il dibattito sulle specializzazioni

Occorre tornare a due albi

di Massimo Talone (Milano)


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(Johner Images RF / AGF)

1' di lettura

L’emendamento presentato al decreto crescita e che avrebbe consentito l'immediata introduzione della proposta formulata dal Consiglio nazionale su riconoscimento legale delle specializzazioni professionali per gli iscritti alla Sezione A dell'Albo, è stata respinta per la legittima azione lobbistica esercita da alcune sigle sindacali.

L'ennesima occasione sprecata a causa di contrasti e difformi interessi di parte, tutti interni alla nostra categoria.

Occorre Tornare alle “origini”, ridando chiarezza al mercato in una logica di naturale separazione tra due professioni, dottori commercialisti e ragionieri, solo innaturalmente confluite, per esigenze meramente corporativistiche, in un unico albo professionale, rappresenta una sfida ed al tempo stesso una opportunità per entrambe.

Innanzitutto, la chiarezza nei confronti della clientela (la domanda) o, per meglio dire dei diversi target di clientela: clientela retail e microimprese (io preferisco chiamarle artigiane), Pmi e grandi imprese. Pensare al giorno d'oggi di poter far bene il proprio mestiere offrendo servizi indistintamente a tutte le tre suddette categorie di clientela, oltre ad essere illusorio, è profondamente dannoso.


L'intervista con Miani

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