MECENATI 4.0

Oasi per artisti

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli


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Arte in collezione. «Frame», 2012 di Martin Soto Climent, Aquapetra, Telese Terme, 2018. Courtesy Collezione Agovino.

4' di lettura

Per molti anni i collezionisti si sono rivolti ai musei per donare opere e anche risorse economiche. Loro, i musei, li ricompensavano intitolando le sale. Consuetudine ancora viva nel mondo dell’arte, soprattutto, storicizzata. In Italia non sempre i collezionisti hanno fatto breccia nelle sale dei musei, spesso fin troppo ricchi di opere. Nell’ultimo decennio si è diffusa l’abitudine dei patron ad aprire le loro dimore all’arte e al pubblico. La tendenza ha preso forma e ha dato vita a musei privati – sempre più diffusi in tutto il mondo – o, a volte, a residenze per artisti in luoghi ameni, dove l’autore produce sostenuto dal suo mecenate. Perché ormai i collezionisti vanno oltre il semplice collezionare o “consumare” arte. Il nuovo modello ricorda il Rinascimento, quando le case reali fornivano spazi, materiali e connessioni professionali agli artisti di talento dell’epoca. Giovani artisti dotati iniziavano come apprendisti presso le botteghe di importanti maestri, superandoli spesso, per poi essere assunti da famiglie facoltose o da case reali desiderose di mostrare attraverso l’arte il loro potere. I mecenati del XXI secolo sono molto meno motivati politicamente dei Medici & co., e generalmente non ospitano artisti nelle loro dimore né ordinano loro di dipingere affreschi dai quali occhieggia il volto del committente. Ma proprio come i primi mecenati, offrono agli artisti un percorso verso la stabilità economica e il successo, fornendo spese di sostentamento, residenze, materiali per la produzione, relazioni, confronti ed esposizioni. Insomma, i collezionisti di oggi, privati e aziende, capiscono quanto sia importante sostenere gli artisti e la loro ricerca e sempre più spesso staccano assegni per i premi.

«Narcissussusch», 2018 di Mirosław Bałka. Courtesy Muzeum Susch/Art Stations Foundation CH

A Kiev 100mila $ in palio

Uno dei riconoscimenti più dotati è quello dell’imprenditore ucraino Victor Pinchuk, dedicato agli artisti sotto i 35 anni. I candidati, le cui opere andranno in mostra nel suo museo privato a Kiev tra tre settimane, si contendono ben 100mila dollari, di cui 60mila in denaro e 40mila per la produzione di lavori. Quest’attenzione sempre più diffusa fa da contraltare ai tagli pubblici all’arte: il presidente Trump ha tentato di eliminare l’agenzia National Endowment of the Arts, che sovvenziona gli artisti in ogni Stato americano. E, da noi, ai tagli all’educazione (50 milioni risparmiati sul bonus cultura in manovra) e alla produzione artistica : il fondo del Piano per l’Arte contemporanea di 4 milioni di euro, destinato a musei e istituzioni statali e alla produzione di opere d’arte pubblica, si è ridotto a 3 destinati solo alla promozione dell’arte contemporanea italiana all’estero.

La comunità più giovane di mecenati, tra i 30 e i 45 anni, invece, è abituata a scommettere sul futuro e ha iniziato a pensare agli artisti come start-up, per i quali i periodi di “incubazione” sono comuni a quelli delle società high tech, perché anche l’arte è considerata un acceleratore d’innovazione. Movimento che parte anche dal basso visto che dal 2017 i siti web, Kickstarter, GoFundMe, Indiegogo e Patreon.com hanno aiutato singoli progetti artistici o artisti a identificare i potenziali mecenati e trovare risorse. Le connessioni grazie al web sono esplose e la circolarità ha messo in relazione gli artisti con i loro mecenati come per In4Art.

Taurisano e Agovino in Campania

    Anche in Italia l’arte contemporanea vive grazie all’attivismo e alla passione di privati, imprenditori della moda, del turismo, del pharma, avvocati e notai che investono energie e risorse per sostenere i giovani artisti. Un elenco, quello dei nostri mecenati, troppo lungo per snocciolarlo. Appena la scorsa settimana a Napoli è stata presentata l’ultima iniziativa in fatto di residenze per artisti, quella della Collezione Taurisano. I protagonisti, Apparatus22, sono un collettivo artistico rumeno transdisciplinare che esplora le relazioni tra politica, economia, religione, studi di genere, moda per comprendere la società contemporanea. Di base sono tra Bucarest e Bruxelles grazie al sostegno di un altro collezionista, il belga Alain Servais, per il quale hanno lavorato come curatori. Un’altra residenza nata di recente in territorio campano è quella promossa da Fabio Agovino, consulente finanziario Widiba, all’interno del resort Aquapetra: due artisti all’anno dialogano e si confrontano con la natura e le tradizioni del luogo, la regione del Sannio, per creare un parco sculture diffuso (le prime due, firmate dall’italiana Chiara Camoni e dal messicano Martin Soto Climent, verranno inaugurate in primavera).

    Dalla Cina al Bangladesh

    Ma quello del collezionista-mecenate è un fenomeno che non ha confini e caratterizza la produzione contemporanea a livello globale. Anzi, più un paese è carente dal punto di vista delle infrastrutture artistiche pubbliche, più i privati si mostrano intraprendenti. Pensiamo al cinese Adrian Cheng, erede della catena di gioielleria Chow Tai Fook, che nei suoi mall di lusso unisce shopping e arte e, attraverso la K11 Art Foundation, promuove l’arte cinese all’estero sostenendo collaborazioni con musei come il Metropolitan, il Palais de Tokyo e la Serpentine Galleries. Oppure alla coppia Nadia e Rajeeb Samdani, che in Bangladesh promuove una biennale, il Dhaka Art Summit (prossimo appuntamento febbraio 2020). O ancora all’ex ad di Puma, Jochen Zeitz, che a Città del Capo ha aperto alla fine del 2017 il più grande museo al mondo di arte africana all’interno di un ex-silo di grano ristrutturato in modo spettacolare.

    Un monastero in Engadina

    Tornando più vicino a noi, l’ultimo museo privato inaugurato neanche due settimane fa è quello della polacca Grażyna Kulczyk a Susch, in Engadina, in un antico monastero. Un centro per l’arte (il secondo per la collezionista, che è tra le donne più ricche della Polonia e ha già fondato 15 anni fa un’altra istituzione culturale a Poznań) in cui l’interesse non è tanto mostrare la propria collezione, quanto offrire una piattaforma agli artisti poco rappresentati e divenire un luogo di sapere e di produzione creativa attraverso un approccio interdisciplinare.

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