ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo la tre giorni di Paestum

Forza Italia: obiettivo 20% in due anni, pugno di ferro coi morosi e ponte di Messina intitolato a Berlusconi

Tajani ha serrato i ranghi, rassicurato chi si sente orfano del Cavaliere, invitato tutti a stare uniti

di N.Co.

L'inno di Forza Italia chiude la tre giorni a Paestum, tutti i big del partito sul palco

3' di lettura

«Puntiamo al 20 per cento». Antonio Tajani ha chiuso la tre giorni di Forza Italia a Paestum con un obiettivo ambizioso per il futuro del partito. Un obiettivo a doppia cifra. Una tre giorni iniziata con il B day in memoria del fondatore Silvio Berlusconi, scomparso il 12 giugno 2023, nel quale il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia si è detto «convinto che tra uno, due anni, arriveremo al 20%, soltanto perché abbiamo delle buone idee». Il segretario ha dunque innalzato l’asticella sulle mosse future del partito creato dal Cavaliere, sul quale incombono le elezioni europee del 2024 e le incognite sulla fedeltà dei membri del partito dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. Tajani ha serrato i ranghi, rassicurato chi si sente orfano di Berlusconi, invitato tutti a stare uniti.

Pugno di ferro contro i morosi, ponte di Messina intitolato a Berlusconi

La prima mossa del cosiddetto “nuovo corso di Antonio”, come hanno detto i suoi fedelissimi, è stato un pugno di ferro contro i morosi: chi non paga la quota di 900 euro al mese decade dagli incarichi di partito, come deliberato dal Consiglio nazionale. Poi la blindatura del simbolo con il nome Berlusconi e l’allargamento della segreteria a quattro, compreso il vicario (il più votato). E maggiori poteri ai congressi provinciali chiamati per la prima volta a eleggere anche i delegati nazionali. Poi il Ponte di Messina, opera simbolo per il rilancio del Sud, intitolato a Silvio Berlusconi.

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Il ramoscello d’ulivo di Ronzulli

La capogruppo al Senato Licia Ronzulli - capofila dell’area in competizione con quella, prevalente, dei tajaniani, che fanno asse con i fedelissimi di Marta Fascina - ha mostrato una pesca per ironizzare sullo spot della Esselunga di una «sinistra senza idee», lanciato un ramoscello d’ulivo al segretario («Mi fido di Antonio, guarda al nostro futuro») e proposto di allungare di un mese il tesseramento per consentire ancora l’iscrizione a chi vuole, «senza che questa scelta abbia effetti sui tempi che ci siamo dati per la realizzazione del Congresso nazionale». Una proroga che suona come un invito a fare un Congresso aperto a tutte le diverse sensibilità, venendo incontro alle richieste di Tajani. Una mossa per tenere aperta la partita sui congressi provinciali, dove si farà la conta per l’elezione dei delegati che voteranno alle assise nazionali. La proposta arriva dopo l’annuncio del responsabile nazionale delle tessere, Tullio Ferrante, il deputato più vicino alla compagna del Cavaliere: «Siamo un partito vivo e vitale, gli iscritti sono triplicati. Siamo passati dai 6mila del 2022 ai quasi 18mila del 2023».

La rivendicazione dell’orgoglio azzurro

La chiusura del discorso di Tajani è stata una rivendicazione dell’orgoglio azzurro nel nome di Berlusconi: «Non siamo preoccupati del nostro destino, ma di quello di 60 milioni di italiani. Vogliamo costruire il loro destino con una guida politica seria e un’azione di governo determinata che risolva i loro problemi: è quello che aveva fatto il nostro leader Berlusconi. Noi possiamo vincere le elezioni, l’Italia ha fiducia in noi, non possiamo deluderla». Sul palco lo stato maggiore per la ’foto’ finale sulle note di Azzurra Libertà.

Si apre la fase congressuale: totonomi su vice di Tajani

Con la modifica statutaria approvata a Paestum che assegna ai congressi provinciali la possibilità, per la prima volta, di eleggere anche i delegati per il Congresso nazionale, si apre di fatto la fase congressuale di Forza Italia in vista delle assise del 24-25 febbraio. Finora l’unico candidato è il segretario Antonio Tajani. Ma non si esclude che dopo una conta sui territori possa spuntare qualche altro nome. Fino al Congresso nazionale dovrà passare tanta acqua sotto i ponti, ma già si è scatenato il totonomi su vicesegretari. Nei corridoi della tre giorni in memoria del Cav, infatti, si è parlato dei più papabili, come quelli dei due governatori, Roberto Occhiuto e Renato Schifani, per la carica di vice al Sud. Il testa a testa è destinato a durare, ma nelle ultime ore i boatos darebbero per favorito Occhiuto (come vicario). Altra contesa, quella di vicesegretario al Nord: i nomi in corsa sono coperti per ora, per non bruciarli.

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