l’attacco nei pressi di idlib

Nuovo raid aereo russo in Siria: è ancora strage di civili

(Ap)

2' di lettura

Un attacco aereo russo nella provincia di Idlib, nei territorio nordoccidentali della Siria, ha portato alla morte di almeno sei persone e al ferimento di diverse decine, con un’altissima incidenza di donne e bambini tra le vittime. Stando alla ricostruzione dei Caschi Bianchi, i volontari della Syria Civil Defence, i raid avrebbero colpito le località di El-Nukayyer e Oreynibe, nei pressi della città di Khan Sheikhoun, già interessata dal sospetto attacco chimico il 4 aprile del 2017. Secondo la ricostruzione dei Caschi Bianchi, a lavoro sulle operazioni di soccorso, gli attacchi sarebbero stati eseguiti da jet russi.

Da diversi giorni l’aviazione russa ha ripreso le incursioni a Nord Ovest della Siria, tanto è vero che soltanto due giorni fa un cacciabombardiere Su-30 è precipitato in mare per problemi tecnici. L’opposizione siriana pronostica un’imminente offensiva di terra, come quella che si verificò alla periferia di Damasco due mesi fa, e teme anche «nuovi attacchi chimici», come quello del 2017 a Khan Sheikhoun e quelli più recenti nella periferia di Damasco.

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Non è comunque semplice districarsi sul fronte siriano nordoccidentale. La zona di Idlib è divisa fra due schieramenti ribelli in lotta fra loro. Le camgne di Idlib e la stessa Khan Sheikhoun sono controllati dai miliziani islamisti di Hayat al-Tahrir al-Sham, movimento discendente dall’Al-Qaeda siriana, poi divenuta Al-Nusra e di nuovo «rinominata», così da reclutare pure combattenti meno estremisti. A questo schieramento si contrappongono gruppi alleati della Turchia, come Ahrar al-Sham che hanno collaborato con l’esercito turco nell’occupazione del cantone di Afrin e di parte della provincia di Idlib.

Secondo la posizione russa, gli interventi di questi giorni colpiscono soltanto «gruppi terroristici» e quindi non violerebbero gli accordi con la Turchia. La stessa Ankara ha dato un ultimatum al gruppo jihadista Hayat al-Tahrir al-Sham perché «si sciolga» e faccia confluire i suoi combattenti meno estremisti nelle formazioni sotto controllo turco. In provincia di Idlib è quindi in corso anche una guerra civile nella guerra civile, fra ribelli islamisti e no.

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