economia

Ocse, crescita più forte ma lavoro più fragile, tagliare i contributi

di Giuliana Licini

(Daniele Stefanini)

4' di lettura

«La crescita in Italia è più forte delle attese grazie all’andamento migliore del previsto del mercato del lavoro, che ha sostenuto i consumi», ma l’occupazione è diventata più fragile. Mauro Pisu, Senior Economist del desk Italia all’Ocse, commenta – in un colloquio con Radiocor Plus - la revisione al rialzo di 0,4 punti nell’Interim Outlook delle stime del Pil della Penisola all’1,4% per il 2017 e all’1,2% per il 2018. «L’Italia è ancora in una situazione di bassa crescita, ma è uscita dall’emergenza ed è in un percorso di crescita moderata, che sta accelerando. E questo grazie alle riforme», sottolinea l’economista. Tuttavia dall’analisi dei dati sul lavoro emerge che «la qualità dell’occupazione è minore», perché spesso i nuovi posti riguardano contratti a tempo determinato, quindi «più fragili». Sono in questo ambito positive le iniziative prospettate dal Governo a favore dei giovani, ma sarebbe necessario un taglio generalizzato dei contributi previdenziali a carico delle imprese che sono «molto elevati», utilizzando le risorse reperite con la lotta all’evasione fiscale. Avanti anche con la lotta alla povertà. No, invece, allo sganciamento dell’età pensionabile dalle aspettative di vita. A dare ossigeno alla ripresa - indica inoltre Pisu - hanno contribuito la ricapitalizzazione e la riorganizzazione del settore bancario e giungono «segnali positivi» anche dal fronte Npl, per quanto il problema resti notevole. Infine, il vero rischio politico per l’Italia viene da un sistema elettorale che renda difficile formare un Governo.

Risorse per ridurre povertà, non per diminuire età pensioni

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«La crescita anche nel secondo trimestre è stata più forte delle attese e sul 2017 il +1,4% potrebbe essere una stima prudente», spiega Pisu a Radiocor Plus. La spinta in più viene dal lavoro: «nonostante la fine della decontribuzione, è continuata la crescita dell’occupazione, mentre ci aspettavamo un rallentamento. Questo ha sostenuto i consumi privati, più robusti delle attese». Tuttavia, se da un lato l’occupazione cresce, dall’altro «la qualità del lavoro è minore, perché si tratta di contratti a tempo determinato. Sono posti di lavoro più fragili. E’ un aspetto meno positivo che il Governo dovrà affrontare». Il senior economist dell'Ocse rileva che l’esecutivo considerando una forma di decontribuzione a favore dei giovani. «Speriamo si faccia qualcosa. In effetti, sarebbe necessario un taglio ai contributi a carico delle imprese più generalizzato. Potrebbe costare notevolmente, ma andrebbe programmato nel lungo periodo con l’utilizzo delle risorse ricuperate dalla lotta contro l’evasione fiscale che colmerebbero il ‘buco’ causato dalla decontribuzione». Tra l’altro, «semplicemente recuperando parte dell’evasione Iva si potrebbe coprire un taglio notevole ai contributi», rileva il capo del desk Italia, sottolineando che «la via maestra per ridurre in modo duraturo e permanente l’evasione fiscale sono l’uso di tutti gli strumenti informatici» con l’inter-operabilità dei vari data-bases e la riduzione dell’utilizzo dei contanti. Sulla legge finanziaria in fase di preparazione, «da quello che possiamo vedere dai giornali, il governo si sta muovendo nella giusta direzione, con un budget ancora moderatamente espansivo che fa attenzione alla qualità della spesa». Sono positive, in particolare, le politiche a favore dell’innovazione, degli investimenti per l’industria 4.0 e, appunto, il taglio ai contributi dei giovani. «Quello che ci preoccupa è la discussione sull’età pensionabile, la possibilità che venga fatta un’eccezione sganciandola dall’aspettativa di vita. Il governo dovrebbe rifiutare questa proposta. Ci sono questioni sociali, come la povertà, più urgenti», tiene a rimarcare l’economista. In Italia il tasso di povertà delle famiglie con figli è estremamente elevato e «se ci sono risorse disponibili, dovrebbero andare a diminuire la loro povertà e quella dei giovani e non dovrebbero essere utilizzate a beneficio di persone il cui tasso di povertà è sicuramente inferiore a molti altri», spiega Pisu. Come potrebbe cambiare il quadro se dopo le elezioni ci fossero al Governo forze diverse dalle attuali? Con la premessa che «Noi non facciamo commenti che riguardino qualsiasi partito, parliamo solo di politiche», l'economista indica che «Il suggerimento per qualsiasi Governo è di continuare nella strada delle riforme iniziata dai Governi precedenti». Non manca, comunque, un commento sulla moneta fiscale, proposta da M5S ed è una bocciatura. La moneta fiscale «è una misura eterodossa, radicale. E’ stata introdotta in passato in Paesi che erano in una situazione molto critica, come l’Argentina all’inizio degli anni 2000 e la Germania e la Svizzera degli Anni 30. Situazioni estreme caratterizzate da mancanza di valuta e instabilità finanziaria, che in Italia non esistono», spiega Pisu. Una simile misura «avrebbe effetti assolutamente limitati rispetto ai bisogni dell’economia italiana e rappresenterebbe una distrazione rispetto ai problemi fondamentali del Paese». Quando si parla di rischio politico – indica infine l’economista - il rischio non sono le elezioni per sé che sono ovviamente parte del processo democratico, ma «le possibili difficoltà a formare un Governo. Senza una nuova legge elettorale non è chiaro come andranno le cose. Il rischio principale è quello».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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