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Ocse: Italia in rapido invecchiamento, record di giovani inattivi

di Redazione online


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(max dallocco - Fotolia)

3' di lettura

Una popolazione in rapido invecchiamento, con un numero record di giovani inattivi, alle prese con un mercato del lavoro difficile, con evidenti disparità sociali, un senso di insicurezza finanziaria, ma anche nelle strade e con una scarsa fiducia nelle istituzioni pubbliche e la percezione di una corruzione diffusa. È il ritratto della società italiana che esce dal rapporto "Society at a Glance" pubblicato oggi dall'Ocse, sulla base di sondaggi e statistiche sulle tendenze del benessere sociale nei 36 Paesi industrializzati.

L'Italia ha la quota più bassa (15%) di giovani tra 15 e 29 anni, contro la media Ocse del 19% e contro il 23% del 1960. L'età media del matrimonio è salita per le donne a 31,9 anni nel 2016 dai 25,9 anni del 1990 e per gli uomini da 28,9 anni a 34,7, sopra le medie Ocse di un paio di anni nel rilevamento più recente. I matrimoni sono in ogni caso in calo (3,4 ogni 1000 persone nel 2016 contro 5,6 nel 1990), mentre sono aumentati i divorzi (1,6 contro 0,5). Sono comunque percentuali inferiori alle medie Ocse (tasso di matrimonio 2016 al 4,8% e divorzi all'1,93).

La questione migranti presenta numeri inferiori alle medie Ocse: il flusso medio di migrazione permanente nel 2010-15 è stato pari allo 0,5% della popolazione contro lo 0,6% Ocse e le persone nate all'estero nel 2016 erano il 10,2% della popolazione (10,4% Ocse) dal 9,8% nel 2006. Un capitolo particolarmente critico per la Penisola è poi, notoriamente, quello del lavoro: il tasso di occupazione della popolazione è il terzo più basso dell'Ocse: l'Italia con il 58% fa meglio solo di Grecia e Turchia ed è ben distante dal 69,4% medio Ocse e le percentuali di lavoratori autonomi (23%) e temporanei (15%) sono tra le più alte e superiori alle medie Ocse (15,9% e 13%). Il livello di disoccupazione è circa il doppio di quello Ocse (5,5% nelle ultime rilevazioni).

Numeri record per i ‘Neet', i giovani che non sono né a scuola, né al lavoro né in formazione: erano il 25,2% nel 2017 tra i 15 e i 29 anni, percentuale inferiore solo a quella della Turchia e contro il 13,4% Ocse. A livello dell'intera popolazione tra inattivi, disoccupati o in part-time involontario, il 42% è sotto-utilizzato, la terza percentuale più alta dell'Ocse (dietro a Grecia e Turchia), a fronte di una media del 26%. Il 19% dei lavoratori sono sovra-qualificati rispetto alle mansioni che svolgono e il 20% sono sotto-qualificati (17% e 19% Ocse).

Lo studio quest'anno dedica anche un ampio capitolo alle persone "Lgbt" e nel caso dell'Italia emergono difficoltà maggiori che negli altri Paesi nell'accettazione dell'omosessualità e del transgender. Partiamo dai fattori demografici: nel 2015 in Italia c'erano 38 persone anziane (ultra-65enni) ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni, il doppio rispetto al 1970 (19 ogni 100) e entro il 2060 si arriverà a 69 ogni 100. Sono i tassi di dipendenza più alti del mondo, dopo quelli del Giappone e sono di almeno 10 punti più alti delle medie dell'Ocse. Del resto il tasso di fertilità in Italia nel 2016 era pari all'1,34, il penultimo dell'Ocse (solo la Corea lo ha più basso), contro il 2,34 del 1970 (ma anche l'1,19 del 1995).

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