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Ocse, Gurria contro Di Maio: non siamo per austerità, la flat tax non è equa

di Gerardo Graziola

La gelata Ocse sulla crescita


3' di lettura

Le proposte di riforme avanzate dall'Ocse per il rilancio dell'economia italiana non sono misure di austerità, chiarisce il segretario generale, Angel Gurria, che in un'intervista a Radiocor, replica al vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ma sottolinea di non voler «creare una polemica tra Di Maio e l'Ocse, che non è il caso». Gurria sostiene anche come sia importante mantenere il paletto della riforma delle pensioni che aggancia l'età della quiescenza alle aspettative di vita. Gurria inoltre giudica “non equo” il sistema di imposizione della flat tax perche' «non è progressivo”.

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Valutazioni positive invece sulle banche italiane: sugli npl è stato fatto un buon lavoro, il settore è solido ma ci sono rischi legati alla percezione dei mercati sul rischio sovrano.


D. Segretario Gurria, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio sostiene che le vostre raccomandazioni richiedono di fatto politiche di austerità per fare ripartire la crescita in Italia. E' veramente così?
R. “No. Le raccomandazioni cercano un equilibrio, un bilanciamento tra l'alto debito per cui il fabbisogno va mantenuto basso e creare un surplus primario a partire dal 2% e fino al 3,3%, per avere una sua riduzione, e le misure per garantire la protezione sociale. Non ci sono le risorse sufficienti per fare tutto quello che si desidera fare e questo è vero in tutto il mondo - aggiunge Gurria - e allora bisogna chiedersi come fare meglio con le risorse disponibili”.

D. Sul provvedimento di Quota 100 avete espresso una critica piuttosto netta. Oggi il ministro Tria le ha risposto che si tratta di una misura che sarà temporanea e sperimentale per coprire un problema di transizione lasciato dalla riforma Fornero. E' una risposta che l'ha convinta?
R. “Io accetto quello che dice Tria ma bisogna chiarire. La tendenza mondiale è che si vive più a lungo e si lavora più a lungo. In Italia avevate già fatto la cosa più difficile: legare l'età di pensionamento all'aspettativa di vita. Tutti cercano di farlo ma non è facile farlo. L'Italia lo ha fatto e non bisogna perdere questo vincolo. La realtà brutale è che i sistemi pensionistici sono stati disegnati per aspettative di vita che erano molto più basse. Questa è la realtà dei numeri altrimenti si va a sbattere e solo per ragioni attuariali, aritmetiche. La conseguenza è che se non ci sono le risorse, le pensioni dovranno essere ridotte o le contribuzioni aumentare. Oppure si lavora di più per i benefici che questo comporta: maggiore contribuzione e minor assorbimento di risorse dal sistema pensionistico. Non è questione di più austerità o di meno austerità – prosegue Gurria - ma di garantire, tra vent'anni, una pensione dignitosa”. L'Ocse ha calcolato che il costo cumulato al 2025 di Quota 100 è di 40 miliardi. “Parliamo dell'1-2% del Pil. Se lo si trovasse oggi sarebbe meraviglioso per migliorare le finanze pubbliche e per la riduzione del debito pubblico. Noi diciamo che non necessariamente deve durare fino al 2025 e che si protrae a lungo puo' diventare poi più difficile eliminarlo”.

D. Il rapporto Ocse dice che la nuova recessione dell'economia quest'anno e le eventuali nuove tensioni sullo spread e quindi sulla finanza pubblica potrebbero provocare dei rischi per le banche italiane che definite comunque più solide grazie al minor peso degli Npl. Questi rischi che individuate mettono a repentaglio la stabilità del sistema bancario che lei ha definito ‘riconquistata a fatica ?
R. “La stabilità riconquistata a fatica perché l'Italia ha fatto un grande sforzo sia da parte dei singoli istituti sia da parte delle Autorità”. Gurria ricorda che l'Italia “è stata la prima a fare il bail-in”. “Oggi abbiamo gli npl sono sotto il 10% dei crediti totali e la posizione delle banche italiane, molto migliorata, è importante per il credito. In un momento di crescita debole ci sono molti fattori che cospirano contro il credito bancario ma non c'e' più un'instabilità del settore in Italia. Ci sono però i rischi legati all'aumento della percezione del rischio sovrano perché questo si traduce in un maggiore costo del funding e in una minore redditività”.

D. In In Italia c'è spazio per un taglio delle tasse su imprese e cittadini? La scelta della flat tax la convince?
R. “Le imposte in generale devono essere progressive poi deve esserci un'applicazione universale e non ci devono essere accordi speciali per favorire la localizzazione di certi investimenti ma questo è in via di eliminazione in Europa. La terza caratteristica è che un'imposta deve essere semplice. La progressività è molto importante e la flat tax, che certamente è difficile da evadere, non è progressiva e non è equa”.

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