Intervista A panfilo tarantelli

«Occorre investire nell’economia reale, i rendimenti non arrivano dalla finanza»

Il fondatore di Tages: «Puntiamo su industria e crescita con asset alternativi». «L’Ipo di Fonspa arriverà dopo il 2020: i mercati sono ancora poco ricettivi»

di Alessandro Graziani


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4' di lettura

«Con i tassi a zero, la finanza ha un senso e può dare rendimenti interessanti se si concentra sull’economia reale. E con investimenti che tengano nel dovuto conto l’impatto sociale e ambientale». Tra i tanti banchieri italiani diventati protagonisti nella city di Londra negli anni ‘90, Panfilo Tarantelli è uno dei più noti e lavorativamente longevi. In un business come l’investment banking, dove spesso si lascia quel lavoro tra i 40 e i 45 anni, Tarantelli ha occupato posizioni di vertice per quasi trenta anni.

Prima alla guida dei bankers europei della blasonata Schroders e poi scalando i vertici di Citigroup fino ad arrivare al ruolo di capo europeo dell'investment banking. Quando ha deciso di lasciare il lavoro del banchiere di affari aveva 56 anni. In oltre 25 anni di carriera da top banker ha gestito deal di grande rilievo: fusioni, acquisizioni e Ipo. «Il periodo più stimolante quando ho lavorato a Schroders è stato quello delle privatizzazioni in Italia, a partire da quella dell’INA, - ricorda ora Tarantelli - fu molto istruttivo lavorare con Mario Draghi che all’epoca era direttore generale del Tesoro».

Forte di quella lunga esperienza, otto anni fa Tarantelli ha fondato insieme ai partner Sergio Ascolani e Salvatore Cordaro, entrambi ex investment bankers, Tages Group, un asset manager o, come preferisce chiamarlo lui, «una investment house poiché oltre a fondi di terzi investiamo anche capitali nostri». Negli ultimi anni il team dei partner è salito, con l’ingresso di due nomi noti dell’industria italiana come Umberto Quadrino (ex Edison) e Francesco Trapani (ex Bulgari e membro del board di Tiffany). Ora Tages si sta preparando ad allargare la partnership alle nuove generazioni già presenti nella società, che rimarrà indipendente.

La strategia complessiva è chiara: in un’era di tassi d’interesse a zero, Tages «punta sull’economia reale, sull’industria e la crescita attraverso asset alternativi. Possibilmente favorendo l’occupazione: in Italia abbiamo già creato 500 nuovi posti di lavoro con le attività che gestiamo».

Il gruppo Tages opera in quattro settori di attività. I fondi infrastrutturali, concentrati in particolare sulle energie rinnovabili, che hanno già raggiunto un enterprise value di 1,1 miliardi di euro. «Siamo il secondo produttore di energia solare in Italia, produciamo elettricità in quantità pari al fabbisogno di 148.000 famiglie e ciò che mi rende più orgoglioso è che, oltre a favorire l’efficientamento industriale e aver creato posti di lavoro qualificato, con i nostri impianti abbiamo evitato emissioni per 228.000 tonnellate di CO2». È forse in cerca di una sorta di “redenzione” sociale dopo gli anni della finanza che, per sua natura, è talvolta un po’ spregiudicata? «Ho sempre lavorato con responsabilità ma ammetto che la sfida imprenditoriale nell’economia reale mi affascina personalmente - spiega Tarantelli - e lavoro con grande interesse a nuovi progetti come quello che pensiamo di realizzare nel 2020 con il lancio di un fondo innovativo a impatto sociale. Impatto che sarà misurato grazie alla collaborazione con la Human Foundation di Giovanna Melandri». Tornando alle rinnovabili, comunque investite con un fondo: oggi siete investitori, domani magari venderete. O no? «No, il nostro non è un investimento mordi e fuggi. Restiamo per tutta la durata degli incentivi pari a circa 15 anni. Le ripeto: la motivazione dei nostri investimenti è volutamente di natura industriale».

Oltre ai fondi infrastrutturali, Tages Group ha altri tre rami di attività. Uno è quello della gestione di fondi alternativi liquidi Ucits e fondi hedge, basata a Londra e con oltre 2 miliardi in gestione. La terza è quella dei cosiddetti “asset distressed” che in Italia vede Tages protagonista da anni del rilancio di Credito Fondiario, sfumata l'operazione con Banca Ifis, si lavora per ricercare nuove opportunità nel settore del servicing in cui Credito Fondiario intende operare come soggetto aggregante con un ruolo attivo sul mercato. «Quando siamo entrati in Credito Fondiario nel 2013 abbiamo puntato sul turnaround investendo capitali e risorse umane: il patrimonio è salito da 50 a 350 milioni, i dipendenti da poche decine a quasi 400 unità, gli asset in gestione sono aumentati da 3 a oltre 52 miliardi». Sì, ma ora che farete della vostra quota del 12% in Fonspa dopo che la maggioranza è diventata del Fondo Elliott? «Credo che finora abbiamo dimostrato mentalità aperta e spirito imprenditoriale - commenta Tarantelli, che è tuttora presidente di Credito Fondiario - per crescere servivano capitali e abbiamo privilegiato la crescita dell’azienda rispetto all'obiettivo di mantenere il controllo. L’ipotesi Ipo? La mia opinione personale è che la quotazione potrebbe avvenire dopo il 2020 perché i mercati sono ancora poco ricettivi. E poi la banca esprimerà le sue potenzialità nei prossimi due anni». Quarto ramo di attività di Tages, potenziato con il recente arrivo di Francesco Trapani, è quello del private equity. «Anche in questa attività abbiamo un nostro approccio peculiare. Investiamo innanzitutto nostri capitali e poi cerchiamo co-investitori. Per rafforzarci in questo settore abbiamo comprato una quota di Vam e insieme abbiamo organizzato un club di investitori con 6-7 famiglie di imprenditori che hanno diritto a coinvestire con noi. Nel 2020 inoltre lanceremo anche un fondo di private debt, avendo già avuto il mandato da un investitore istituzionale asiatico che complessivamente dovrebbe portarci ad investire intorno a 400 milioni in questa asset class».

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