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Officina Stellare, i telescopi (veneti) della Nasa puntano sull’Aim

di Alberto Annicchiarico


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I telescopi di Officina Stellare entro l’estate in Borsa

2' di lettura

Il rientro dei cervelli anziché la fuga. Ci riesce Officina Stellare, Pmi innovativa con sede a Sarcedo, in provincia di Vicenza. Nata nel 2009, Officina Stellare produce telescopi e strumentazione ottica e aerospaziale ai massimi livelli tanto che ha tra i clienti consolidati la Nasa, l’agenzia spaziale coreana (Kasi) e altre importanti agenzie spaziali. È attiva nel mercato della difesa (tra i clienti l’aviazione militare degli Stati Uniti, l’Aeronautica italiana, Leonardo) e collabora con istituzioni scientifiche e universitarie come il Mit e Princeton university. Una realtà piccola ma di eccellenza che adesso prova a fare il salto di qualità sbarcando in Borsa.

Ieri i vertici della società - fondata dal presidente Riccardo Gianni, dall’amministratore delegato Giovanni Dal Lago e dal responsabile del business development, Gino Bucciol - hanno avviato il processo di quotazione all’Aim (il mercato di Borsa Italiana dedicato alle Pmi più competitive), che dovrebbe essere completato, secondo i piani, entro l’estate. A metà maggio è previsto il roadshow. L’advisor finanziario sarà Ambromobiliare, nomad e global coordinator Banca Finnat, mentre l’assistenza legale sarà affidata allo studio Chiomenti.

«Aim è il sistema migliore per quello che ci serve realmente - commenta Dal Lago - anche se avevamo altre opzioni. Del resto il nostro è un marchio italiano perché teniamo molto al made in Italy. Lo sbarco in Aim ci aiuterà a fare investimenti in tempi rapidi, particolarmente in strumentazione e risorse umane». Le assunzioni riguarderanno engineering, produzione, program manager e sistemisti. Oggi Officina Stellare conta poco meno di 40 dipendenti, per più del 50% con laurea specialistica: ingegneri aerospaziali, fisici e astronomi. Figure indispensabili perché la produzione, oltre che la personalizzazione dei prodotti, viene gestita quasi del tutto in house. «Entro il 2023 - continua l’amministratore delegato - puntiamo a raddoppiare il personale. Gli ultimi “acquisti” sono italiani rientrati dall’Agenzia spaziale europea e da Tokyo. Siamo un caso piuttosto raro di ritorno dei cervelli».

Le ambizioni sulla crescita del business non vengono rivelate, visto che la società sta scaldando i motori per l’approdo in Borsa. Ma si può ricordare che il valore della produzione nel 2018 ha toccato quota 5 milioni, poco meno del doppio dei 2,7 milioni del 2017. L’Ebitda nel 2018 è stato pari a 1,14 milioni con un Ebitda margin del 23%, che resta il target dei prossimi anni. Quanto ai ricavi per area geografica l’Italia rappresenta solo il 9%. Il restante 91% arriva da America (61%), Europa (19%), Asia (11%).

E per il futuro? L’obiettivo è di realizzare la prima Space Factory riconosciuta a livello mondiale. Un centro dedicato allo sviluppo delle tecnologie applicate all’Aerospazio, in cui, spiega Dal Lago, «dalla ricerca di una soluzione che il cliente richiede si sia in grado di fornire un prodotto finito». Così Officina Stellare proverà a consolidare la propria posizione nella New Space Economy (che interessa agricoltura intelligente, controllo dei confini, emergenze idro-geologiche, ma anche guida automatica, Internet delle cose e molto altro), mercato che potrebbe raggiungere un valore di 439 miliardi nel 2020, dai 299 del 2017.

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