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Procedura, con 7-8 miliardi di minor deficit l’Italia prova a convincere la Ue

Lo stallo sulle nomine europee e l'agenda italiana fitta di riunioni sui tanti dossier aperti nel governo anticipano alle 17 la riunione del consiglio dei ministri che oggi approverà l'assestamento di bilancio rinviato la scorsa settimana

di Gianni Trovati


Ue, Conte: Italia eviterà la procedura perchè ha conti in ordine

3' di lettura

Lo stallo sulle nomine europee e l'agenda italiana fitta di riunioni sui tanti dossier aperti nel governo anticipano alle 17 la riunione del consiglio dei ministri che oggi approverà l'assestamento di bilancio rinviato la scorsa settimana, mentre rischiano di spostare la decisione della commissione che erano previste per domattina. Le attese della vigilia sono confermate: l'assestamento, e la relazione tecnica che lo accompagnerà, metteranno sul piatto 7-8 miliardi di deficit in meno.

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Occhi puntati sul 2020
La correzione dei conti senza «manovra correttiva» vera e propria sarebbe realizzata con l'aumento delle entrate fiscali, i dividendi straordinari e le minori spese per reddito di cittadinanza e pensioni. Il governo, quantomeno nella sua versione targata Conte e Tria, è intenzionato a mettere nero su bianco gli impegni sul 2020 che prevedono una riduzione ulteriore di due decimali di deficit strutturale. Dalla Lega si preme per far rientrare nel capitolo «impegni» anche l'avvio della Flat Tax. Il premier Conte, dopo le insistenze del suo vice Salvini, si è detto d'accordo. Mettere insieme un nuovo taglio al deficit con l'avvio di una riforma fiscale da 15 miliardi non è semplice. Ma ci si può provare.

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Il calendario della manovra
La linea è quella tracciata ad aprile dal Def, quando il governo ha scritto nel programma ufficiale la partenza della Flat Tax «nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti in questo documento». E gli obiettivi parlano di quasi sei miliardi (tre decimali di Pil) di deficit nominale in meno, che producono appunto una correzione da due decimali in termini strutturali. Ribadire quella linea dovrebbe essere sufficiente a a evitare l'avvio della procedura da parte della commissione. Questa, almeno, è la convinzione condivisa di chi ha trattato in questi giorni tra Bruxelles e Osaka. Dopo di che le agende si dividono.

Al ministero dell'Economia si punta alla strada ordinaria, che sposta all'autunno la partita interna di una manovra che tra Flat Tax, aumenti Iva da evitare, spese obbligatorie e altre misure dovrebbe mettere insieme almeno 45 miliardi di euro per andare incontro a tutte le promesse di questi mesi. In quest'ottica, il programma di bilancio (Dpb) da mandare a Bruxelles entro fine settembre dovrà cominciare a far dialogare le ambizioni di riduzione fiscale con quelle di freno al debito e al deficit. La Lega sa che la strada è strettissima. Teme l'ipoteca autunnale, e per questo spinge ad anticipare i tempi della manovra. «Se mi dicono che le tasse si tagliano resto al governo – ha spiegato ieri sera il leader leghista Salvini dalla festa della Lega a Cantù, in Brianza – altrimenti vado in montagna a fare la ricotta».

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Incroci pericolosi con le nomine Ue
Ma per ora l'urgenza è quella di evitare la procedura d'infrazione. Obiettivo alla portata del governo, che si incrocia però con la complicata partite delle nomine su cui Roma finora ha giocato un ruolo di interdizione che potrebbe riaccendere le voci dei “falchi”. Come quella del commissario Ue al Bilancio Oettinger, che con lo stile a lui consueto ha invitato l'Italia a «pensarci tre volte prima di deludere le aspettative della Ue» che si concentrano sugli impegni relativi al 2020: senza i quali, sostiene Oettinger, la commissione «non avrebbe margini per evitare la procedura».

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