ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe ragioni dell’astensione

Oggi sciopero della scuola: ecco perché protestano gli insegnanti

In piazza Santi Apostoli a Roma uniti nella mobilitazione i coordinatori delle sigle dei sindacati

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Sigle sindacali degli insegnanti in piazza in sciopero contro le politiche sulla scuola del ministro Bianchi e del Governo Draghi. In piazza Santi Apostoli a Roma uniti in protesta i coordinatori delle sigle dei sindacati spiegano le motivazioni dello sciopero. «Si continuano a ripetere gli stessi errori. Oggi siamo qui tutti insieme perché la scuola non ci sta ad essere tagliata per l’ennesima volta», accusa la segreteria generale della Cisl Scuola Ivana Barbacci. Ma, assicura dal canto suo il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, «non c’è nessuna intenzione di smantellare la scuola pubblica, nè di fare tagli. Manteniamo tutte le risorse nella scuola».

Dai tagli al rinnovo del contratto

«Sono previsti 11600 tagli personale nei prossimi anni che andranno a creare disagio in termini anche quelli che sono gli obiettivi del Pnrr non diminuendo il numero di alunni per classe», dice Barbacci. «Ci sono 250mila docenti precari che stanno svolgendo servizio da oltre 36 mesi e per queste persone non serve una sanatoria ma un percorso adeguato. E c’è poi il tema del rinnovo del contratto di 1 milione e 200mila lavoratori che sono i meno pagati della pubblica amministrazione. Anche stavolta dopo le promesse non ci sono risposte adeguate». Anche Maurizio Landini, segretario della Cgil, attacca. «Lo sciopero di oggi non riguarda solo i lavoratori della scuola: il tema del diritto alla scuola deve diventare elemento centrale per il governo, ad oggi non è così e i provvedimenti presi sono sbagliati: non si interviene per decreto su elementi che riguardano la contrattazione. Quando un governo fa un decreto lo fa per non discutere, è un grave errore e una riduzione della democrazia. I cambiamenti si devono fare con chi lavora nella scuola altrimenti è supponenza. Poi c’è un problema che riguarda l’aumento dei salari: è venuto il momento di aumentarli, iniziando da una riforma fiscale».

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Le ulteriori rivendicazioni

Forti critiche all’esecutivo giungono pure dalla Gilda degli insegnanti, dallo Snals e da Anief. Per il coordinatore nazionale Rino Di Meglio della Gilda «c’è stato uno stanziamento di risorse offensivo, con un contratto scaduto, parliamo di 40-50 euro netti pro capite a fronte di un’inflazione al 7% che sta impoverendo la gente». Con il decreto legge di maggio «il governo pretende un aggiornamento permanente e esami annuali a gratis e facendo pagare per questi corsi le risorse della carta del docente, tagliata del 25%, e tagliando gli organici. È inaccettabile». Protesta anche Snals con la segreteria generale Elvira Serafini. «Siamo stati dimenticati. Un decreto legge non può svilire la contrattazione. Il personale della scuola sta perdendo dignità con questo decreto legge”, accusa la sindacalista. «Vogliamo che il governo ci ascolti».

«Se tutto il fronte sindacale si ritrova a scioperare e a manifestare contro l’operato del Governo - commenta infine Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - da parte delle istituzioni e di chi gestisce le sorti della scuola almeno qualche dubbio dovrà sorgere. Pensare che la riforma di un settore chiave del Paese, quale è la scuola e chi vi lavora, debba piegarsi totalmente al volere dell’Europa, per via dei fondi vincolati del Pnrr, non può essere una giustificazione valida per approvare il Dl 36, almeno nella parte che riguarda l’istruzione».

Presidi contrari

Contrario invece allo sciopero il sindacato Anp dei presidi. «Il ritornello è il solito: stabilizzare i precari, non considerando per nulla il diritto degli alunni ad avere insegnanti migliori, più preparati, più aggiornati», osserva Cristina Costarelli di Anp Lazio. «E si vuole evidentemente la distribuzione a pioggia di soldi per tutti. Non si vuol sentire parlare di merito e differenziazioni. Più soldi per tutti ha un sapore populista senza utilizzare gli aumenti per restituire efficienza e premialità», le fa eco Mario Rusconi di Anp Roma.

Bianchi: nessuna intenzione di smantellare la scuola

«Non c’è nessuna intenzione di smantellare la scuola pubblica, nè di fare fare tagli: manteniamo tutte le risorse nella scuola». Ad assicurarlo è il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi intervenuto a Sky. E aggiunge che il governo ha previsto «un intervento importante per i precari: per la formazione di tutti sono necessari 60 crediti, per i precari ne sono previsti la metà, e a loro si permette di andare direttamente al concorso, che è previsto dalla Costituzione: possiamo migliorarne la formulazione, lo faremo, ma a loro è dato comunque un vantaggio straordinario», chiude il ministro.

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