letture: i consigli del cacciatore di libri

Odio e vendetta nell'ultimo romanzo di Amélie Nothomb

di Alessandra Tedesco

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4' di lettura

La commedia nera che indaga sentimenti estremi e viscerali, con punte di grottesco, è la caratteristica distintiva della narrativa di Amélie Nothomb. Scrittrice belga cresciuta in Giappone, autrice di culto soprattutto negli anni 90 con titoli come Igiene dell'assassino, Sabotaggio d'amore, Stupore e tremori, Metafisica dei tubi, Cosmetica del nemico. Poi sono arrivati romanzi come Acido solforico, La nostalgia felice, Riccardin dal ciuffo. Ora è in libreria con I nomi epiceni, pubblicato come gli altri da Voland con la traduzione di Isabella Mattazzi, in cui il tema del doppio e dello scollamento fra apparenza e realtà raggiunge l'apice a iniziare proprio dal titolo. I nomi epiceni sono, infatti, i nomi che possono essere riferiti contemporaneamente al genere maschile o femminile. In Italia non c'è una tradizione in tal senso per i nomi propri, ma è sempre più frequente vedere attribuito il nome Andrea anche alle donne, come suggerito dalla consuetudine anglosassone. In Francia, invece, i nomi epiceni sono diffusi.

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«Ho sempre avuto una grande curiosità per le persone che hanno nomi epiceni –dice Amélie Nothomb-. Sono in contatto con molti lettori e lettrici e spesso ricevo lettere di persone che hanno nomi epiceni e ho notato che queste persone fanno di tutto perché non si capisca se sono maschi o femmine. E quando, dopo tre lettere, finisco per chiedere: Ma, mi scusi lei è un uomo o una donna?, quasi sempre mi rispondono: Provi a indovinare!».

I protagonisti del romanzo sono, dunque, due persone con nomi epiceni: Dominique (in questo caso una donna) e Claude (uomo). Si incontrano quando hanno venticinque anni. Lei è una ragazza tranquilla, taciturna, solitaria, poco interessata agli uomini («se nessuno la corteggiava –si legge nel testo- era perché la gente percepiva il suo problema a distanza»). Lui è un uomo volitivo e affascinante. Dominique intuisce che c'è qualcosa che non va in Claude, ma cede alle sue lusinghe. I due iniziano una relazione, si sposano, si trasferiscono a Parigi.

«All'inizio non si capisce quale sia il problema di Claude, si vede che ha delle difficoltà, ma non è chiaro di cosa si tratti –spiega Nothomb-. Bisogna andare molto avanti nella lettura del romanzo per capire che Claude sta cercando di vendicarsi. Lo scopo della sua vita è di mettere a segno una colossale vendetta, una vendetta molto particolare, una vendetta che ha tempi molto lunghi e che è complessa. Per scrivere questo libro ho cercato di immaginare quale potesse essere la peggiore vendetta d'amore. Ho riflettuto e sono giunta alla conclusione che la peggior vendetta d'amore era proprio quella messa in atto da Claude».

A Parigi Claude cambia atteggiamento nei confronti della moglie. Diventa sferzante, la colpevolizza perché non riescono ad avere figli, finché Dominique rimane incinta e nasce una bambina, Epicene. Sulla carta Claude avrebbe realizzato il suo sogno, nella realtà ignora la figlia, non le rivolge alcun gesto di affetto, forse arriva a odiarla.

«Questo libro parla di una ragazzina che non è amata da suo padre –dice Amélie Nothomb-. Pare che quando una figlia non è amata dal padre, abbia più difficoltà a trovare una propria identità sessuale. Per lei è più difficile capire a che sesso appartiene. È anche per questo che il libro si intitola I nomi epiceni».
L'anaffettività di Claude è cosi evidente che anche la stessa Epicene a soli cinque anni comprende che il padre non la ama e che anche lei non prova alcun sentimento. «Non voglio bene a papà! – si legge nel romanzo-. Saperlo era una cosa, dirlo un’altra, radicalmente diversa. Malgrado la calma e l'assenza di stupore, quelle parole producevano un effetto inimmaginabile. La rivelazione portava a una realtà superiore, diventava un vero e proprio monumento dello spirito».

Ancora una volta Amélie Nothomb ci propone un personaggio-bambino estremamente consapevole del mondo e delle persone, più adulto degli adulti stessi, più saggio dei genitori, così come era accaduto in Metafisica dei tubi o Riccardin dal ciuffo. «Penso di avere una sola vera caratteristica: è che mi ricordo benissimo della mia infanzia. E ricordo che quando ero bambina avevo una grande consapevolezza di me stessa, mentre oggi sono diventata una persona ordinaria. Ricordo che fino ai cinque o agli otto anni questa consapevolezza di me stessa era molto importante. Quindi parto dal principio che se io ero così, anche tutti gli altri bambini erano così. L’unica differenza tra me e gli altri è che io mi ricordo, ma sono sicura che sia così per tutti».

Solo alla fine del romanzo verranno svelate le ragioni del comportamento anomalo di Claude e del suo piano di vendetta. C laude è l'egoista assoluto, è disposto a distruggere le vite di chiunque, compresa quella della figlia. L'unica cosa che conta per lui è la vendetta. «Mi affascinano le persone che sono capaci di nutrire un sentimento di odio per così tanto tempo –spiega Amélie Nothomb-. Io provo ogni tipo di sentimenti e anch'io sono capace di odiare, di essere cattiva, ma quando odio qualcuno lo faccio per cinque minuti, quando sono cattiva lo sono per tre minuti e mezzo, e questo non è molto interessante. Mi affascinano quelli che sono capaci di odiare per vent'anni, di essere cattivi per vent'anni. Tutto questo ha molto a che fare con la scrittura: quello che è interessante, quando si scrive un romanzo, è trovare degli espedienti, è la premeditazione, è organizzare il tutto. Chi si vendica, fa la stessa cosa».

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