Lìintervista

«Obiettivo un milione di visitatori e nuovi parchi del cibo all’estero»

di Ilaria Vesentini

Le street food negli spazi interni e il Giromiele tra le attrazioni del LunaFarm, il lunapark contadino

3' di lettura

«I numeri non sono ancora quelli cui ambiamo, ma il trend è promettente. Come per tutti gli experience park innovativi ci vuole tempo per tarare la formula giusta e affermarsi tra il pubblico, ma l'idea che ha generato Fico è vincente e siamo già in contatto con diversi interlocutori internazionali per aprire all'estero nei prossimi anni nuove Disneyland del cibo italiano, dove assaporare divertendosi la biodiversità e la ricchezza della nostra filiera agroalimentare». Non c’è stanchezza nelle parole di Stefano Cigarini, attuale ad della “cittadella” del food tricolore Fico Eatalyworld di Bologna, nonostante i su e giù da Roma, dove continua a gestire anche Cinecittà World e nonostante lo scotto sui conti e le ambizioni di Fabbrica italiana contadina aggravato dall'emergenza sanitaria.

Dal 22 luglio, data della riapertura di Fico, dopo 5 milioni di investimenti e sei mesi di cantieri, come sta andando?

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Il numero dei visitatori sale di settimana in settimana in modo costante e mi conferma che siamo sulla strada giusta. La nuova formula con cui abbiamo riaperto, con spazi ridotti a un terzo (80mila coperti e 40mila scoperti), un biglietto unico di ingresso (10€, dimezzato la sera) e aperture dal giovedì alla domenica dalle 11 di mattina fino alle 10 di sera infrasettimana e fine a mezzanotte il sabato, risponde alla sfida di fare di Fico un parco divertimenti, dove scoprire il cibo con un esperienza giocosa ed emozionante. Siamo passati dai 6mila biglietti staccati a luglio, ai 28mila di agosto e 32mila di settembre. Per questo mese di ottobre contiamo di superare i 45mila ingressi.

Stefano Cigarini, ad di Fico Eatalyworld di Bologna.

Restano una chimera i 6 milioni di visitatori l'anno promessi da Oscar Farinetti inaugurando il parco nel 2017?

I parchi vanno giudicati su lustri e decenni e non su mesi o anni, soprattutto se hanno un format innovativo, sono luoghi che hanno tempi di penetrazione lunghi sul mercato, Fico di fatto è ancora una start-up. Se fermo la gente per strada e chiedo i nomi di parchi divertimento mi citano Gardaland che esiste da mezzo secolo e nei primi tre anni di attività faceva numeri disastrosi. Cinecittà World era messo peggio quando fui chiamato a metà 2016: aveva 31 milioni di euro di perdite e poco meno l'anno prima, numeri da portare i libri in tribunale; e non aveva neppure una rete istituzionale alle spalle a sostenerlo come ha Fico a Bologna. Eppure in quattro anni è passato da 32° a quarto parco divertimenti in Italia dopo Gardaland, Mirabilandia e Leolandia con il bilancio in utile.

Riuscirà a fare un simile “miracolo” a Fico?

Sono arrivato con un incarico di tre anni, fino all’approvazione del bilancio 2024, e nel progetto ci credo, perché l'idea di un parco divertimenti del cibo italiano, che condensa tutte le ricchezze delle nostre filiere agroalimentari è l’uovo di colombo. Il mio obiettivo è portare la struttura a un milione di visitatori e al pareggio entro il 2023. Si tratta di mettere a punto la formula giusta. E Bologna è solo un pezzo di un progetto più grande.

Quale progetto?

Una prospettiva internazionale. Gli experience park dedicati alle eccellenze italiane come auto, cinema, cibo (Cigarini ha iniziato la carriera di manager dell'Entertainment con Lucio Dalla, per poi passare ai parchi come Zoomarine, e Magicland e arrivare al ruolo di senior vice president Entertainment and Events di Ferrari, ndr) hanno in comune l'immersione diretta ed emozionante in simboli del Made in Italy che raccontano un'identità e un patrimonio di cultura e tradizioni apprezzati in tutto il mondo, in fondo hanno più valore all’estero che qui in patria. Nel giro di dieci anni apriremo diversi Fico Eatalyworld nel mondo, ho già sei-sette progetti in discussione con operatori internazionali, è venuto anche l'ambasciatore italiano in Messico a parlarne. Ora però dobbiamo concentrarci a modellare il format sostenibile di Fico a Bologna, siamo all'inizio del percorso.

Quando e come si arriverà al break-even?

Ricordo che già nel 2018 Fico chiuse quasi in pareggio, con circa 38 milioni di euro di fatturato. L’anno dopo perdeva 4 milioni con poco più di 30 di ricavi e nel 2020 ha fatto 4 milioni di perdite su un bilancio da 4 milioni, non sono numeri drammatici e il percorso di razionalizzazione sta iniziando a dare i suoi frutti. Gli spazi sono più raccolti, abbiamo 60 operatori privati (contro gli 80 iniziali), Luna Farm (il lunapark contadino), 30 nuove attrazioni, 26 ristoranti e street food e 12 fabbriche con show multimediali e laboratori. Abbiamo anche fatto una profonda revisione dei prezzi con tutti i ristoratori e oggi con 20 euro si mangia bene pesce e il mercato ha gli stessi prezzi medi di Bologna.

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