Intervista. Roberta Garibaldi

«Occorre fare sistema e mettere a valore le eccellenze dei territori»

La “ricetta” per rafforzare un segmento importante del settore proposta dalla curatrice del Rapporto sul turismo enogastronomico e amministratore delegato dell'Enit

di Nino Amadore

4' di lettura

fare rete, costruire sistemi, aiutare le imprese. Si sviluppa su questi tre punti, possiamo dire, il ragionamento di Roberta Garibaldi, professore di Tourism management all'Università degli Studi di Bergamo , curatrice del Rapporto sul Turismo enogastronomico in Italia e da qualche tempo amministratore delegato di Enit, Agenzia nazionale del turismo. «A breve partirà un progetto di linee strategiche nazionali di valorizzazione dell'enogastronomia del turismo che porterà avanti Enit, con i ministeri del Turismo e delle Politiche agricole. Sarà un momento importante per creare una sistematizzazione delle azioni strategiche per lo sviluppo nel medio e lungo periodo di questo tipo di turismo» dice intanto.

Il turismo enogastronomico è un turismo di relazioni che la pandemia ha colpito duramente. Ma ha le potenzialità per essere una chiave di rilancio. Quali sono le prospettive per il 2022?

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Il desiderio di scoprire l'enogastronomia in viaggio non ha subito contraccolpi a causa della pandemia: già l'anno scorso abbiamo visto gli italiani riscoprire l'entroterra, ricercare esperienze all'aria aperta, attive, coinvolgenti. Anche gli stranieri hanno ricominciato a tornare in Italia e l'enogastronomia è stata certamente uno degli aspetti più ricercati e graditi. Il 2022 dovrebbe andare nella direzione di un ulteriore consolidamento, grazie anche a un aumento dei flussi turistici anche dall'estero. Tuttavia, ci sono fattori (penso all'attuale conflitto tra Ucraina e Russia) e che potrebbero purtroppo incidere non tanto sul desiderio del viaggio e del viaggio enogastronomico, ma sull'effettiva realizzazione.

Il Sud ha tutti gli ingredienti necessari ma forse manca qualcosa ancora. Cosa?

Un elemento che in generale non è sviluppato è il “fare sistema”, ossia la capacità di mettere a valore le eccellenze che caratterizzano una destinazione, coinvolgendo tutti gli attori della filiera. Ciò non riguarda solo il Sud. É fondamentale che i territori si adoperino per creare quelle condizioni necessarie ad accrescere la propria competitività, visibilità e riconoscibilità sul mercato. Per esempio, stimolando processi di collaborazione e aggregazione formali e informali inter- e intra-settoriali, aumentando le interazioni tra i singoli operatori e le opportunità per creare proposte congiunte e che siano attrattive e rispondenti alle esigenze del turista. Ciò che manca non è la volontà di collaborare, ma le difficoltà che si riscontrano nel farlo; sono numerose le iniziative che nascono a livello locale che spesso vengono meno a causa di un contesto poco favorevole.

Possiamo provare a dare qualche indicazione alle imprese del Sud?

Il turista, oggi, è divenuto sempre più esigente. Non ricerca esclusivamente visite e degustazioni, ma proposte che siano coinvolgenti, attive e innovative. Forte è la voglia di sentirsi più coinvolto, per esempio trascorrendo una giornata con i produttori locali. L'esperienza enogastronomica viene spesso abbinata ad attività culturali e ricreative, dove la visita si interconnette a un senso di appartenenza, alla volontà di vivere la comunità. Questa maggiore consapevolezza lo porta a voler essere protagonista, a sentire che attraverso l'esperienza di viaggio egli può contribuire in modo attivo alla tutela delle risorse locali e del paesaggio. Ecco che essere creativi e innovativi diventa necessità per le imprese del settore.

E alle istituzioni?

Supportare le imprese, per esempio, puntando sulla formazione degli operatori, stimolando progetti territoriali di rete che possano valorizzare l'enogastronomia così come il ricco patrimonio culturale e naturale che queste regioni possono vantare. L'obiettivo deve essere quello di creare un contesto favorevole, atto a far nascere nuova progettualità e imprenditorialità, con il supporto anche tramite bandi ad hoc.

Tra i trend voi parlate di sviluppo di nuovi luoghi e nuovi spazi. Al Sud i nuovi spazi sono spesso spazi antichi e affascinanti che però stentano a diventare economicamente sostenibili a causa di marginalità geografiche. Un luogo può essere un attrattore ma se è difficile raggiungerlo…

L'accessibilità è un valore per qualsiasi destinazione ed è un requisito importante per lo sviluppo, anche turistico. Ma si può nel frattempo ovviare, almeno in parte, creando una più stretta connessione tra aree urbane e rurali, tra territori interessati da alti flussi turistici e mete meno note. Penso a luoghi quali gli hub enogastronomici, che diventano una possibile soluzione per facilitare la scoperta della cultura enogastronomica e delle esperienze sia della meta visitata che di quelle vicine. Si tratta di spazi polifunzionali che possono favorire la scoperta del territorio e mettere in rete i produttori, garantendo loro visibilità e facilitando l'arrivo dei turisti.

Siamo alla maturità della Dop economy e in questo il Mezzogiorno ha un ruolo importante ma in chiave turistica a me sembra vi siano ancora ampi margini di miglioramento. Quale può essere la strada?

Le eccellenze italiane sono riconosciute e apprezzate in tutto il mondo e possono diventare un traino per la ripresa del comparto turistico. Abbiamo già fatto dei grandi passi, penso ai decreti-legge su enoturismo e oleoturismo, che hanno identificato i requisiti minimi per lo svolgimento dell'attività turistica nelle cantine e nelle aziende di produzione dell'olio, favorendone la transizione al turismo. Dobbiamo continuare su questa strada.

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