RILANCIARE L’ECONOMIA

Occupazione più efficace con norme condivise

di Marco Ceresa


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3' di lettura


Negli ultimi mesi il Governo ha definito importanti provvedimenti sul fronte del lavoro. Decreto Dignità, Quota 100 e Reddito di Cittadinanza hanno diviso l'opinione pubblica, con il pregio di riportare i temi dell'occupazione, della formazione, delle politiche attive al centro del dibattito del Paese. Ma nella dialettica che divide l'Italia tra favorevoli e contrari su questi provvedimenti, sembra mancare ancora un momento di riflessione condivisa sugli scenari dei prossimi anni: una visione di medio-lungo termine che parta dall'emergenza demografica che ci sta investendo. È il momento di superare l'orizzonte del breve periodo per ragionare insieme - le istituzioni pubbliche con gli operatori privati coinvolti in questi processi - sulle azioni per il lavoro e la crescita del Paese nei prossimi vent'anni.
Il Decreto Dignità ha apportato modifiche sostanziali ai contratti a tempo determinato, con lo scopo dichiarato di limitare la precarizzazione del lavoro e di favorire l'occupazione. Tra le diverse misure, l'introduzione della causale sui contratti con durata superiore ai 12 mesi non produrrà più lavoro, ma rischia persino di ridurlo se le aziende lasceranno a casa le persone a fine contratto.
Nel nostro settore, questo provvedimento ha già prodotto una riduzione del numero dei contratti a termine e allungato la durata di alcuni contratti. Le Agenzie per il Lavoro vogliono continuare ad essere partner a 360 gradi delle aziende anche per ricerca e selezione a tempo indeterminato, per la formazione, l'outplacement e molti altri servizi. Però il provvedimento avrà un effetto regressivo per l'economia, incidendo negativamente sulla competitività. Francamente, non se ne sentiva il bisogno.
In un'economia in rallentamento, si è dato il via al Reddito di Cittadinanza, una misura positiva se sarà in grado di fornire un sostegno economico a una fascia di popolazione in difficoltà, attualmente fuori dal mondo del lavoro. Ma ho seri dubbi che - come nelle intenzioni - riesca anche a fornire un impiego a tutti i beneficiari, spesso persone senza competenze, motivazioni e mindset professionale. Mi aspetto che il Reddito di Cittadinanza si riveli un aiuto ai consumi, ma non produca effetti rilevanti sull'occupazione. Non può essere l'atteso boost all'economia. Di certo, è importante avviare adeguati controlli per evitare che qualche furbetto - inevitabilmente ce ne saranno - ne approfitti, attraverso il lavoro nero.
In questa macchina complessa si innesta il ruolo dei navigator, i “tutor” che nei Centri per l'Impiego avranno il compito di accompagnare i beneficiari del Reddito di Cittadinanza nella formazione e nel reinserimento al lavoro. Non possiamo farci troppe illusioni: sarà un percorso lungo e complicato. Non si può sperare che in pochi mesi siano disponibili professionisti adeguati a un compito così oneroso. Servirebbero profili con formazione e esperienza, proprio come quelli delle Agenzie per il lavoro. D'altronde è comprensibile che lo Stato non possa attrarre un nucleo di professionisti dai costi molto alti per offrire alle aziende un servizio gratuito.
Poi c'è Quota 100, un provvedimento che nelle intenzioni dovrebbe produrre una “staffetta generazionale” in azienda tra la pensione dei senior in pensione e l'inserimento dei giovani. Difficilmente sarà davvero così. In qualche caso, la sostituzione di persone poco formate e motivate con figure più giovani avverrà e sarà di aiuto alle imprese. Ma non ci si può aspettare una sostituzione “uno a uno”, con slancio alla produttività, specie in un momento di stagnazione economica come quello attuale, mentre il provvedimento mette a serio rischio la sostenibilità del sistema pensionistico complessivo.
Al di là dei singoli provvedimenti, quel che manca davvero è uno sguardo di lungo periodo. Perché ogni analisi deve partire da una premessa: l'Italia deve affrontare un grave problema demografico. Il valore del Pil è strettamente correlato al numero delle persone attive e alla loro produttività, ma il costante declino della forza lavoro per effetto del progressivo invecchiamento della popolazione, con aumento dei pensionati a carico di una popolazione attiva in contrazione, pone seri interrogativi sulla crescita futura, oltre che sulla tenuta del sistema economico e sociale. Servirebbe una previsione sullo scenario del lavoro nei prossimi anni, un'indagine puntuale sulle professioni del futuro e sulle competenze richieste: noi ci stiamo impegnando su questo fronte, perché questa è una priorità assoluta del Paese. Ma non siamo stati coinvolti in alcune fase di analisi per i provvedimenti in atto. Notiamo ancora troppa distanza tra le istituzioni e l'impresa. Dialogo e collaborazione con i soggetti privati sono cruciali per guardare in logica integrata il sistema educazione-lavoro-assistenza, considerando anche la necessità di produrre una legislazione armonica con quella europea, in un mondo sempre più globale. La mia proposta al Governo: si sieda al tavolo con le Agenzie per il Lavoro per discutere del futuro dell'Italia. Presenti la sua visione per il lavoro a chi di lavoro si occupa ogni giorno: ragioniamo insieme su come costruirlo insieme nei prossimi anni.

Amministratore delegato di Randstad Italia

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