intervista a Pierangelo Decisi

Occasione di crescita con una nuova governance

Segretario Fiom Piemonte

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Pierangelo Decisi. Vicepresidente Anfia Componenti

2' di lettura

Manager capaci a capo dei brand e importanza per ogni marchio. Per Pierangelo Decisi, imprenditore dell’automotive e vicepresidente di Anfia Componenti l’operazione Stellantis promette bene. «Sono convinto che il futuro per chi è fornitore di uno di questi brand darà la possibilità di crescere e cogliere nuove opportunità».

Gli stabilimenti italiani che ruolo giocheranno?

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Ho apprezzato moltissimo il fatto che come primo atto il ceo Tavares abbia visitato gli stabilimenti italiani e non viceversa. Da industriale dico che in un mondo che sta cambiando molto, le imprese italiane avranno molte opportunità da cogliere, concrete e di business, ma anche di nuove alleanze ed aperture a nuove regioni.

La componentistica italiana ha un problema di dimensionamento e di governance?

Nel Gruppo Stellantis la divisione tra azionisti e manager si è compiuta, come dovrebbe essere nelle grandi aziende. Spero che i nostri industriali capiscano che se vogliono bene alle loro aziende, che spesso sono le loro creature, devono imparare quanto sia importante impostarle in maniera da andare avanti senza di loro e senza membri della famiglia. Se vogliamo far crescere le aziende non è detto che dobbiamo controllarne il 100%. Serve imboccare la strada della divisione netta tra azionisti e manager, altrimenti non sapremo cogliere questo momento e sfruttare una possibilità di crescita per l’Italia.

Quale il limite più pesante per le imprese fornitrici italiane?

Il limite della componentistica italiana per decenni ne è stata la forza, ossia la capacità imprenditoriale di una famiglia di impegnarsi completamente nella gestione dell’azienda. O i nostri azionisti imparano a essere come le famiglie di fornitori soprattutto tedesche, che hanno raggiunto un corretto equilibrio dimensionale, prima, e poi aziendale e di governance, oppure non si andrà avanti. La fusione ci dà la possibilità di crescere in dimensioni e intraprendere il percorso obbligato di divisione tra management e azionista. O si va in questa direzione o si va tutti a casa.

Servirà aprire una stagione di alleanze o acquisizioni?

Sì, e per due motivi. Perché esistono imprese italiane che hanno una reputazione così buona da metterle in condizioni di poter essere aggregatori. E poi perché, qualora soggetti vicini allo Stato come Cassa Depositi e Prestiti o Sismet volessero giocare la partita, potrebbero dare quell’iniezione di capitali necessaria a rafforzare le nostre imprese e farle diventare campioni.

Un brand come Maserati a Torino rappresenta una opportunità o la sfida è difficile?

Il marketing dice che i brand luxury hanno futuro, ma servirà saperselo giocare bene.

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