MADE IN ITALY

Nutella-Salvini: per Cia, Coldiretti e Confagricoltura non va penalizzata l’industria

I presidenti delle organizzazioni agricole italiane replicano all’ultima boutade polemica del ministro sull’origine delle nocciole utilizzate dalla Ferrero per la produzione della crema spalmabile

di Giorgio dell'Orefice

default onloading pic
(mpessaris - stock.adobe.com)

I presidenti delle organizzazioni agricole italiane replicano all’ultima boutade polemica del ministro sull’origine delle nocciole utilizzate dalla Ferrero per la produzione della crema spalmabile


3' di lettura

Il tema è: cosa è più sovranista, evitare di consumare prodotti alimentari italiani realizzati con materie prime straniere o, comunque, sostenere l'industria alimentare che lavora in Italia con migliaia di addetti italiani e un rilevante indotto nel nostro Paese anche se utilizza materie prime di diversa provenienza? L'ultima boutade del segretario della Lega, Matteo Salvini che ha annunciato di non consumare più Nutella perché fatta con nocciole di importazione non seduce i presidenti delle organizzazioni agricole italiane che vogliono certo promuovere e valorizzare le materie prime italiane ma non in linea di principio, bensi a chiare condizioni.

Salvini: basta Nutella, ha nocciole turche

La provenienza delle materie prime è europea
«Salvini – chiede il presidente della Cia-Agricoltori italiani, Dino Scanavino - ha detto che alla Nutella preferisce pane e salame? Faccia attenzione. Che molto salame in Italia è prodotto con suini polacchi. Il Salame Piemonte Igp nel proprio disciplinare richiede l'obbligo di utilizzare nella propria ricetta Dolcetto piemontese, ma sulla materia prima, sulle carni suine, scrive “provenienza europea”. Va bene tutelare i produttori italiani ma non a costo di penalizzare l'industria. Il punto è un altro. E cioè occorrerebbe pretendere che l'industria dolciaria nell'ambito delle materie prime di cui ha bisogno per le proprie produzioni poi valorizzi la maggiore qualità dei prodotti italiani. E la nocciola Piemonte ad esempio ha caratteristiche migliori rispetto a qualsiasi altra nocciola di importazione e mi risulta che qualche industria in alcuni propri prodotti stia lavorando proprio per valorizzarla».

In Turchia c’è un problema di sicurezza alimentare
«Il problema vero – aggiunge il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini – non è tanto dove Ferrero prenda le proprie nocciole. Quanto il fatto che, quello che resta un importante player dell'industria alimentare italiana, nei propri contratti abbia come punto di riferimento per il prezzo della materia prima le quotazioni della Camera di Commercio di Ankara. Condizioni inaccettabili per i nostri produttori di nocciole. Il punto è che la Turchia produce sfruttando manodopera minorile e sui suoi prodotti agricoli ci sono rischi per la sicurezza alimentare anche per eccesso di aflatossine su pistacchi e nocciole come ha rilevato l'ultimo rapporto del sistema di allerta rapido europeo (Rasff) che ha classificato la Turchia al primo posto per numero di allarmi alimentari fatti scattare nella Ue. Noi chiediamo che si tenga conto di questo. Mentre invece il riferimento al prezzo turco è un modo per dire: o accetti il 15-30% in meno oppure il prodotto non lo ritiro. Ecco noi vorremmo cambiare questo approccio. E così rafforzare la presenza di materie prime italiane nell'industria dolciaria made in Italy. La nostra agricoltura è in condizione di aumentare il proprio apporto non solo di nocciole ma anche di zucchero e latte in polvere, il tutto offrendo ampie garanzie, spesso certificate, in termini di sostenibilità, occupazione e sicurezza alimentare».

«A me fa molto piacere che il segretario Salvini – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – abbia a cuore e voglia difendere le imprese agricole italiane. È molto importante che il tema della difesa e valorizzazione dell'agricoltura italiana sia all’ordine del giorno dell’agenda politica. Poi però è necessario andare oltre le iniziative estemporanee e, come noi chiediamo da tempo, avviare un confronto vero per arrivare a un Piano strategico nazionale che ci consenta di rafforzare alcune produzioni agricole tipiche dell’Italia. Io capisco che l’industria alimentare si rivolga altrove per acquistare ad esempio cacao. Ma su alcune produzioni, e fra queste ci sono di certo le nocciole, l’Italia può rivestire un peso maggiore come fornitore di materie prime».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti