Le posizioni dei partiti

Obbligo vaccinale o super green pass: chi è a favore e chi contro

A dicembre arriverà «una sorta di Super Green pass, che vuol dire non penalizzare i non vaccinati ma premiare i vaccinati». La previsione del ministro Brunetta

di Nicola Barone

Vaccini e lockdown, il modello dell'Austria

4' di lettura

Per contenere la quarta ondata del Covid, soprattutto in vista del Natale, la possibilità di stabilire l’obbligo vaccinale non è una carta al momento sul tavolo del governo ma la discussione è entrata nel vivo. In linea con le posizioni del mondo produttivo («non ci possiamo permettere di bloccarci, l’unica cosa che ci può mettere al sicuro è l’obbligo vaccinale, un percorso su cui dobbiamo avere il coraggio di fare una riflessione seria», ha rimarcato il numero uno di Confindustria Carlo Bonomi) nella maggioranza si sono mostrati Forza Italia e Italia Viva. Ma sul punto Matteo Salvini e la Lega continuano ad essere contrari.

Il fronte degli apertamente favorevoli

«Stratagemmi malsani come questi “corona party” dimostrano l’esigenza di dare una nuova e più incisiva centralità al vaccino, escludendo gli immunizzati da eventuali nuove limitazioni, ma anche iniziando a ragionare seriamente sull’obbligo vaccinale. La lotta al Covid non può arrestarsi davanti a escamotage o trovate drammaticamente pericolose come questa», secondo la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato e responsabile del movimento azzurro per i rapporti con gli alleati, Licia Ronzulli.

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Anche il presidente di Italia Viva Ettore Rosato è dell’idea che «sarebbe giusto l’obbligo vaccinale, intanto però si deve insistere con il Green pass e con una grande campagna che convinca gli indecisi dell’importanza di vaccinarsi e per chi già è vaccinato di ricevere la terza dose».

Palazzo Chigi studia le mosse

Durata del green pass ridotta a 9 mesi già da inizio dicembre, terza dose per tutti prima possibile portando a cinque mesi l’intervallo tra la conclusione del ciclo vaccinale e il richiamo, valutare restrizioni per l’ingresso in Italia anche dai paesi europei se l’Ue dovesse rivedere le regole per i viaggi e, soprattutto, obbligo del vaccino per alcune categorie, prime tra tutte quelle a contatto con il pubblico: forze di polizia, dipendenti della Pubblica amministrazione e professori.

È questo il ventaglio delle azioni allo studio di Palazzo Chigi che intende rimanere per il momento fermamente ancorato all’evoluzione della curva epidemiologica, con la consapevolezza che le scelte fatte nei mesi scorsi e ora adottate anche da altri Paesi, a partire dal green pass nei posti di lavoro, hanno permesso di contenere la forza del virus. I provvedimenti che il Consiglio dei ministri esaminerà tra mercoledì e giovedì prossimi, dopo un parere del Cts, sarebbero la riduzione da 12 a 9 mesi della durata del certificato verde, anche se nella comunità scientifica c’è chi chiede che scenda a 6 mesi, e l’obbligo della terza dose per i sanitari.

Brunetta: Super Green pass molto probabilmente a dicembre

«Molto probabilmente a dicembre ci sarà una sorta di “Super Green pass”, che vuol dire non penalizzare i non vaccinati, ma premiare i vaccinati», ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta.

«Rafforzare il Green pass è la scelta che si sta facendo strada nel Governo Draghi, che non vuole drammatizzare ma ha chiarito sempre che dobbiamo essere pronti nelle risposte alla pandemia».

Per l’esponente di Forza Italia «chi ha il vaccino o è guarito ha accesso a tutta la vita sociale, cinema, bar, tempo libero, pranzi, e quindi è una spinta alla vaccinazione. Chi invece non ha il vaccino ma ha solo il Green pass legato al tampone subisce i vincoli del cromatismo, qualora si dovesse manifestare. In maniera tale che il “costo” della chiusura ricade su chi ha fatto la scelta della non vaccinazione».

A giudizio del ministro si tratta di «una cosa di grande buon senso, approvata dalla stragrande maggioranza degli italiani che ha scelto di vaccinarsi. Per alcune categorie, come sanitari, Rsa e vediamo quali altre, si dovrà essere obbligati ai richiami perché devono avere sempre gli anticorpi al livello più alto. Vedremo, tra una settimana o dieci giorni, se estendere l’obbligo anche ad altre categorie, penso ad esempio ai front office della p.a. che sono più a contatto con i cittadini. Il tutto - ha concluso - per tenere aperto, e avere una crescita forte dell’economia».

Di Maio: acceleriamo le terze dosi

Sull’obbligo vaccinale o un eventuale Super Green pass «siamo ancora nel dibattito. Adesso io credo che dobbiamo seguire quello che ci sta dicendo la comunità scientifica e cioè accelerare la terza dose». Cauto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nel giudizio sulle parole di Brunetta. «Noi lo stiamo facendo», per poter «affrontare la fine dell’anno e l’inizio dell’anno prossimo con più serenità».

Matteo Salvini, che prima si era detto contrario, sembra ammorbidire il tiro. «In questa fase è necessaria prudenza. Lavoriamo tutti insieme per evitare nuove chiusure, lockdown, obblighi e problemi agli italiani - è stato fatto filtrare da fonti della Lega -. Le priorità sono la tutela della salute e del lavoro: con buonsenso, evitiamo di seminare paure»

Toti: sì all’obbligo ma meglio ora il certificato verde a “doppia velocità”

Lunedì 22 o più probabilmente martedì 23, il presidente del Consiglio Mario Draghi vedrà le Regioni, con i governatori in pressing per ottenere il “doppio binario” per il certificato verde: il Super Green pass per chi si vaccina o è guarito, per entrare in ristoranti, cinema e stadi, mentre chi fa il tampone potrà solo accedere ai posti di lavoro e ai servizi essenziali.

«Sono stato tra i precursori dell’obbligo vaccinale e il mio movimento politico Coraggio Italia ha pronto leggi, emendamenti in Parlamento per poterlo applicare e non è detto che non lo faccia. Dopo di che ritengo molto più utile un Green pass a doppia velocità che non un obbligo vaccinale che sarebbe qualche cosa di poco più che formale, visto che non possiamo certo condurre in manette i cittadini alla vaccinazione. Sarebbe certo un’ulteriore sottolineatura di quanto è un obbligo morale, civile, etico andare a vaccinarsi. Ma nel momento in cui ci fosse una divisione tra i vaccinati con pieno accesso alla vita economica e sociale di questo paese e i semplici tamponati che invece hanno un’area più ristretta anche per la loro sicurezza in cui potersi muovere credo che sarebbe una misura più che sufficiente».

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