finanza pubblica

Obesità e abusivismo tra i 12 indicatori della salute del paese

di Gianni Trovati


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2' di lettura

«L’eccesso di peso» è un indicatore cruciale per il benessere di un Paese, oltre che di un singolo individuo. C’è anche l’incidenza dell’obesità fra i 12 parametri del «Bilancio equo e sostenibile» indicati dal ministero dell’Economia nel decreto in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: un ventaglio ampio, in cui trovano ovviamente spazio dati più tradizionali come il reddito disponibile pro capite, gli indici di disuguaglianza e di povertà assoluta, la speranza di vita alla nascita e i tassi di partecipazione al lavoro, con un occhio attento a classi di popolazione più in difficoltà come le donne con figli.

Italia battistrada
Questi «conti del benessere collettivo» sono la traduzione pratica di uno dei capitoli più innovativi della riforma del bilancio pubblico e una volta tanto, come rivendicato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nel corso della conferenza stampa di presentazione, l’Italia è la prima sia nel G7 sia nella Ue a passare ai fatti. Nell’ultimo Def, il Documento di economia e finanza in cui il Paese fissa i propri obiettivi sui conti pubblici, hanno fatto la loro comparsa i primi quattro indicatori, e con il nuovo decreto dell’Economia il quadro si fa completo: 12 capitoli di indagine, in cui saranno analizzate più di 120 classi di dati su un orizzonte triennale. Un contributo chiave arriva dall’Istat, che per metà dicembre ha già programmato la presentazione dei nuovi numeri sul benessere equo e sostenibile. A definire il set degli indicatori è stato un comitato ad hoc guidato da Federico Giammusso, dirigente del Mef delegato al tema dal ministro Padoan.

Gli indicatori
In quanto «equo», il “benessere” del Paese sarà misurato in base agli indici di diseguaglianza del reddito disponibile, alla povertà assoluta, ai tassi di mancata partecipazione al lavoro disaggregati per genere; in quanto «sostenibile», dovrà invece fare attenzione alle emissioni di Co2 e altri gas che alterano il clima, all’abusivismo edilizio e alle prospettive di salute della popolazione, valutate in base alla speranza di vita ma, appunto, anche alle dinamiche delle patologie legate al peso. Indicatori “nobili” che, ha spiegato Padoan, si aggiungono ma non sostituiscono i numeri classici di Pil, deficit e debito. Quelli su cui l’Europa continua a storcere il naso.

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