boom di offerte milionarie

Offerte milionarie, perché il calcio in Cina sembra il ping pong ai tempi di Mao

di Dario Ricci

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Pierre-Emerick Aubameyang (Ansa)


4' di lettura

Come il ping pong ai tempi di Mao. Diventa difficile comprendere l'attuale boom d'interesse della Cina per il football, se non lo si legge alla luce di una strategia che ha proprio nella volontà del presidente cinese Xi Jinping – grande appassionato di calcio – il motore primo. “Spero di vedere la Nostra Nazionale trionfare in un Mondiale entro 15 anni”, ha detto più di una volta il numero uno di Pechino. E quello che al mondo pallonaro è sembrato un ingenuo auspicio, all'interno della Grande Muraglia è risuonato come un ordine perentorio.

Niente scherzi – Il piano, presentato nell'aprile scorso (e puntualmente documentato dal nostro sito aveva strappato più di un sorriso, vista l'ambizione degli obiettivi e i tempi stringenti di realizzazione. Ma che il Dragone non abbia alcuna intenzione di scherzare lo dimostrano i fatti: i roboanti acquisti sul calciomercato, certo; le altrettanto fragorose acquisizioni societarie, di sicuro; ma anche altri segnali non secondari, che magari sfuggono al grande pubblico, ma che non sono meno significativi, riguardando tra l'altro molto da vicino proprio il nostro calcio…

Missione cinese – Poco più di un mese fa, nel novembre scorso, Il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, accompagnato dal presidente dell'Associazione Italiana allenatori e direttore della scuola allenatori di Coverciano Renzo Ulivieri e dall' avvocato. Mario Gallavotti, ha infatti incontrato a Pechino il presidente della Federcalcio cinese Cai Zhenhua, rinnovando la convenzione tra le federazioni dei due Paesi e la collaborazione sul fronte tecnico-organizzativo e per progetti di sviluppo del calcio. E, a sottolineare il valore strategico-politico dell'incontro, la presenza anche dell'ambasciatore italiano in Cina Ettore Sequi. Ma quello di Pechino è stato solo il match di ritorno sull'asse Italia-Cina.

A Coverciano - Lo scorso giugno il numero uno della Federcalcio cinese era stato ricevuto dal presidente Tavecchio nella sede della FIGC e aveva poi visitato il Centro Tecnico Federale di Coverciano, un incontro in cui erano state gettate le basi di un protocollo tra le due federazioni. L'accordo firmato è volto a consolidare il rapporto con un movimento in forte espansione come quello cinese, anche attraverso uno scambio di esperienze didattiche e formative del proprio personale nelle rispettive strutture e il confronto in diversi ambiti, dalla formazione dei tecnici e della classe arbitrale, alla promozione del calcio giovanile e femminile. Ed è Prevista anche l'organizzazione di stage e partite amichevoli tra le Nazionali dei due Paesi, comprese le selezioni giovanili, femminili e di Futsal. In quest'ottica, un ruolo-chiave è e sarà quello svolto dall'Assoallenatori, e dallo stesso Renzo Ulivieri: pieni di yuan, carichi di determinazione, ai cinesi manca ancora il know-how tecnico. A fornirlo, in buona parte, sarà proprio l'Italia, dal vertice del movimento (si veda l'incarico a Marcello Lippi come nuovo ct della derelitta Nazionale maschile), fino alla base.

Cambiamento genetico – Allargando di nuovo il nostro obiettivo d'osservazione, il calcio mondiale si sta nei fatti adeguando a questo rivoluzionario spostamento dei suoi paralleli e meridiani di riferimento. E non solo fuori, ma anche dentro il campo. Alcuni indizi? La progressiva introduzione della Var, la cosiddetta “moviola” in campo, il Mondiale qatariota del 2022 che potrebbe essere già a 48 squadre, l'eventuale eliminazione ,nei gironi eliminatori della stessa manifestazione del pareggio. Tutte novità che tendono a una maggiore spettacolarizzazione e semplificazione del gioco, e che vengono incontro ai gusti di quei nuovi mercati – asiatici, ma anche nord-americani – che con pareggi, fuorigioco e complesse interpretazioni arbitrali non hanno mai avuto grande feeling. Da qui la nascita di quello che potremmo definire l'Asiatic-Football, così geneticamente diverso dal calcio anglo-sud americano che abbiamo conosciuto dalla seconda metà dell'Ottocento ad oggi . Insomma, del nuovo nato abbiamo la fortuna di ascoltare i primi vagiti, seppur spaventevoli perché roboanti come il soffio di un Dragone.

Quali prospettive? – Inutile dire che da Londra, a Milano, a Rio de Janeiro, a Buenos Aires, si guarda con sentimenti contrastanti al (lieto?) evento. Calciatori e procuratori sguazzano volentieri nel nuovo, immenso, flusso di denari, e se i secondi lo fanno senza alcuna remora, i primi accantonano di buon grado, di fronte all'enorme ricchezza, il fatto di spendere magari i migliori anni della carriera lontano dal cuore del football che (ancora qualcosa) conta. Stesso malizioso sorriso è quello dei club europei, che vedono aprirsi un mercato sconfinato, ed entrare in cassa inaspettata e cospicua liquidità.

Offerta record – Basti come esempio l'indiscrezione rimbalzata nelle ultime ore dalla Germania, con lo Shangai Sipg pronto a versare 150 milioni di euro nelle casse del Borussia Dortmund per l'acquisto di Pierre-Emerick Aubameyang, bomber con un breve trascorso al Milan e miglior calciatore africano del 2015, che potrebbe intascarsi lo stratosferico ingaggio di 41 milioni l'anno, pari a 800mila euro a settimana. Dopo aver portato nel loro campionato Tevez, Oscar, Witsel e con i tentativi in corso per Diego Costa e Kalinic, l'ennesima prova che per i cinesi il tempo delle “vecchie glorie”, pronte ad accaparrarsi soldi per chiudere la carriera in estremo Oriente, appena cominciato, è già finito, re che le risorse per puntare ai giocatori veri davvero non mancano.

Interrogativi- Ma quanto è solida questa rivoluzione? Quanto infinite le risorse finanziarie? Quanto sincera la scoperta del football da parte delle masse cinesi? E, infine, l'interrogativo più inquietante: e se un giorno Xi Jinping cambiasse idea, e s'innamorasse del baseball?

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