Le donne dello champagne

«Oggi la sfida più grande è il riscaldamento globale». Parola di chi guida Henriot

E' una vera champenoise Alice Tétienne che riunisce in un'unica persona il ruolo di chef de cave e di direttrice dei vigneti della storica Maison familiare

di Barbara Sgarzi

Alice Tétienne. (Foto Alexis Jacquin)

3' di lettura

Giovane, brillante e, quando parla, inarrestabile. Anche in un perfetto italiano.

Alice Tétienne da poco più di un anno è chef de cave di Henriot, Maison familiare dalla lunga storia. Ma anche direttrice dei vigneti perché, dice, per lei le due cose non possono essere scollegate.

Loading...

Dal suo punto di vista, qual è la situazione delle donne in Champagne, oggi che possiamo aggiungere molti nomi a quelli storici di Lily Bollinger, di Barbe-Nicole Ponsardin vedova Clicquot, di Jeanne Alexandrine Louise Mélin vedova Pommery?

E di Apolline Henriot, che ha fondato la sua Maison di Champagne nel 1808! Le cose sono cambiate molto: il lavoro di chef de cave non è più appannaggio solo maschile. Così come i comitati di degustazione, che oggi ospitano un vero mix di generi, ma soprattutto di caratteri e di sensibilità diversi. Le donne hanno sempre avuto un ruolo nella filiera vitivinicola, ma oggi sempre più ne tengono le redini. In particolare, in Henriot c'è una grande attenzione alla cultura della diversità che la terra esprime e va di pari passo con la scelta delle persone che ne compongono la vita quotidiana, anche e soprattutto per i team viticoli ed enologici.

Qual è il tocco personale che sente più caratteristico nel suo lavoro? Ha a che fare con il suo essere donna?

La particolarità della Maison Henriot è di riunire in un'unica persona il ruolo di Chef de cave e di direttrice dei vigneti. Il mio maggiore apporto a Henriot deriva quindi dalla mia esperienza in vigna, dal mio amore per il terroir. E sebbene pensi che gli aspetti di organizzazione e produttivi siano più legati a una sensibilità che a un genere, ammetto che le nostre vigne si sono “femminilizzate” con l'apporto di biodiversità, con fiori e rose tra le parcelle e in generale con una maggiore attenzione all'estetica del vigneto. Dal punto di vista enologico la Maison, dopo 200 anni, resta fedele alla visione di Apolline, che nello Champagne vedeva l'espressione globale del territorio e di tutti i vigneti. Ma è evidente che la sensibilità relativa alla percezione dei vini varia da persona a persona. È la magia del nostro mestiere in cui si si uniscono scienza e creatività; mi domando spesso se questa sensibilità è legata più alla mia personalità o alla mia femminilità.

La Maison Henriot.

Quali sono i talenti o le competenze che non possono mancare nel suo lavoro ?

Il rigore e la creatività. La viticoltura e l'enologia sono due scienze, quella della vigna e quella del vino. Per gestirle al meglio ci vogliono rigore e disciplina. Ma la creazione del vino si nutre anche di una sorta di magia, di percezioni, e quindi di creatività. Questo binomio di competenze non mi abbandona mai, ogni giorno.

Lei è chef de cave e direttrice dei vigneti per Henriot dall'aprile 2020. Ha già apportato dei cambiamenti o introdotto delle innovazioni ? Se sì, quali ?

Oggi la sfida più grande è il riscaldamento globale, un fenomeno che si fa sentire parecchio nella coltivazione della vigna. Per cui il mio pensiero principale è la riduzione dell'impatto ambientale e l'adattamento delle coltivazioni a un clima che cambia. Da un anno abbiamo lanciato il progetto Alliance Terroir Henriot che si basa su tre punti cardine : la conoscenza del territorio, attraverso analisi e ricerche; l'adattamento delle pratiche di viticoltura al clima e alla situazione; la longevità dei nostri vigneti. Questo progetto appassionante è una delle parti principali del mio lavoro e lo sarà per i prossimi anni.

Qual è la sua cuveée del cuore ?

Henriot Brut Souverain! È la mia gioia quotidiana e la più bella rappresentazione del lavoro svolto in ogni parcella, perché è creata con minimo un vino per ogni Cru dei nostri vigneti (oggi sono 26). È la cuvée storica, pensata da Apolline nel 1808, quando fondò la Maison, ed è quindi un omaggio alla storia, al savoir-faire, alla famiglia. Per me, nata in Champagne, simboleggia le radici, i miei valori, e sono onorata di contribuire a crearla oggi.

(Champagne-henriot.com. Brut Souverain costa circa 40 euro.)

Riproduzione riservata ©

loading...

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti