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Nuovo round da 200mila euro per Mirnagreeen, la startup della nutraceutica

di Gianni Rusconi


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3' di lettura

A meno di quattro anni dalla sua fondazione, avvenuta alla fine del 2015 come spin off della Fondazione Edmund Mach, Mirnagreen si avvia a completare un nuovo passaggio cruciale del suo percorso di sviluppo annunciando un doppio finanziamento dal valore complessivo di 200mila euro che vede entrare nel capitale sociale il business angel britannico Andrew Sentance e un importante partner industriale italiano (la cui identità sarà resa nota in un secondo momento). “Si tratta di due investimenti di rilievo non solo per l'apporto di capitale ma soprattutto per l'esperienza, la capacità di visione e le grandi competenze che questi nuovi soci trasferiscono all'azienda”, ha spiegato in una nota Roberto Viola, biologo milanese con esperienze professionali apicali presso enti di ricerca di livello internazionale che ha fondato questa startup scommettendo sulle potenzialità in chiave medica della nutraceutica e sulla bontà dell'ecosistema trentino per fare ricerca e innovazione (la società è stata supportata e finanziata dall'acceleratore Industrio Ventures e dalla Provincia di Bolzano).
Infiammatori naturali e prodotti per la cosmetica
Insediata da fine 2017 presso il Noi Techpark di Bolzano, Mirnagreen può esibire un vanto decisamente particolare: quello di aver scoperto, prima al mondo, il modo di produrre su scala industriale estratti a base di microRna vegetali (piccole molecole naturali ad azione immunomodulante), derivati da frutta e ortaggi, per contrastare e prevenire l'insorgere delle infiammazioni alla base di malattie come il diabete e il cancro. Parliamo quindi di prodotti innovativi per la salute e il benessere delle persone (e degli animali) che sbarcheranno sul mercato in una chiave B2B, perchè in questa direzione vanno gli accordi preliminari di fornitura raggiunti con alcune importanti aziende del settore nutraceutico a livello nazionale.
La sua priorità, oggi, è quella di testare l'efficacia del componente e le tecnologie più adatte a mettere in funzione entro il 2020 un impianto di produzione (al momento quello attivato nella sede di Bolzano va considerato un pilota) che a regime dovrebbe estrarre circa un chilogrammo di principio attivo al mese attraverso un processo certificato e protetto da brevetto. I clienti di riferimento, come ha confermato Viola, saranno principalmente aziende del settore alimentare e nutraceutico (comparto che vale solo in Italia due miliardi di euro ed è il più grande in Europa) e di quello cosmetico, senza escludere a tendere applicazioni in campo agricolo e della diagnostica.
Fundraising da 35 milioni entro il 2022
In Minargreen, in ogni caso, c'è la convinzione di poter arrivare a un prodotto dal costo accessibile a tutti (lato utente finale) sfruttando sinergie da costruire sul territorio. “Stiamo valutando opportunità di cooperazione con vari operatori – ha spiegato ancora Viola al Sole24ore – perché la possibilità di integrare il nostro processo di lavorazione con un sistema già esistente per il recupero degli scarti di prodotto vegetale in linea può costituire un vantaggio decisamente importante”. E se l'Italia è il primo mercato di sbocco, non è escluso che la produzione possa spostarsi anche all'estero, nei Paesi in cui la domanda di antinfiammatori e cosmetici basati su microRna vegetale è prevista essere molto sostenuta, come Estremo Oriente e Nord America. Proprio a Boston, non a caso, la startup sta cercando nuovi investitori per supportare un piano di sviluppo industriale a cinque anni che prevede di raccogliere ulteriori 4 milioni di euro di finanziamenti nel 2020 per arrivare complessivamente a 35 milioni entro il 2022.

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