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Ogni anno 700 miliardi in meno trascurando i desideri delle donne

E’ quanto perdono ogni anno le banche di tutto il mondo nel non servire in modo adeguato le donne come utente di servizi finanziari. Seecondo Oliver Wyman l’Italia è più in ritardo di altri

di Lucilla Incorvati


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(AdobeStock)

2' di lettura

Banche e società finanziari potrebbero realizzare oltre 700 miliardi di dollari di ricavi annuali in più se riuscissero a servire meglio la clientela femminile, target che, nonostante abbia un ruolo sempre più importante come acquirenti di servizi finanziari è sottoservito. In gioco c’è una cifra ben più alta dei ricavi annuali di molti player del mondo finanziario. A rivelarlo è il report Women in Financial Services 2020 della società di consulenza globale Oliver Wyman.

Poca attenzione al segmento donne. «Le donne sono il più grande segmento di clientela sottoservita nell'ambito dei servizi finanziari ma le loro esigenze non sono soddisfatte» - spiega Jessica Clempner, principal e autrice di riferimento dell’analisi. «Non ascoltando e non comprendendo la loro clientela femminile - aggiunge l’esperta - le società stanno lasciando sul piatto potenziali entrate». Per cogliere questi ricavi, le aziende dovrebbero capire i bisogni delle loro donne e creare prodotti e servizi specifici per loro, migliorando di conseguenza l'offerta anche per il resto della clientela. In particolare, i prodotti retail e di wealth management non sono progettati in maniera coerente con le esigenze finanziarie delle donne, e altri prodotti apparentemente ‘neutrali' sono orientati verso gli uomini.

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Donne nelle posizioni di leadership. Il r eport esamina la posizione delle donne come lavoratrici, supervisori e azioniste e sottolinea il fatto che per raggiungere progressi significativi le società devono approcciare in maniera più ampia la diversità di genere. In questo senso la pressione per arrivare a generare più utili tramite la diversità e l'inclusione sta crescendo. Nel mondo la percentuale globale di donne nei comitati esecutivi è cresciuta, passando dal 16% del 2016 al 20% attuale, e quella relativa alle donne nei consigli di amministrazione ha raggiunto il 23%, con un aumento del 4% rispetto a tre anni fa. Tuttavia, il settore deve ancora fare molta strada. La rappresentanza tra i CEO e nei ruoli di presidenza è decisamente troppo bassa, rispettivamente al 6% e al 9%. Il 19% dei comitati esecutivi e il 15% dei Cda delle società di servizi finanziari sono ancora composti interamente da uomini.

Istraele eccelle, Italia in ritardo. Guardando alle differenze tra stati, Israele eccelle con il 38% di rappresentanza nei comitati esecutivi, seguito da Australia, Svezia, Finlandia, Thailandia, Norvegia, Canada e Sud Africa. La percentuale più bassa si riscontra in Arabia Saudita; male anche la Cina, il Giappone e la Corea del Sud. L'Italia è decisamente sotto la media, con appena il 13% di donne nei comitati esecutivi, addirittura in rallentamento rispetto al 2016 (quando il dato si attestava al 14%). Il nostro paese va meglio se si guarda alla presenza di donne nei Cda - 3 5%, dato sopra la media europea – ma il divario rispetto alla quota femminile nei comitati esecutivi è il più ampio in Europa, il che suggerisce come gli interventi legislativi abbiano risolto la questione solo a livello formale, e non culturale.

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