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O'Shea dopo il Galles: «Non molleremo mai». E c'è da credergli

di Flavia Carletti


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Reuters

3' di lettura

La Nazionale di rugby non vince una partita del Sei Nazioni dal 2015. L'ultimo risultato positivo per l'Italia nel torneo risale al 28 febbraio 2015, quando a Edimburgo gli Azzurri si imposero per 22 a 19 sulla Scozia. Non deve essere quindi facile vestire i panni di commissario tecnico di una squadra che raccoglie pochissimi successi, gli ultimi solo nei test match, soprattutto se sei irlandese - la Nazionale del tuo Paese è seconda nel ranking mondiale e sa battere anche gli All Blacks - e se ti impegni sempre al 100 per cento. Perché una cosa è certa, Conor O'Shea è una di quelle persone che nelle cose che fa mette tutto se stesso, cuore, anima e corpo. Non si può non provare simpatia per lui e anche empatia.

La sua delusione per l'ennesima sconfitta - ieri con il Galles per 25 a 16 allo Stadio Olimpico di Roma nella seconda giornata del Guinness Sei Nazioni - diventa la tua. Come non credergli poi quando assicura che lui e la sua Italia non molleranno mai e che quella contro il Galles è stata «un'occasione persa». Perché se anche gli Azzurri hanno fatto errori, sono stati meno efficaci degli avversari nei punti di incontro, non sono stati abbastanza bravi nell'uscita dai propri 22 e nel frangente chiave della partita, durante il secondo tempo quando è sembrato potessero cambiare la storia, non sono riusciti ad approfittare della situazione, non si può non avere fiducia in un uomo che, pur riconoscendo che c'è ancora un «gap» con le grandi del rugby mondiale, dice che si può colmare, che come Italia «abbiamo l'abilità per vincere le partite, abbiamo a disposizione un gruppo che la lavora sempre al massimo» e che nonostante una sconfitta «dobbiamo vincere la guerra perché niente è impossibile».

O'Shea è l'allenatore di cui la Nazionale italiana di rugby aveva bisogno, uno che è arrivato con un progetto, l'idea di rivoluzionare un movimento, di far lavorare le franchigie - Zebre e Benetton - per loro e per la maglia azzurra, formare i giovani e gettare le basi per un futuro migliore. Considerando che l'Italia è nel Sei Nazioni dal 2000 e in questi anni ha messo in bacheca più cucchiai di legno che altro, forse un commissario tecnico così sarebbe stato il caso di chiamarlo una decina di anni fa. Purtroppo la storia non si fa con i se e con i ma. O'Shea è arrivato solo nella primavera del 2016 e seppure le statistiche non sono dalla sua parte, lo sono i suoi giocatori. Il capitano azzurro e veterano della squadra, Sergio Parisse, ha più volte speso parole di sostegno ed elogio per lui e all'uscita dall'Olimpico, ragazzi più giovani e con meno presenze sulle spalle attraverso le loro parole hanno disegnato quelli che sono i passi in avanti che O'Shea ha davvero fatto fare all'Italia. «Abbiamo dimostrato che riusciamo a lottare per 80 minuti», ha affermato Edoardo Padovani dopo Italia-Galles e lo stesso si può dire anche per la partita della settimana prima, Scozia-Italia. Il “blocco” che sembrava cogliere l'Italrugby tra il 50' e il 60' di ogni partita e che faceva crollare prestazione e spesso risultato non appare più un problema. Una partita di rugby dura 80 minuti e gli Azzurri sono in campo per 80 minuti, testa a testa con gli avversari. Parole diverse ma stesso concetto per Marco Barbini: «Abbiamo mostrato una voglia di non mollare mai che era un po' mancata negli ultimi anni», ha affermato il terza linea della Benetton. Si regge finché l'arbitro non fischia e questo è merito tanto «della tenuta mentale che di quella fisica: una cosa tira l'altra», ha aggiunto Barbini, spiegando che c'è una maggiore collaborazione tra staff tecnico della Nazionale e quello delle franchigie con O'Shea e che il lavoro in settimana è più duro «e questo ci dà una maggiore consapevolezza delle nostre capacità fisiche». Il lavoro del ct dell'Italia a questo punto sembra quello di un cuoco, la lista degli ingredienti c'è, la spesa è stata fatta quasi tutta, bisogna solo aspettare di vedere cosa porterà in tavola. Con la speranza che quanto fatto vedere fino a ora fossero solo dei menù di prova.

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