Azioni, bond, valute, materie prime: come hanno reagito alla tempesta di Wall Street (e che cosa aspettarsi ora)

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Obbligazioni/I bond (per poco) ritornano a essere «rifugio»

(REUTERS)

Prima vendi poi compri. In pochi giorni il mercato obbligazionario è stato catapultato da un estremo all’altro della curva con il rendimento del decennale americano che dopo avere toccato il massimo di 2,83% venerdì scorso ieri è arretrato fino a portarsi a 2,75%, un livello più contenuto, ma che non si vedeva dal gennaio 2014. Un giro della morte se si pensa che il sell off brutale dei mercati azionari di lunedì, con Wall Street che ha lasciato sul terreno il 4%, era iniziato dalle vendite massicce di venerdì sui titoli di Stato scattate sui timori dell’inizio di una spirale prezzi-salari: chi è uscito dall’azionario lunedì è andando a cercare protezione su uno strumento sicuro per eccellenza, i soliti titoli di Stato.

Rendimenti al rialzo
Per gli investitori, questi movimenti di flight to safe non sono destinati a durare: i timori inflazionistici, i dati economici sempre forti e il nuovo numero uno della Fed più vicino alla presidenza Trump, saranno tutti fattori che contribuiranno ad alzare i rendimenti. Dal punto di vista dei fondamentali, poco sembra essere cambiato. L’aumento dei salari è visto come un fattore positivo per l’economia statunitense, secondo alcuni analisti, in quanto benché rappresenti un costo aggiuntivo per le aziende, costituisce anche un segnale di miglioramento dell’economia. Secondo Steven Andrew, gestore di M&G «la natura repentina dei prezzi di mercato suggerisce che alla base di questi movimenti ci potrebbero essere fattori non legati ai fondamentali», al punto che il gestore si spinge a dire che questo è il momento giusto per «aumentare l’esposizione all’equity».

Il fattore banche centrali
Secondo Paul Brain, gestore di BNY Mellon da tempo «c’erano segnali che anticipavano questi movimenti: basti guardare alla reazione ai dati macroeconomici pubblicati negli Stati Uniti la settimana scorsa. Gli indici non erano saliti nonostante le buone notizie sulla crescita, perché gli investitori si aspettavano che la Fed avrebbe iniziato a rialzare i tassi a un ritmo più veloce». Le obbligazioni e le azioni hanno iniziato una fase coordinata di vendite e ribassi e i Treasury hanno attraversato una fase di rally, per poi ritornare sui livelli cui si trovavano una settimana fa. «L’economia e le decisioni monetarie delle Banche Centrali non saranno influenzate dai recenti sviluppi dei mercati obbligazionari - secondo il gestore -. Sarebbe necessaria una fase di ribassi ben più pronunciata perché vi siano dei cambiamenti nella rotta degli istituti centrali». (Mara Monti)

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