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Obolo di San Pietro, cos'è e perché ha i conti in rosso malgrado le donazioni in risalita

Il primo report sulla gestione. Dagli Usa i maggiori introiti (29,3%), seguiti da Italia (11,3%), Germania (5,2%), Corea (3,2%) e Francia (2,7%).

di Carlo Marroni

(AP)

2' di lettura

L’Obolo di San Pietro, in calo costante dal 2015, torna a crescere ma chiude il 2021 in “rosso” per 18,4 milioni di euro. Secondo quanto riportato dal bilancio dello scorso anno, il primo reso noto, infatti, l’Obolo ha ricevuto in totale 46,9 milioni di euro, di cui 44,4 dalle donazioni e 2,5 da oneri finanziari e altre attività. L'Obolo di San Pietro, è il frutto della tradizionale colletta in tutte le chiese del mondo che a fine giugno destina le risorse ottenute dalla generosità di singoli fedeli, diocesi e organismi benefici tanto al sostegno della carità del Papa verso i bisognosi, quanto alle strutture che ne accompagnano la missione apostolica.

La quota maggiore di entrate dalle diocesi, 10% da privati

Ma anche un fondo di carità e assistenza può andare in deficit. Come? Semplice, perchè le erogazioni alla fine sono superiori alle entrate: infatti le spese sostenute dall’Obolo sono state di 65,3 milioni di euro, con un passivo registrato di 18,4 milioni “coperto” dal patrimonio della Santa Sede. Nel 2020, a causa anche della pandemia, l’Obolo di San Pietro aveva raccolto in totale 44,1 milioni di euro, in calo del 18% rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle donazioni (65,3%) è arrivata dalle diocesi e un altro 22% dalle Fondazioni. Solo il 9% da donatori privati (4 milioni) e il 3,7% (1,6 milioni) da ordini religiosi. L'Obolo, gestito dalla Segreteria di Stato, è stato tirato in ballo all'inizio dello scandalo dell'immobile di Sloane Avenue – sul quale è in corso un infinito processo – ma poi è stato sancito che I fondi necessari per l'operazione londinese non venivano da questa gestione.

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Gli Usa in testa alle donazioni, 10 milioni per assistenza

Chi è che dona di più? Da un punto di vista geografico, a contribuire all’Obolo sono stati per la maggior parte gli Usa (29,3%), seguiti da Italia (11,3%), Germania (5,2%), Corea (3,2%) e Francia (2,7%). La raccolta per Paesi ha coperto il 75% del totale, la quota restante è stata devoluta alla Santa Sede da Fondazioni e istituti religiosi.

La ripartizione delle spese

Le spese sostenute dall’Obolo riguardano da un lato il servizio svolto dalla Curia Romana, dall’altro le opere caritative che assistono direttamente i più bisognosi. Dei 65,3 milioni di euro spesi nel 2021, 46,9 milioni di euro sono stati finanziati dalle offerte, mentre i rimanenti 18,4 milioni sono stati finanziati dal patrimonio stesso dell’Obolo. In particolare, 55,5 milioni di euro hanno contribuito alle attività promosse dalla Santa Sede nello svolgimento della missione apostolica del Papa, mentre quasi 10 milioni di euro hanno riguardato progetti di assistenza.


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