ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl lato fisico dei bit

Nuvola digitale da 4,5 miliardi, cresce l’economia dei datacenter

L’espansione dei servizi cloud (+18% nel 2022) si traduce in edifici specifici che fanno da volano di innovazione e di occupazione

di Antonio Dini

, “Amazon ha creato il più alto numero di posti di lavoro in Italia negli ultimi 10 anni”

3' di lettura

L’Italia dei comuni si sta scoprendo sempre più l’Italia dei datacenter. Nel nostro Paese cresce sistematicamente il numero di infrastrutture per l’elaborazione dei dati e per la loro distribuzione tanto che non si può più parlare di poli isolati, ma di sistema. Indipendenti ma, per la natura stessa della rete, tra loro interconnessi. I centri di calcolo, come venivano chiamati un tempo, sono di diversi tipi. Alcuni di proprietà di singole aziende, altri di fornitori di servizi e un buon numero dei big hi-tech che sono poi i fornitori di servizi cloud e dei centri “edge” di ridistribuzione dei contenuti.

Italia sempre più digitale

Ma ci sono anche i supercomputer delle università e dei centri di ricerca pubblici e privati più quelli della pubblica amministrazione, delle telco e delle utility. Insomma, l’Italia si sta sempre più attrezzando per essere più digitale e, secondo il profilo che si vuole guardare, il numero cambia anche in maniera radicale: da più di 300 nell’ipotesi più “inclusiva” a circa 83 divisi in 33 aree diverse secondo l’analisi del 2020 di Data Center Map.

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L’economia che gira attorno ai datacenter è molto ricca e complessa. Ed è in crescita costante, almeno nell’indotto (aziende di servizi ma anche start up e centri di ricerca) se non dal punto di vista occupazionale. Alla fine si tratta di ambienti altamente automatizzati che non hanno bisogno di un numero elevato di addetti. Però “illuminano” i territori e favoriscono l’aggregazione di piccole aziende innovative che dalla prossimità traggono vantaggio operativo.

Mercato italiano in crescita

Secondo una ricerca del Politecnico di Milano sulla Cloud Transformation, nonostante l’instabilità politica e la crisi energetica, il mercato dei produttori di cloud in Italia continua a crescere. Nel 2022 segna un +18% a 4,56 miliardi. Anno su anno i top spender sono state le Pmi, che al 52% utilizzano almeno un servizio cloud (+7%).

La tipologia di cloud più usata è quella dei Public & Hybrid Cloud, ovvero l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra le nuvole pubbliche (aperte a tutti gli utenti) e quelle private (con computer dedicati a una sola azienda). È qui che c’è la crescita più significativa, con una spesa di 2,95 miliardi con una crescita del +22% spalmata sui diversi tipi di servizi utilizzati, guidati dal cloud come piattaforma (+33%).

Più investimenti

Il cloud, quindi, non conosce crisi e di conseguenza neanche il mercato dei datacenter, le “gambe” hardware che sorreggono le nuvole digitali. Il trend è globale, ma l’Italia è spinto dal fattore ritardo: la digitalizzazione si è messa in moto, la spesa accelera e, di conseguenza, anche gli investimenti.

Sono entrati nel nostro mercato tutti i Big tech (da Amazon a Google sino a Microsoft) ma il futuro non è statico. C’è dietro l’angolo anche il progetto del cloud nazionale, che è qualcosa di più di un piano anche se ancora non ha preso quota. Tuttavia, entro il 2025 dovrà contenere il 75% dei dati degli uffici pubblici italiani, che oggi sono parcheggiati in 11mila centri di calcolo (spesso poco più di un server da ufficio) che, secondo l’Agenzia per l’Italia digitale, sono praticamente tutti (il 95%) a rischio cybersecurity per dotazioni insufficienti, ma anche per affidabilità e capacità elaborativa.

La sovranità tecnologica

Il governo Meloni sembra intenzionato a portare avanti il piano: il presidente del Consiglio nel suo discorso per la fiducia ha infatti accennato velocemente ma in maniera molto chiara anche a questo tema: «La transizione digitale, fortemente sostenuta dal Pnrr, deve accompagnarsi alla sovranità tecnologica, al cloud nazionale e alla cybersecurity».

L’Italia è in buona compagnia, comunque. La spesa mondiale per il cloud pubblico, secondo Gartner, crescerà del 20,7% nel 2023 per arrivare a 591,8 miliardi di dollari rispetto ai 490,3 del 2022. A giocare un ruolo chiave, secondo gli analisti di Gartner, sono «le attuali pressioni inflazionistiche e le condizioni macroeconomiche che stanno avendo un effetto push and pull sulla spesa per il cloud». Cloud come bastione di sicurezza e innovazione che supporta la crescita in tempi incerti grazie alla sua natura agile. La migrazione al cloud, insomma, è appena iniziata.

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