L’altra faccia del mercato del lavoro

Occupati in crescita ma siamo ancora lontani dai livelli precrisi per le ore lavorate

In termini di monte ore lavorate siamo sotto del 4,8% rispetto alla fine del 2007, anche per l’aumento di peso di comparti con una maggiore incidenza di lavoro a tempo parziale (alberghi e ristorazione, sanità e servizi alle famiglie) a scapito di settori con più occupati a tempo pieno (industria e costruzioni)

di Giorgio Pogliotti


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2' di lettura

Con i dati positivi di maggio, il mercato del lavoro è in ripresa e segna una performance anche migliore rispetto ad una congiuntura economica che è a crescita prossima allo zero. Il ministero del Lavoro in un comunicato ha parlato di «massimo storico», in effetti i 23,387 milioni di occupati superano anche il dato dei 23,090 milioni medi del 2008. Ma se guardiamo alle ore lavorate siamo ancora indietro rispetto agli anni pre-crisi: nei dati di contabilità nazionale trimestrale Istat, in termini di monte ore totale dell'economia, siamo sotto del 4,8% rispetto alla fine del 2007.

La frenata più forte per costruzioni e manifattura
Per avere una panoramica dell’andamento dell’occupazione si può confrontare il 4° trimestre 2007 (che è il periodo con il valore più alto prima delle successive crisi) con l’ultimno dato disponibile, quello del 1° trimestre 20019 che fa registrare quasi 11 miliardi di ore lavorate (10,994 per l’esattezza): mancano all’appello oltre 555milioni di ore per raggiungere i livelli precrisi. La caduta di ore lavorate è superiore per gli indipendenti (-13,2%) rispetto ai dipendenti (-0,7), più alto nelle costruzioni (-25,6%) e nella manifattura (-15,7% ). Bisogna attendere i dati del secondo trimestre che saranno pubblicati a settembre dall’Istat, il divario nel frattempo può ridursi ma non annullarsi.

Cresce il part time involontario per la diffusione del terziario
Da anni è in atto una crescita occupazionale a bassa intensità lavorativa, con una forte espansione del lavoro part time, spesso involontario, dovuto soprattutto allo sviluppo di attività nel terziario e di professioni a bassa qualifica. In dieci anni gli occupati che lavorano a tempo parziale perché non hanno trovato un impiego a tempo pieno sono aumentati di circa un milione e mezzo, a fronte del calo di 866mila occupati full time. I lavoratori con rapporti di lavoro part time involontario sono cresciuti da 1,3 milioni a quasi 2,8 milioni, molti di loro sono donne. Tutto ciò è dovuto anche alla ricomposizione dell’occupazione, con l’aumento di peso di comparti con una maggiore incidenza di lavoro a tempo parziale (alberghi e ristorazione, servizi alle imprese, sanità e servizi alle famiglie) a scapito di settori con più occupati a tempo pieno (industria in senso stretto e costruzioni).

In aumento i sottoccupati
L’altra faccia della stessa medaglia è rappresentata dall’aumento dei sottoccupati: nei due trimestri di riferimento sono passati da 400 a 684mila. E alla sottoccupazione è collegata una retribuzione inferiore: la percentuale di dipendenti con bassa paga (retribuzione oraria inferiore a 2/3 del valore mediano), pari al 10,1% del totale, sale al 18,1% tra i sottoccupati.

Giovani e donne restano due fattori di debolezza
A ciò si aggiunga che la crescita degli occupati di maggio interessa solo la componente maschile, mentre il tasso d’occupazione femminile resta fermo al 50%, che è uno dei dati più bassi tra i Paesi industrializzati, e scende ulteriormente al Sud. Al contempo la disoccupazione giovanile, pur in calo, rimane al 30,5% collocandoci ormai stabilmente al terzultimo posto in Europa (peggio di noi fanno solo Spagna e Grecia). Tutti fattori di debolezza quasi “strutturale” del nostro mercato del lavoro, che dovrebbero suggerire “cautela” nella lettura dei dati Istat.

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