MANGIARE all’aperto

Flower bar e bistrot, le oasi di verde e del buon gusto

di Federico De Cesare Viola


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3' di lettura

È vero, Milano è famosa per i suoi giardini segreti, che però sono spesso inaccessibili ai comuni mortali. Al netto di queste poche oasi, il tessuto verde urbano a disposizione dei cittadini non è certo all’altezza di altre città italiane, Roma in primis. Sarà proprio questa penuria ad aver alimentato la voglia dei milanesi di guadagnarsi – almeno al momento del pranzo o della cena – il privilegio di uno spazio verde, di un dehors con piante fiorite o, quando possibile, di un vero e proprio orto. E così, con l’arrivo della bella stagione, sono tante le alternative dove mangiare alfresco, come dicono gli inglesi. Al Fresco si chiama proprio il bel bistrot in zona Tortona (via Savona 50) – già negozio di giardinaggio e arredi da esterni - che dispone di un prezioso giardino dall’atmosfera provenzale con tanti tavoli dove oggi sfilano i piatti del cuoco romano Nicola Delfino. Sembra di stare in campagna (e invece siamo a due passi da Piazzale Lodi) da Un Posto a Milano (via Cuccagna 2), un bar-bistrot-foresteria dentro Cascina Cuccagna che propone la cucina semplice e convincente di Nicola Cavallaro, a base di prodotti di stagione provenienti da aziende agricole che impiegano metodi etici e sostenibili. C’è anche un orto e uno spazio verde che ospita periodicamente un mercato agricolo. Chi cerca il fascino di una Milano che non c’è più deve raggiungere Osteria Grand Hotel, ex bocciofila sul Naviglio Pavese (via Ascanio Sforza 75), dove negli anni si sono esibiti tanti personaggi, tra cui Jannacci (il pianoforte è ancora lì). Imperdibili i ravioli di brasato con il suo sugo e la cervella al cartoccio, da gustare sotto un profumatissimo (e fresco) tetto di glicine.

I ristoranti della Capitale – Roma è il comune con più ettari di verde d’Europa – sono più celebri per le terrazze con vista. Ma non mancano i giardini che fanno da cornice a cucine d’autore o proposte gastronomiche più casual. Nel centro storico ci si può rifugiare nel giardino terrazzato – disegnato da Valadier, lo stesso architetto della Casina Valadier – dell’Hotel de Russie(via del Babuino 9). Tra palme, tassi e rose rampicanti de Le Jardin de Russie si assaggiano i classici firmati da Fulvio Pierangelini tra cui il vitello in salsa tonnata, i ravioli cacio e pepe e il San Pietro con carciofi e crema di patate all’olio di oliva. Se però cercate un’esperienza più informale (e più accessibile), il luogo giusto è il Vivi Bistrot, all’interno di Villa Pamphili (ingresso da Via Vitellia 102), ricavato in un antico fienile dell’Ottocento. Dopo un’estenuante corsa o una lunga sessione di yoga si può ordinare una centrifuga, una lasagna, un pollo bio al curry e una carrot cake davanti a prati a perdita d’occhio. Giusta l’idea dei cestini da picnic, da consumare nel vostro angolo preferito del più grande parco pubblico della città.

C’è poi la più ristretta categoria dei “fioristi-gourmet” o, se preferite, “flower-bar”: non è esattamente come mangiare immersi nel verde ma la piacevolezza è comunque garantita. A Milano, nel cuore di Brera, il Fioraio Bianchi Caffè (via Montebello 7) è un indirizzo amato da molti locals grazie alla sua atmosfera bohémienne, alla cura delle sue composizioni floreali e alla bontà della sua cucina: da provare il risotto di zucca mantovana con crumble di mandorle e salvia fritta. Format quasi gemello il Potafiori (via Salasco 17), gioioso bistrot dei fiori, del cibo e del design molto frequentato anche dagli studenti della vicina Bocconi. A Firenze è d’obbligo una visita a La Ménagère (via de’ Ginori 8r), se non altro per la bellezza dei suoi spazi che nel 1896 ospitarono il primo negozio di casalinghi fiorentino e oggi rinati come concept-restaurant: oltre alla possibilità di fermarsi al banco per un caffè, di fare un aperitivo con uno dei twist on classic in carta o di cenare con i tagliolini con baccalà, noci e mollica fritta, si può scegliere il bouquet di fiori giusto per ogni occasione.

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