Economia Digitale

Oggi il 5G conviene alle imprese? I rischi, le promesse e i ritardi

Per essere convincente questa tecnologia deve trovare applicazioni business nuove e indispensabili. Quasi certamente, come spesso accade, finiremo tutti connessi al 5G. È ineluttabile. Ma per ora le aziende aspettano la killer application

di Luca Tremolada

3' di lettura

C’è un sano nervosismo tra gli operatori di telecomunicazioni. La nuova tecnologia presentata come volano definitivo per gli affari delle imprese e le vite dei cittadini ha ancora più di un problema. Nel mondo, ma anche in Italia. Sopratutto in Italia. Un rapporto dell’Istituto per la Competitività (think tank fondato nel 2005 con sede a Roma e a Bruxelles) ha lanciato un monito a chi governa la roadmap sollevando alcune criticità.

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In sintesi, la poca chiarezza nella sicurezza e i ritardi dettati dalla burocrazia oltre a far lievitare i costi del 5G stanno mettendo a rischio anche i benefici che a cascata dovrebbero interessare cittadini e imprese.

In discussione non sono i vantaggi teorici delle nuove reti. Come sappiamo oltre a promettere una velocità di connessione altissima rispetto al 4G, garantiscono minore latenza e una maggiore densità. Significa scaricare file (musica, video, giochi, applicazioni) a una velocità sino a 20 Gbps e caricare in upload a 10 Gbps. Quindi rispetto al 4G vuole dire passare dai minuti ai secondi. Per le aziende una minore latenza comporta un vantaggio considerevole per tutte quelle transazioni o comunicazioni business critical come ad esempio i sistemi di pagamento Una maggiore densità delle connessioni inoltre vuole dire potere gestire la potenza di calcolo dove viene generata e quindi sostenere le applicazioni business legate all’internet delle cose che diventeranno sempre più strategiche.

L’Italia da questo punto di vista continua ad essere un paese anomalo. Siamo secondi in Europa sullo stato di avanzamento del 5G. Tuttavia, l'indice DESI, prodotto annualmente dalla Commissione europea, che nella release 2019, ci posiziona solo al 24esimo posto complessivo in Europa per digitalizzazione dell'economia e della società, ci vede al 2o posto proprio in relazione allo stato di avanzamento della diffusione del 5G. Quindi siamo avanti nel 5G ma poco digitalizzati. Come se non bastasse il prezzo delle frequenze è risultato finora il più alto in Europa, equivalente in media a 36 centesimi di EUR/pop/MHz. Da cui l’apprensione degli operatori nostrano di tlc e l’attenzione ai tempi di implementazione.

Uno dei principali nodi da scioglere in questo senso è la sicurezza che, come spiega bene il rapporto, dipende dalla natura composita delle reti 5G. Se mettiamo insieme fattori come l'allargamento della superficie d'attacco, la crescente interdipendenza dei sistemi, la diffusione dell'outsourcing tra le aziende e la complessità di software e hardware non ci vuole un espero di cybersecurity per capire che è pressoché impossibile realizzare reti al 100% sicure. In questo senso la nazionalità di chi produce componentistica c’entra poco. Il riferimento a Huawei e alle accuse di spionaggio da parte degli Stati Uniti è voluto. «L'Italia presenta già da tempo un alto grado di internazionalizzazione nel settore tlc (con aziende a capitale americano, britannico, cinese, francese, svizzero)». Il nodo è strutturale, come direbbe un informatico. Per le reti 5G, in particolare, la vulnerabilità dipende dal fatto che i sistemi Ict sono complessi e interconnessi, e queste caratteristiche allargano la superficie su cui possibili malintenzionati possono sferrare i propri attacchi.

Tuttavia, un Rapporto Enisa indica che appena 2,5% dei problemi riscontrati sulle reti di telecomunicazioni europee nel 2017 sono riconducibili a incidenti di sicurezza causati da attacchi di hacker. Dei 169 incidenti di sicurezza analizzati nel corso del 2017 emerge come gli errori di sistema (hardware failure, software bugs ed errati aggiornamenti software) e gli errori umani siano la causa dominante degli incidenti riportati con impatto sul maggior numero di connessioni. Il nemico quindi è più interno che esterno. Ciodetto per una impresa sarà opportuno ragionare con attenzione. Verificare se e quanto quella attuale rappresenti un cambio di tecnologia vero al posto di una semplice integrazione del 4G. L’”aggiornamento”, la nuova realese (r17) che si presenta corposo da un punto di vista tecnico potrebbe essere completato entro la fine di quest’anno quindi le nuove applicazioni commerciali nasceranno dall’inizio del 2021. In questo senso sarà anche opportuno capire se e come evolveranno gli standadard e la legislazione (oltre ai singoli device). I.

Finora gli operatori sembrano interessati a spiegare cosa accadrà nel mercato consumer, in particolare i videogiochi sembrano il migliore campo di prova. La verità è che per essere “game changer” la tecnologia deve trovare applicazioni business nuove e indispensabili. Quasi certamente, come spesso accade, finiremo tutti connessi al 5G. È ineluttabile. Ma per ora le aziende aspettano la killer application

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