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Nuovo round per Wami, la startup dell’acqua minerale che costruisce pozzi in Africa

di Alessia Maccaferri


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2' di lettura

Per ogni bottiglia di acqua minerale acquistata, 100 litri vengono dati all’Africa. Con questo messaggio semplice la startup Wami - Water with a mission sta conquistando la ristorazione dove a breve arriverà con bottiglie in vetro a rendere. Ed entro l’estate la società benefit farà un secondo round del valore complessivo di 500mila che consentirà il consolidamento. Ogni 10mila bottiglie vendute Wami è in grado di allacciare un rubinetto di acqua potabile per una famiglia in Africa, grazie alla collaborazione con ong come Life Water International, Acra, Amref e Oxfam.

“Il 90% del nostro fatturato, che l’anno scorso è stato di 300mila euro, è generato dal settore ristorazione, il nostro prodotto ha una storia da raccontare e trasmette i valori della sostenibilità ambientale e sociale” racconta Giacomo Stefanini, un’esperienza di tre anni in Procter & Gamble prima di decidere assieme a Michele Fenoglio di fondare un social business come Wami. “L’ispirazione ci è venuta da un’azienda americana. Il fondatore vende espadrillas in California e una parte del ricavato viene speso per comprare scarpe ai bambini in Argentina” racconta Stefanini. Con la stessa logica del social business su ogni bottiglia Wami è presente un codice che permette di vedere a quale famiglia è stata donata acqua. Ogni 10mila bottiglie vendute Wami è in grado di allacciare all’acquedotto un rubinetto.

A fine 2017 Wami ha lanciato il primo round per 300mila euro. Hanno risposto Luca Rancilio (Rancilio Cube, familiy office degli eredi della storica azienda di macchine da caffè), tre angel investor e San Bernardo. Quest’ultima azienda a Garessio imbottiglia l’acqua di sorgente anche per Wami. Le bottiglie sono di plastica riciclata al 50%, il massimo consentito per legge. “In ogni caso noi piantumiano alberi per compensare le nostre emissioni di CO2”, precisa Stefanini. Wami sta lavorando anche al promettente settore delle borracce e diverse aziende si sono fatte avanti per regalarle ai propri dipendenti, sostituendo così l’inquinante plastica. Tra queste A2a e la Cassa depositi e Prestiti (prossima consegna 900 boracce). Sul mercato consumer, le bottiglie sono distribuite tramite 150 Carrefour, i negozi Bio c’Bon e il circuito Cortilia.

“Nel primo trimestre di quest’anno abbiamo già raggiunto i 160mila euro di fatturato - aggiunge Stefanini - sintomo che c’è interesse da parte dei consumatori verso chi sposa i valori della sostenibilità” aggiunge Stefanini, annunciando per il periodo pre-estivo un nuovo round da 500mila euro (di cui 200mila coinvolgendo gli attuali soci).

Wami - che ha ottenuto anche la certficazione BCorp - si prende cura dell’impatto sociale anche sulle comunità africane. Hanno iniziato in Etiopia grazie alla collaborazione con l’organizzazione cristiana Life Water International; poi in Senegal e Tanzania con Fondazione Acra; mentre quest’anno passeranno al Kenya con Amref e Sri Lanka con Oxfam. “In concominatnza con i nostri interventi stimoliamo la nascita di una associazione locale di utenti degli acquedotti che creiamo - racconta Stefanini - E riusciamo così a rendere le famiglie responsabili del bene. Che viene manutenuto negli anni attraverso personale ad hoc che viene pagato in acqua”.

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