul nuovo parametro

Al tavolo di confronto tra governo e Regioni già si annunciano fibrillazioni nonostante l’esecutivo abbia fatto sapere che il governo garantirà i ristori a tutte le attività che a causa delle restrizioni resteranno chiuse. Ai governatori le modifiche non piacciono: l'automatismo, è il ragionamento, potrebbe finire per penalizzare le regioni più virtuose, quelle che fanno il maggior numero di tamponi. A partire dal Veneto. La Regione guidata da Luca Zaia (che assieme a Lombardia, Emilia Romagna, Calabria, Sicilia da lunedì 11 gennaio restano in fascia arancione) a oggi registra oltre 450 casi per 100mila abitanti e quindi finirebbe in zona rossa ma è anche quella che fa il maggior numero di test. Il presidente dell'Emilia-Romagna e della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini è stato netto nella bocciatura della proposta. «Quel limite - ha detto - non l'ha chiesto nessuna regione e, se volete la mia impressione, non entrerà fra quelli utilizzati per decidere la colorazione o lo spostamento delle Regioni»

Proroga dello stato di emergenza

La volontà ormai certa del governo è però di stringere ulteriormente le maglie. Anche e soprattutto per evitare che un'impennata dei casi vada a compromettere la campagna di vaccinazioni. Appare scontata la decisione di prorogare lo stato di emergenza almeno fino al 30 giugno. Un regime che consente l'emissione dei Dpcm e delle ordinanze del ministro della Salute e una serie di provvedimenti attribuiti proprio alle Regioni per procedere d'urgenza, ma anche di far proseguire lo smart working dei dipendenti pubblici.

Verso un rinvio apertura impianti sci

Nel nuovo Dpcm, oltre alla scuola, entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio. In ogni caso si attende il parere dei tecnici sulle nuove proposte che devono arrivare dalle Regioni dopo che erano state invitate ad aggiornare il protocollo.

Il nodo scuola

Lunedì 11 doveva ripartire anche la scuola in presenza alle superiori ma sarà così solo in 3 Regioni (Valle d'Aosta, Toscana e Abruzzo) le altre hanno deciso di far slittare il rientro in classe. Non è affatto escluso, dunque, che l'esecutivo decida di intervenire nel nuovo Dpcm e posticipare il ritorno in classe almeno al 1 febbraio, per evitare che ogni regione vada in ordine sparso.

Zone bianche nelle aree con Rt sotto 0,5

Ma l'obiettivo del governo è anche quello di dare un segnale di speranza, premiando le aree più virtuose: per questo nel Dpcm dovrebbe essere introdotta una nuova zona 'bianca' nella quale sarebbero aperte tutte le attività, scuole comprese. Il criterio ipotizzato per accedervi, al momento, sarebbe l'Rt (indice di contagio, ndr) sotto 0,5: una soglia che però ad oggi è ben lontana dall'essere raggiunta dalle regioni. In fascia bianca si potrebbero riaprire i luoghi della cultura, come musei, teatri, sale da concerto e cinema. I bar e i ristoranti lavorerebbero senza limiti di orario e anche piscine e palestre tornerebbero a funzionare a pieno ritmo. Sempre però mantenendo le regole base di contenimento, come mascherina obbligatoria, distanziamento e divieto di assembramento.

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