ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’outlook d’autunno

Ocse: Pil Italia in contrazione a fine 2022, lieve ripresa a +0,2% in 2023. No recessione globale

Guerra, shock energetico e inflazione rallentano la crescita, soprattutto per Usa e Europa. In italia contrazione a fine anno e lievissima ripresa nel 2023

di Redazione Esteri

Mathias Cormann Il segretario generale dell’Ocse (Reuters)

3' di lettura

Una frenata della crescita mondiale l’anno prossimo, dal 3,1% del 2022 (già quasi dimezzata rispetto al 2021) al 2,2% di quest’anno, a cui seguirà un lieve rimbalzo nel 2024 (+2,7%). Queste le ultime stime contenute nell’outlook economico pubblicato dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che migliora comunqe leggermente le previsioni di settembre ed esclude una recessione globale.

Il quadro globale

Il quadro sconta la decisa frenata di Europa e America, alle prese con guerra in Ucraina, shock energetico ed emergenza inflazionistica (con conseguenti strette di politica monetaria), e vede l’Asia principale motore della crescita, anche se le performance cinesi rimangono nettamente al di sotto degli anni pre-pandemia (nel triennio 2022-24 il Pil è stimato rispettivamente a +3,3%, +4,6% e 4,1%).

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Per gli Stati Uniti l’Ocse prevede un incremento del Pil dell’1,8% nel 2022 seguito da un +0,5% nel 2023 e un +1% nel 2024; per l'Eurozona si attende una solida performance al ritmo del 3,3% quest'anno con una frenata allo 0,5% l'anno prossimo e una risalita all’1,4% nel 2024.. Freneranno l’anno prossimo l’economia tedesca (-0.3%) e, fuori dall’Unione europea, quella del Regno Unito (-0,4%), oltre che, inevitabilmente, quella russa (-5,6%).

Lo scenario italiano

Quanto all’Italia, la crescita del Pil reale è prevista al 3,7% nell’intero 2022, che vedrà però una contrazione a fine anno. Nel 2023 è prevista una lievissima crescita, dello 0,2%, prima di una moderata ripresa all’1% nel 2024. Il debito pubblico si attesterà al 146,5% nel 2022, per scendere al 144,4% nel 2023 e al 143,3% nel 2023.

I prezzi elevati dell’energia, rileva l’Ocse, freneranno la produzione nelle industrie ad alta intensità energetica, mentre il calo dei redditi reali dovuto all’inflazione elevata, l’aumento dei tassi di interesse e la crescita contenuta del mercato delle esportazioni modereranno la crescita della domanda.

L’inasprimento della politica monetaria dell’area dell’euro - continua il rapporto - sta avendo effetti significativi sulle condizioni finanziarie in Italia. Questo implica costi di indebitamento più elevati per il governo, le famiglie e le imprese, nonostante il premio di rischio sui titoli di Stato italiani a lungo termine rispetto ai titoli tedeschi dovrebbe rimanere costante. Per attutire l’impatto dell’inflazione sulle famiglie e sulle imprese - continua il report nel capitolo dedicato all’Italia - il governo ha adottato misure fiscali pari a circa il 3½ per cento del Pil nel 2022. «È probabile che queste misure continuino anche se il bilancio per il 2023 è stato ritardato dalle elezioni. Si presume che le misure fiscali nel 2023 raggiungeranno un equilibrio tra il sostegno all’economia e la prudenza fiscale, con l’estensione delle misure in corso ai mesi invernali per poi venire gradualmente ritirate entro la metà del 2023, con un risparmio fiscale di circa il 2% del Pil sull’intero anno relativo al 2022. Allo stesso tempo, l’atteso incremento della spesa relativa al Pnrr dell’1,5% del Pil rispetto al 2022 stimolerà gli investimenti pubblici. Nel complesso, la combinazione di condizioni finanziarie più rigorose e di una politica fiscale moderatamente di supporto a inizio 2023 dovrebbe limitare i rischi di effetti secondari sull’inflazione derivanti da una maggiore crescita dei salari e contribuire a prevenire una contrazione di lunga durata delle attività nel 2023».

Le prospettive dell’inflazione

«Attualmente ci troviamo di fronte a una prospettiva economica molto difficile – ha spiegato il capo-economista, Alvaro Santos Pereira -. Il nostro scenario centrale non è una recessione globale, ma un significativo rallentamento della crescita per l’economia mondiale nel 2023, nonché un'inflazione ancora elevata, seppur in calo, in molti Paesi». Tale comunque da richiedere nella maggior parte delle economie avanzate, come sottolinea l’outlook «una continuazione dell'inasprimento della politica monetaria per ancorare le aspettative di inflazione e abbassarla in maniera durevole».

Le stime Ocse sull’inflazione sono dell'8,1% per i paesi del G20 nel 2022, con una graduale diminuzione al 6% nel 2023 e al 5,4% nel 2024. Per l'Eurozona invece le previsioni sono per un incremento dell'8,3% quest'anno a cui dovrebbe seguire un lieve ridimensionamento al 6,8% nel 2023 e una discesa al 3,4% nel 2024.

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