Cassazione

Odio razziale: il manifesto con la testa nera mozzata non basta per la condanna

Annullata con rinvio la condanna per chi con frasi e immagini violente, monatate con due cartelli "a vela" su un camion, invocava la pena di morte per Adam Kabobo

di Patrizia Maciocchi


default onloading pic
(Reuters)

3' di lettura

Montare sul camion del proprio esercizio commerciale un manifesto pubblicitario con due cartelli “a vela”, con la scritta «clandestino uccide tre italiani a picconate - pena di morte subito!», il tutto corredato con una testa nera mozzata da una ghigliottina che gronda sangue non giustifica la condanna per odio razziale. Perché nel caso specifico prevale l’accusa per un fatto concreto. La Corte di cassazione, con la sentenza 1602, ha annullato con rinvio, la sentenza con la quale la corte d’Appello aveva condannato i due imputati, Osvaldo Rosa e Mirko Rosa, padre e figlio, quest’ultimo noto come l’ex “re dell’oro”, titolare della Mirko Oro, con diversi precedenti penali rispettivamente per evasione fiscale e ricettazione.

La sentenza

Visualizza

L’odio razziale
Questa volta la condanna era per istigazione all’odio razziale, in base alla legge 654/1975, e successive modifiche, con la quale è stata ratificata la convenzione di New York contro qualunque forma di razzismo. Oggetto del messaggio degli imputati era Adam Kabobo un ghanese di 34 anni, condannato a venti anni dalla Suprema corte per aver ucciso, nel maggio 2013, tre passanti a colpi di piccone nel quartiere Niguarda di Milano. Ad avviso della Suprema corte la valutazione della sussistenza della “discriminazione per motivi razziali” della “propaganda di idee” e “l’odio razziale o etnico” deve essere valutata dal giudice in base al contesto in cui si colloca la condotta. Un passo da fare per pesare i diversi diritti in gioco: la pari dignità e la non discriminazione con la libertà di pensiero. Nel caso esaminato la Cassazione sottolinea che la Corte di merito ha punito la discriminazione per la contrapposizione tra il clandestino , autore di un grave delitto, peraltro ancora oggetto di giudizio all’epoca dei fatti, e le vittime italiane.

La testa nera mozzata
Il tutto associato alla violenta esibizione di una ghigliottina che decapita la testa di un uomo di colore. Ad avviso dei giudici di merito gli imputati avrebbero additato il «clandestino dalla pelle nera», come nemico, a causa delle sue origini e non dei i suoi comportamenti. Per la Corte territoriale l’uso delle espressioni e delle immagini , esasperate e violente, andava oltre il collegamento con l’episodio concreto. Un fatto preso a pretesto per evocare scenari di pericolo legati al comportamento dei clandestini di pelle scura, rispetto ai quali l’unica difesa è quella di ucciderli. Per la Cassazione una conclusione raggiunta senza dare un peso al fatto alla base del manifesto “pubblicitario” esposto sul camion.

L’esame sull’orgine dell’odio
Un errore, secondo i giudici di legittimità, che va corretto. Ricostruire il contesto è essenziale per affermare il contenuto discriminatorio del cartellone esposto sulla pubblica via sul camion. Inoltre la Corte territoriale ha presunto solo per l’esposizione del manifesto “pubblicitario”, senza indagare, l’esistenza di un sentimento di odio razziale tale da far scattare comportamenti discriminatori. La Suprema corte invita a rivedere il verdetto avvertendo che non basta per affermare la condotta incriminata «un qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni eventualmente anche attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione».

Per affermare la “discriminazione per motivi razziali” ci deve essere «una condotta discriminatoria che si fonda proprio sulla ”qualità personale” del soggetto e non - invece - sui suoi comportamenti». Nello specifico la Corte d’Appello ha focalizzato l’ attenzione su alcuni elementi, invece di considerare che l’odio manifestato dagli imputati poteva nascere dall’omicidio messo in atto da «tale individuo», da un lato e dall’altro «dall’irregolarità dell’ingresso in Italia del soggetto che si è reso autore di quei gravi fatti».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...