Ritardi

Obiettivo credito green La sfida delle banche nella finanza sostenibile

Gli istituti italiani stanno lanciando prodotti tarati sulla transizione ma l’Esg è ancora considerato dalla maggioranza un fattore reputazionale

di Vitaliano D'Angerio

 La sede operativa di Ubi Banca a Brescia. L’istituto di credito è stato oggetto di Opa da parte di Intesa Sanpaolo ed è entrata nel gruppo bancario leader italiano. In questi giorni è in corso il completamento dell’integrazione

2' di lettura

Sono stati battuti dai gestori del risparmio. Gli asset manager hanno capito prima di tutti che il trend Esg non sarebbe rimasto tale ma si sarebbe consolidato entrando nel dna degli investimenti.

Le banche di tutto il mondo sono giunte alla stessa conclusione ma un po’ in ritardo sul fronte del credito green. Ci sono volute infatti, almeno per l’Europa, le linee guida dell’Eba per spronare gli istituti: l’authority di vigilanza europea del settore bancario ha inserito nelle “Linee guida in materia di origination e monitoring dei crediti” anche i rischi ambientali e sociali nell’ambito dei parametri che puntano a migliorare concessione e monitoraggio dei finanziamenti. Le banche del Vecchio continente sono state dunque invitate a definire processi e modalità di gestione dei green lending.

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Reputazione o business?
Nonostante la spinta impressa dai nuovi criteri Eba, a fine 2020 il 78% delle banche italiane considerava ancora i criteri Esg come un fattore reputazionale e non di business. È quanto emerge dalla ricerca del Politecnico di Milano effettuata fra 13 banche italiane che rappresentano il 71% degli attivi totali del sistema bancario. «Credo proprio che la percentuale del 78% diminuirà. La sostenibilità è un fattore collegato al rischio. Quella percentuale di risposte è la conseguenza di un retaggio culturale. Nelle banche infatti le tematiche Esg erano collocate storicamente nel perimetro della comunicazione. Ma le cose stanno cambiando, perciò sono convinto che a breve quel 78% calerà»: Marco Giorgino è ordinario di Financial markets and institutions alla School of management del Politecnico di Milano. È Giorgino che ha coordinato l’indagine sulle banche italiane e i criteri Esg.

Non è sufficiente dunque essere presenti nei principali indici di sostenibilità al mondo ma sarà necessario tradurre in business il fattore green. «Sul versante business, i gruppi dell’asset management sono partiti prima soprattutto in ambito azionario – aggiunge Giorgino –. Le regole Eba e della Bce, per non parlare del Recovery plan, hanno dato una decisa spinta anche alle banche europee». E sottolinea: «D’altronde i criteri Esg mitigano il rischio. È un dato ormai acquisito».

Tra prestiti e mutui
A riprova del mutato atteggiamento delle banche, vi sono per esempio da segnalare gli s-loan del gruppo Intesa Sanpaolo che riconoscono una riduzione di tasso sul finanziamento quando l’impresa raggiunge gli obiettivi ecosostenibili condivisi. Oppure ci sono i mutui verdi con lo sconto: è stato il gruppo Banco Bpm che ha lanciato il primo mutuo con il “Green factor”, ovvero una clausola attivabile durante l’intera vita del mutuo, che permette di risparmiare 10 punti base sul tasso contrattualizzato. Senza dimenticare Banca Etica, l’istituto di credito che primo di tutti ha creduto in Italia ai prodotti finanziari sostenibili, tanto da aver creato la società di gestione del risparmio, Etica Sgr, specializzata sulla sostenibilità.

Le banche Leader
Nella lista Leader della sostenibilità Sole 24 Ore-Statista, le banche sono ben posizionate. Sotto la lente della sostenibilità sociale, ambientale ed economica svettano Ubi Banca (ora confluita in Intesa Sanpaolo), Mediobanca, Credem, Mediolanum, Intesa Sanpaolo, Credito Valtellinese, Banca Generali, Popolare Sondrio, Bper, Unicredit, Banca Etica, Cassa di Ravenna, Farmafactoring, Fineco bank, Civibank, Iccrea, illimity, Bpm. Per tutte, il viaggio verso la vera sostenibilità (di gestione e di offerta) continua.

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