Interventi

Nuovo ruolo e nuovo futuro per le banche del territorio

di Corrado Sforza Fogliani

(Adobe Stock)

4' di lettura

Il Tribunale europeo ha annullato il 19 marzo scorso la decisione adottata a Bruxelles il 23 dicembre 2015 dalla Commissione europea con la quale la stessa Commissione aveva ritenuto che vi fossero sufficienti indizi (fra i quali, soprattutto, la presenza nel Consiglio del Fondo interbancario di un osservatore - senza diritto di voto - della Banca d’Italia) per ritenere che l’erogazione di 295,14 milioni a favore della Cassa di risparmio di Teramo (Tercas) fosse «imputabile allo Stato e finanziata attraverso risorse pubbliche» e assunta al fine di evitare l’uscita dal mercato della banca citata e di provocarne la confluenza nella Banca popolare di Bari, con lesione delle regole del mercato interno.

La sentenza del Tribunale permette fin d’ora alcune osservazioni, che restano sempre valide anche in caso di riforma della pronuncia in parola.

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1 Quanto successo è il frutto di un’accettazione acritica delle determinazioni della Commissione, come è avvenuto per più anni in Italia e anche in occasione della stupefacente vicenda delle famose quattro banche (tre Casse di risparmio e una Popolare). Nel caso di specie, non si è neppure attesa una formale decisione, ufficialmente comunicata, ma ci si è invece - che risulti - assopiti a tappetino avanti sussurri e mail, pur in presenza di una vicenda, come quella della Tercas, non ancora conclusa. Se il commissario Margrethe Vestager può oggi cercare di discolparsi accusando paradossalmente la Banca d’Italia, ciò è - verosimilmente - dovuto proprio alla (abituale) mancanza di comunicazioni ufficiali, che farebbero invece testo.

2 Le decisioni della Ue vanno attentamente considerate, sotto l’aspetto giuridico come sotto l’aspetto fattuale. Il Tribunale Ue afferma che la Commissione non è riuscita a sufficientemente dimostrare «che le risorse di cui trattasi fossero controllate dalle autorità pubbliche italiane e che esse fossero di conseguenza a disposizione di queste ultime». E ciò, sottolinea ancora il Tribunale, avanti il fatto, in ispecie, che l’intervento per la Cassa di risparmio in questione è stato «effettuato in conformità dello statuto (consortile) del Fondo interbancario» e «utilizzando fondi esclusivamente privati», nonché sul solo presupposto che «sarebbero in realtà le autorità pubbliche che, attraverso l’esercizio di un’influenza dominante sul Fondo stesso, avrebbero deciso di indirizzare l’uso delle risorse (anzidette) per finanziare un siffatto intervento». In sostanza, si è dato per accertato un fatto non provato e non provabile.

3 La burocrazia ha nel suo Dna l’obiettivo (e la necessità) di continuamente autoalimentarsi. Le complicazioni sono il suo sale di vita. Quella europea, in particolare, non vuole - par di capire - consentire che alcun strumento di salvataggio (neppure il Fondo di tutela dei depositi) possa agire senza previa notifica a essa, cioè senza dargliene contezza. Così invece ha fatto - e poteva fare - il Fondo, e per questo la Commissione ha agito. Nelle premesse della sua decisione, non a caso la Commissione scrive di aver appreso “dalla stampa” dell’intervento sulla Tercas.

4 Senza la decisione della Commissione sulla Tercas non avremmo avuto l’eclatante caso delle quattro banche: il Fondo interbancario era pronto a intervenire e sarebbe intervenuto, senza dubbio e nonostante il comportamento del Governo Renzi in funzione - anche - di legittimare una (dannosissima) riforma delle Popolari, che ha consegnato alla finanza internazionale speculativa tutte le banche che hanno forzatamente dovuto convertirsi.

Il discredito causato, alle banche di territorio in ispecie, è enorme (anzi, incalcolabile: durerà ancora anni e anni), così come è ingente il danno diretto, e quindi già con implicito nesso causale. La Popolare di Bari - che si era assunta l’onere di salvare la Cassa di risparmio in parola - ha subìto una perdita stimata di un miliardo di euro nella raccolta e incalcolabili danni reputazionali e di immagine. Il sistema bancario nel suo complesso ha subito danni (diretti), secondo l’Abi, per circa 12 miliardi, che sarebbero stati usati «per fare credito e ricapitalizzare le banche (in difficoltà)» (Sabatini) anziché per finanziare «banche concorrenti» (Patuelli) in un intrigo perverso dal quale alcune grosse banche hanno certo tratto profitto.

5 Chiarito da che dipende, in buona sostanza, il discredito creato attorno alle banche di territorio, opportuna diventa la riflessione a loro proposito, in un momento nel quale «si sta sospingendo l’intero settore bancario verso investitori istituzionali, alterando profondamente la capacità delle banche di comunità di avere un azionariato diffuso e quindi di mantenere uno stretto rapporto con gli investitori del territorio» (Rainer Masera, Community banks e banche del territorio: si può colmare lo iato sui due lati dell'Atlantico?, 2019). In un momento nel quale constatiamo che sono stati «notevolmente innalzati i requisiti di capitale, in termini sia di quantità che di qualità, introdotti presidi sulla trasformazione delle scadenze, riviste le procedure di gestione delle crisi, adottati nuovi strumenti di vigilanza» (Ignazio Visco, Governatore Banca d’Italia, ivi – prefazione), non può non considerarsi che «nelle due più grandi e competitive economie occidentali - gli Stati Uniti e la Germania - le banche di prossimità con modello tradizionale di business sono state e sono considerate molto importanti per l’intermediazione creditizia e segnatamente per i nessi profondi con il sistema delle piccole-medie imprese» (Masera, ivi).

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