made in italy

Occhialeria da record tra export e formazione

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

«Non abbiamo richieste da farvi né condizioni da porre. È nostro dovere darvi ogni sostegno economico e istituzionale possibile: siete voi che potete insegnare molte cose, anche ad altri settori, su internazionalizzazione, export e organizzazione di fiere». A parlare così, nel febbraio 2015, fu Carlo Calenda, in occasione della presentazione del Mido, la grande fiera dell’occhialeria che si tiene ogni anno a Milano. All’epoca Calenda era viceministro dello Sviluppo economico e aveva messo a punto il piano per il made in Italy, con relativa dote di fondi per missioni all’estero e a sostegno delle fiere per l’incoming di buyer.

Parole lusinghiere, quelle di Calenda, rimaste impresse a tutti, a cominciare dall’allora presidente di Mido e Anfao (l’associazione di settore) Cirillo Marcolin, che il 1° gennaio 2020 raccoglierà il testimone da Claudio Marenzi alla guida di Confindustria Moda. Parole confermate dall’andamento del settore degli ultimi tre anni e da quello di Mido: nel 2019 il salone ha chiuso con visitatori in aumento (quasi 60mila in tre giorni), venuti da 159 Paesi. Nel 2020 la fiera, la più importante al mondo insieme al Silmo di Parigi, festeggerà la 50esima edizione e si prevedono nuovi record di adesioni, spazi espositivi e visitatori.

Nel 2018 il fatturato del settore è stato di 3,865 miliardi, in crescita dell’1,6% rispetto al 2017. Come accade da almeno due decenni, a colpire è il dato sull’export, salito dell’1,1% a 3,738 miliardi e pari al 95% circa del totale, una percentuale che nessun altro settore manifatturiero, non solo del tessile-abbigliamento-moda, può vantare. Ma non sono solo i numeri a dare l’idea della dinamicità dell’occhialeria italiana, ai vertici globali nel medio e alto di gamma grazie a tutte le imprese della filiera, circa 900. La più famosa è Luxottica, leader nel mondo ancora prima della fusione con il colosso francese Essilor, che ha portato alla nascita di Essilux, multinazionale da 16,2 miliardi e 150mila dipendenti, che mercoledì ha annunciato di voler diventare ancora più grande e rilevante nel retail, valutando l’aquisizione di Grand Vision (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

Poi ci sono i numeri, tutti in crescita, delle altre grandi aziende del settore: Safilo ha chiuso il 2018 a quasi un miliardo di ricavi e nel primo trimestre è cresciuta del 3,4% a 247,3 milioni. I dati del primo semestre (Safilo è quotata a Milano) saranno annunciati il 2 agosto, ma nel frattempo sono stati siglati accordi per nuove licenze, come quella con David Beckham, all’annuncio della quale il titolo ha fatto un balzo di oltre il 6%. Il fatturato 2018 di Marcolin ha sfiorato i 500 milioni, con un portafoglio licenze sempre più internazionale (l’ultimo accordo è con Harley Davidson); De Rigo ha chiuso il 2018 a 427 milioni e ottime performance, oltre che di licenze come Chopard e Furla, dei marchi propri (Lozza, Sting e Police, che vedremo anche nel nuovo episodio della saga hollywoodiana Men in Black).

Nel primo semestre del 2019 tutte le grandi aziende, oltre agli accordi di licenza con brand di moda,lusso e lifestyle, hanno introdotto aggiornamenti delle strategie retail: Luxottica prosegue ad esempio nello sviluppo di monomarca dedicati ai brand di proprietà Ray-Ban e Persol, De Rigo ha stretto un accordo con Yoox per il lancio di un co-branding tra Police e Lewis Hamilton. Ingenti gli investimenti in tecnologia e formazione: tutti temi, accanto all’internazionalizzazione (è l’export a trainare il Pil dell’Italia, come dimostrano i dati di maggio appena resi noti dall’Istat), sui quali l’occhialeria può essere considerata un esempio da studiare e seguire.

Pensiamo in particolare al tema formazione, forse il più urgente, se l’Italia vuole conservare la sua identità manifatturiera: il settore è in parte favorito dall’essere molto concentrato in un unico distretto, quello del bellunese, che assorbe l’80% della produzione nazionale, ma nessuno ha dormito sugli allori. In maggio Regione Veneto e Anfao (che fa parte di Confindustria Moda) hanno siglato un nuovo protocollo d’intesa per la realizzazione di percorsi formativi per lo sviluppo delle competenze dei lavoratori occupati nelle imprese del settore e dei giovani che intendono inserirsi. Il protocollo segue un primo accordo del 2013 con l’Ente bilaterale occhialeria e un altro protocollo, del 2016, sempre con Anfao. Due interventi hanno permesso di realizzare circa 400 corsi a cui hanno partecipato oltre 3mila persone.

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