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Obama: le bolle della nuova era dell’informazione ci stanno pericolosamente isolando

L'ex presidente degli Stati Uniti è intervenuto al Dreamforce a San Francisco, dialogando con il ceo e fondatore dell'azienda Marc Benioff. «Questo spiega in parte perché abbiamo un problema nel dibattito pubblico, ma è un tema culturale non solo politico. Ci stiamo separando l'uno dell'altro»

di Luca Salvioli


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(Jakub Mosur Photography)

3' di lettura

SAN FRANCISCO - Secondo Barack Obama l'avvento di tecnologie "disruptive", come i social media, ha avuto sui media l'effetto di una cultura divisiva e poco dialogante: «Oggi se guardi Fox News vivi in una realtà differente rispetto a quella di chi legge il New York Times» oppure di chi guarda «un video su YouTube», e questa spaccatura ha come effetto che le persone «non sanno che cosa sia vero e cosa no, non sanno cosa credere».

L'ex presidente degli Stati Uniti è intervenuto al Dreamforce, il mega evento annuale di Salesforce a San Francisco, dialogando con il ceo e fondatore dell'azienda Marc Benioff. «Questo spiega in parte perché abbiamo un problema nel dibattito pubblico, ma è un tema culturale non solo politico. Ci stiamo separando l'uno dell'altro». Uno dei nostri più grandi problemi è «non avere una conversazione comune, un dialogo comune».

I tre grandi rischi globali
Obama ha menzionato l'avvento di questa «nuova era dell'informazione», che può essere «pericolosa», come uno dei tre grandi temi globali da affrontare.

Il primo è il cambiamento climatico, perché chiede di «agire subito», alcune misure «non possono essere rinviate». Il secondo è l'esplodere delle disuguaglianze, all'interno dello stesso paese e tra aree del globo, come effetto combinato di tecnologie e globalizzazione che «rende le persone insicure».

L'ex presidente in tutti questi mesi non ha fatto endorsement pubblici nei confronti di candidati democratici e si tiene lontano da commenti sull'attualità politica, a parte l'uscita di qualche giorno fa in cui ha messo in guardia il partito rispetto alla scelta di posizioni radicali (dichiarazione che è stata letta come una indiretta bocciatura di Bernie Sanders e Elizabeth Warren).

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Obiettivo formare i leader di domani
La chiacchierata con Marc Benioff è iniziata con il libro cui sta lavorando Obama: «È complicato raccontare 8 anni di presidenza così intensi, comunque sono arrivato al settimo anno». Ha parlato diffusamente del lavoro che porta avanti la Obama Foundation: «Favorire l'incontro tra i leader delle future generazioni in tutto il mondo. Vogliamo creare una piattaforma comune capace di ridure ingiustizie, discriminazioni, disuguaglianze. Tra 5, 10 o 20 anni questi milioni di giovani leader cambieranno il mondo».

I giovani hanno questa attitudine a «vedere le ingiustizie» e devono imparar ad ascoltarsi e capire che «possono fare grandi cose» e «credono nella loro voce». «Qualsiasi sia l'istitutizione in cui saranno inserito, dalla politica ai media alla religione, saranno loro a portare il cambiamento».

L'aneddoto su Deepwater Horizon
Qual è il valore più importante che deve avere un leader? «Ottima domanda - risponde Obama - in sintesi direi essere gentili ed essere utili. La gente lo apprezzerà e ti seguirà». Essere leader «significa indentificare la capacità nelle persone. A me è sempre piaciuto avere allo stesso tavolo persone più preparate di me. Quando non trovavamo la soluzione tecnica per risolvere il versamento di petrolio della BP, dopo l'esplosione della piattaforma, nel pieno dell'emergenza finanziaria, fu Steve Chu, un Nobel nella Fisica, ad abbozzare un disegno e trovare la soluzione con Bp. Io non avevo idea di che cosa stesse parlando, ma la mia scelta da leader fu quella di aver scelto lui come segretario all'energia».

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