Agroindustria

Vino, Nutriscore propone il bollino nero: «Massima dannosità»

L’ideatore del Nutriscore, Serge Hercherg, vorrebbe inserire una “F” stampata in campo nero sulle etichette. Le associazioni italiane: schiaffo al comparto e affronto all’intelligenza dei consumatori

di Giorgio dell'Orefice

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3' di lettura

Anche il vino avrà la propria “lettera scarlatta”, anzi nera a dire la verità. Una F stampata in campo nero sulle etichette a testimoniare, nel sorprendente sistema Nutriscore (etichetta a semaforo), la massima pericolosità.
Finora, i cibi nel sistema inventato da Serge Hercherg, ovvero il Nutriscore, erano classificati in una scala di pericolosità che dalla A arrivava alla lettera E. E proprio Hercherg nei giorni scorsi ha proposto di aggiungere un'altra lettera la F, da stampigliare in campo nero anzicché rosso proprio a testimoniare la massima pericolosità. E questo per classificare i prodotti alimentari a suo giudizio più pericolosi per la salute umana: quelli che contengono alcol, anche in percentuale minima.

Se l'ultima trovata di Hercherg dovesse essere adottata e il sistema Nutriscore diventasse norma a livello comunitario, vino, birra e altri prodotti che fanno parte della dieta quotidiana di centinaia di migliaia di consumatori si troverebbero improvvisamente a essere considerati “da evitare”.Tra i primi a lanciare l'allarme, nel fine settimana è stato il sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio.
«Vorrei sapere cosa pensa il presidente francese Macron – ha commentato Centinaio – dell'ultima proposta lanciata dagli ideatori del Nutriscore, che adesso suggeriscono di mettere addirittura una F nera a tutte le bevande che contengono una quantità anche minima di alcool. Il presidente francese è d'accordo? Neanche un mese fa – ha ricordato il sottosegretario – il presidente francese ha firmato un lungo elogio del vino, definendolo parte integrante dell'essere francesi e inscindibile dalla loro arte di vivere. Il capo dell'Eliseo ha anche ricordato come sia centrale nell'economia con 500mila posti di lavoro diretti e indiretti legati alla filiera e che i francesi oggi bevono meno ma meglio. Il vino in Francia come in Italia è espressione di cultura e dei territori ed è parte della Dieta mediterranea. Ne va promosso il consumo moderato e consapevole e non va discriminato in modo ottuso»

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La proposta dell'ideatore del sistema Nutriscore «è un vero affronto all'intelligenza dei consumatori – ha commentato la presidente di Federvini, Micaela Pallini – oltre a rappresentare uno schiaffo per un comparto che rappresenta, da secoli, non solo una ricchezza economica, ma soprattutto un modello di vita e di civiltà. Etichettare in rosso, o addirittura in nero come nel nostro caso, un cibo o una bevanda, significa mettere alla gogna e criminalizzare un prodotto senza associarlo alle modalità o occasioni di consumo».

Il sistema Nutriscore è stato da sempre condannato dall'Italia in quanto colpevole, tra l'altro, di disinformare i consumatori e condannare molti prodotti tipici del Belpaese. Con questo sistema vengono penalizzati prodotti come il parmigiano, la mozzarella, il prosciutto di Parma in favore di prodotti, spesso sintetici e di scarso valore. Oggi toccherebbe alle bevande alcoliche, senza alcuna distinzione o valutazione nel merito.

«Questo approccio ostile al mondo del vino – aggiunge Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vino di Federvini – è l'ennesima espressione di una vera a propria crociata insensata e irresponsabile verso un fondamentale comparto del nostro Paese, fatto di prodotti agricoli, di qualità, di unicità, di denominazioni di origine, e ci lascia veramente perplessi e preoccupati. Ci auguriamo che le i rappresentanti delle nostre istituzioni ci difendano in maniera forte e chiara».

«Suggerire di classificare come pericolose tutte le bevande alcoliche – ha commentato la Cia - Agricoltori italiani – perfino quelle che contengono una piccola quantità di alcol, è davvero grave e intollerabile. Si sta assistendo a una continua criminalizzazione, in primis del vino, senza fare una necessaria distinzione tra consumo moderato e abuso e cancellando completamente valori come la qualità e la tradizione. C'è bisogno di un nuovo scatto a livello politico per bloccare ipotesi come questa, che sono dannose per il settore. Ribadiamo che le indicazioni in etichetta devono essere chiare e oggettive, finalizzate a informare e non a condizionare le scelte alimentari. Con il Nutriscore, invece, si creano più danni che benefici, confondendo i consumatori e penalizzando erroneamente l'agroalimentare tipico e di qualità, a partire dal Made in Italy».


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