Un murales a lione che rappresenta Auguste e Louis LUmière

Oggi i Lumière inventavano il cinema

di Cristina Battocletti

Un murale, a Lione, raffigurante di fratelli Lumière (Afp)

3' di lettura

Il 13 febbraio 1895, i fratelli Lumière brevettavano il cinématographe, ovvero uno strumento che funzionava sia da camera che da proiettore. Era una macchina leggera, che permetteva in una sola soluzione di riprendere, stampare il positivo e proiettarlo.

Fu il risultato di un lungo lavoro di Auguste e Louis, figli dell’imprenditore e fotografo Antoine, che si cimentarono dapprima sul terreno fotografico, con l’invenzione del procedimento della lastra secca, fondamentale passaggio verso la pellicola fotografica, brevettando alcuni procedimenti, tra cui il “foro di trascinamento” nella pellicola, che consentiva l’avanzamento della stessa nella camera e nel proiettore.

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Poco dopo l’invenzione del cinématographe, il 19 marzo 1895, i due fratelli girarono il primo film, L’uscita dalle officine Lumière , in cui si riprende un gruppo di operai, soprattutto donne, alla fine del turno di fabbrica a Montplaisir, alla periferia di Lione.Si dice sia stato il primo documentario della storia, ma in realtà ci sono molti dubbi riguardo all’idea che è alla base del progetto. Si crede che i soggetti siano stati avvertiti delle riprese e che quindi, anche se in forma assai lieve, sia stata orchestrata una sorta di sceneggiatura che contribuiva a dare ordine nell’uscita, con l’exploit finale della carrozza trainata da due cavalli.

La prima proiezione a pagamento si tenne il 28 dicembre a Parigi al Grand Café sul Boulevard des Capucines.

L'invenzione che ci ha cambiato la vita

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Dopo il brevetto della macchina i fratelli Lumière cominciarono la formazione di operatori, che giravano il mondo, grazie alla maneggevolezza dello strumento, riuscendo a catalogare oltre 1400 “vedute”, dalle cerimonie ufficiali ai paesaggi. I film, naturalmente in bianco e nero, constano di una sola inquadratura che dura circa 50 secondi, perché il caricatore poteva contenere solo 17 metri di pellicola. Di solito la cinepresa era fissa, ma poteva essere montata anche su un treno o su un altro mezzo in movimento. Ai Lumière e agli operatori non interessava tanto riprendere un paesaggio nella sua staticità, ma registrare piuttosto il dinamismo di persone e cose, come nel caso de L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat del 1895, proiettato per la prima volta il 6 gennaio 1896, che rappresenta l’arrivo di un treno, trainato da una locomotiva a vapore, nella stazione ferroviaria della città. Lo spettacolo avrebbe creato, secondo la leggenda, scompiglio tra i pubblico che temeva di essere investito. Vi è una citazione del corto in Superfantozzi del 1986 con Paolo Villaggio, in cui il treno entra veramente nel cinema.

I film dei Lumière ebbero però breve successo, perché,  dopo il primo momento di stupore e meraviglia, il pubblico esigeva una narrazione e credendo che il cinema non avrebbe avuto futuro, i due inventori spostarono il proprio talento sulla fotografia a colori e, nel 1903, brevettando il processo “Autochrome Lumière”, lanciato sul mercato nel 1907.

In realtà il ruolo di padri fondatori del cinema è conteso nella storiografia tra i Lumière e Georges Méliès, con concezioni estetiche e sostanziali opposte. I primi giravano un cinema della realtà, con riprese all’esterno e temi quasi mai narrativi. Méliès, da illusionista qual era, mirava alla realizzazione di un sogno narrativo nei teatri di posa, condito di elementi surreali, come il razzo nell’occhio della luna. La diatriba è ancora aperta, ma resta l’invenzione che ci ha cambiato la vita.

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