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Occupazione e debito, due dati suonano la sveglia

Da questi dati emerge il profilo di un Paese che non crea le condizioni per uscire dalla stagnazione creando più lavoro, più reddito e incassa anche meno tasse e contributi

di Guido Gentili

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2' di lettura

Occupazione e debito: due dati, entrambi relativi al secondo trimestre del 2019, dovrebbero suonare la sveglia per mettere fine al piccolo cabotaggio senza orizzonte dell’attuale politica economica. Il primo è targato Ocse e riguarda il tasso di occupazione. L’Italia, che su questo terreno paga un ritardo storico, è al 59%. Dietro ci sono solo la Grecia, la Turchia ed il Sudafrica. Davanti tutti gli altri. L’Eurozona, in media, è al 67,9%, il G7 al 71,8%. Il secondo dato è di Eurostat: rispetto al primo trimestre, il debito pubblico italiano – il più alto in Europa dopo quello greco, al 180%- è salito al 138% del Pil. E l’Italia risulta tra i paesi che hanno totalizzato il rialzo maggiore (+2%) dopo Cipro (+6,4%) e la Grecia (+2,7%).

Letti assieme, i due dati fotografano il profilo di un Paese che non crea le condizioni per uscire dalla stagnazione creando più lavoro, più reddito e, come osservato da Francesco Seghezzi di Adapt, incassa anche meno tasse e contributi. Lo stesso Paese che brucia tempo e risorse caricandosi di debiti ed evitando di mettere seriamente mano alle spese. Si sapeva, il trend è noto e l’allarme inflazionato. Ed è facile a prima vista liquidare il tutto con un’alzata di spalle osservando che i dati si riferiscono alla fase finale del primo governo gialloverde Conte.

Ora c'è il secondo governo giallorosso Conte e il film è cambiato, a partire dai migliorati rapporti con l’Europa e dallo spread sceso di circa 100 punti da che si è insediato il nuovo esecutivo. Tutto vero, compreso il fatto che la richiesta di Bruxelles (firmata ancora dalla vecchia Commissione con i tempi del giudizio finale che saranno più lunghi) per chiarimenti sulla manovra non prelude ad una bocciatura. Anche se la traiettoria del debito resta sotto indagine (del resto, è stato lo stesso Governo a scrivere nero su bianco che si continua a violare la relativa regola europea).

Tutto ciò non toglie che la politica economica del nuovo governo a quattro cilindri (Mov5Stelle, Pd, Italia Viva e Leu) continui a galleggiare in una zona grigia, tra proclami vittoriosi (“abbiamo sconfitto i debiti”, è stato detto, riportando alla memoria anche la “sconfitta della povertà” del primo governo Conte), nuova stagione di caccia fiscale e mancata (fin qui) discontinuità su i due pilastri della politica del vecchio governo: quota 100 e reddito di cittadinanza, che hanno ingessato la politica gialloverde e condizionano ora quella giallorossa.

La politica partitica fa il resto. Prassi caratteristiche della vituperata Prima Repubblica, rinvii, attacchi e ritorsioni, mediazioni continue bilaterali e multilaterali. La rotta finale non può così che essere incerta e senza una vera scossa per la crescita. E si conferma che il percorso parlamentare della nuova legge di bilancio e del decreto fiscale sarà oggetto di nuovi strappi e tensioni.

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