Filiera.

Oil&gas, nuovi impianti a rilento: le valvole pagano il prezzo più caro

Gli effetti su un comparto che vale 3,2 miliardi e conta 10mila addetti
Difesa del mercato più agevole per chi ha scelto nicchie di specializzazione

di Luca Orlando

Produzione. Valvola a sfera Valvitalia prodotta e consegnata in Canada in 12 settimane

6' di lettura

«Vede? Questa sta anche in tasca. Eppure costa più di 2mila euro». La valvola che maneggia Umberto Covelli non è in effetti un prodotto qualsiasi. Dovendo gestire i flussi nell’impianto di fusione nucleare sperimentale in costruzione a Caradache, in Francia, le specifiche tecniche sono sfidanti, così come le condizioni di sicurezza richieste.

Grazie a questa e ad altre commesse, ad esempio nella gestione del gas liquefatto, l’azienda che guida, la milanese Adler, arriverà quest’anno a 20 milioni di ricavi, il massimo storico. «A pagare - spiega - è la nostra strategia: alta specializzazione, prodotti di nicchia, tanta ricerca».

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Nicchie di produzioni legate al nucleare che non possono tuttavia rappresentare la media per un settore, quello delle valvole dirette al mondo dell’energia, che vede nel comparto Oil&Gas uno dei committenti chiave, area legata a doppio filo agli investimenti per l’avvio di nuovi impianti, attività a sua volta connessa (seppure con inevitabili ritardi temporali) al prezzo di petrolio e gas. E il Covid, creando incertezza e caos, bloccando l’economia globale, abbattendo il consumo di energia, da questo punto di vista non ha certo aiutato. Un esempio per tutti le scelte effettuate da uno dei grandi committenti mondiali, il gruppo Saudi Aramco, che alla luce del Covid ha fatto slittare molti progetti di 12-18 mesi.

«Abbiamo fatto una analisi dettagliata di ciò che accade nel nostro mercato - spiega l’ad di Valvitalia Ugo Vinti - e guardando agli investimenti globali del settore siamo passati dai 350 miliardi di dollari del 2019 ai 235 miliardi del 2020. Il settore della componentistica, tra cui le valvole ovviamente, si è dunque mosso di conseguenza».

Anno complesso, quindi, anche per il gruppo, che ha ceduto circa un terzo dei 304 milioni di euro del giro d’affari pre-Covid e che vede una ripresa più convinta del mercato solo a partire dal 2022. Se infatti per bloccare gli investimenti basta un tratto di penna e qualche telefonata, la ripresa è mediamente più complessa e articolata. «Nei primi otto mesi di quest’anno - aggiunge Vinti - le autorizzazioni di nuovi progetti nel mondo sono arrivate a 131 miliardi di dollari, in crescita del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli ordini stanno iniziando a tornare ma in genere occorrono circa 18 mesi perché le nuove autorizzazioni si trasformino in commesse: io credo che una ripresa vera sarà possibile nel nostro settore solo nel 2022».

Valvitalia, dieci siti produttivi nel mondo e oltre 1000 addetti, rappresenta il principale gruppo per un settore ampio, che nelle stime pre-Covid valeva 3,2 miliardi di ricavi con 10mila addetti distribuiti in poco meno di 300 aziende. Pattuglia nazionale che vale un terzo dell’intero output europeo del settore e che in termini di produzione per il 70% è localizzato proprio in Lombardia, con realtà diffuse tra numerose province, tra cui Bergamo, Pavia, Milano, Lecco e Como. Aziende che realizzano nel complesso il 90% dei propri ricavi oltreconfine, dove da qualche anno è sempre più visibile la presenza di Pechino.

«Il momento non è affatto agevole - spiega Alberto Croci, titolare della Techne di Erba, 50 addetti - anche perché la concorrenza cinese sui prezzi è un disastro e porta via lavoro. Le richieste di offerta arrivano, anche se poi in molti casi il cliente dice che ha trovato altre situazioni più convenienti. Credo che quest’anno chiuderemo con vendite in calo del 20%, dopo un 2020 che già era stato ovviamente difficile».

La difesa del mercato è più agevole per chi ha nel tempo scelto nicchie di specializzazione particolari, come è il caso della lecchese Advanced Technology Valve (Atv), che ha puntato sulle valvole sottomarine di altissima profondità.

«Alla fine i risultati sono stati superiori alle previsioni - spiega Luciano Sanguineti, fondatore di Atv, oltre 400 addetti e 80 milioni di ricavi - con un portafoglio ordini che sta tornando interessante». A “pagare” dunque è la specializzazione, con Atv diventata leader mondiale nelle valvole di profondità, attività che continua a garantire commesse, come accade ad esempio ora per un maxi-progetto in Australia. «Ora siamo sui livelli pre-Covid - spiega l’imprenditore - e francamente non me lo sarei aspettato. Il futuro? Sulla transizione energetica c’è molta confusione, con tante strade ancora aperte e molti dubbi da risolvere: per sostituire le fonti fossili, ad ogni modo, ci vorranno decenni».

Se il settore è ancora alle prese con una lenta ripartenza dopo lo shock della pandemia la voglia di ripartire tra le aziende è comunque evidente. Come testimoniato dalla massiccia adesione alla rassegna Ivs, prevista a Bergamo il prossimo maggio con numeri record: 280 espositori, 30 in più rispetto alla precedente edizione del 2019. «Pur avendo aggiunto un altro padiglione - racconta Fabio Casiraghi, sales director della rassegna e ceo di Fce group - gli spazi sono venduti al 90%. E la stima è quella di superare i 13mila visitatori, 2mila oltre il record dell’edizione precedente».

Nel complesso, i primi sei mesi dell’anno in termini di export sono comunque positivi, con tassi di crescita a doppia cifra rispetto al periodo precedente: se lo scorso anno le vendite estere del comparto valvole e rubinetti (non solo Oil&Gas quindi ma l’intero comparto) sono state pari a 2,7 miliardi, nel 2021 si arriva a quota 3,27 miliardi, poco al di sopra di quanto accadeva nel 2019.


A BERGAMO LA RASSEGNA DI RIFERIMENTO
Maggio 2022 Inizialmente prevista lo scorso maggio, la rassegna internazionale Ivs, Industrial Valve Summit, è stata spostata al prossimo mese di maggio. Si tratta della quarta edizione di una vetrina organizzata alla fiera di Bergamo, provincia che rappresenta il distretto principale del comparto in Lombardia e nell'intero paese. In vista di Ivs 2022, l’obiettivo degli organizzatori è di proseguire il percorso di crescita della fiera testimoniato dal crescente numero di visitatori, di espositori e del traffico sui canali di comunicazione.
La terza edizione del summit, tenuta nel 2019, dunque prima dell'emergenza Covid, ha infatti richiamato nel capoluogo orobico più di 250 aziende e quasi 11.000 visitatori, numeri superiori del 36% rispetto alle 8.000 presenze fatte segnare nell’edizione 2017 e triplicati in confronto alle 3.500 registrate nel 2015. Si sono inoltre quadruplicati gli accessi al sito internet della fiera nei mesi che precedono il momento espositivo, passando dai 70 mila registrati nel 2017 ai 300 mila del 2019.OltreconfineNel corso del 2020 numerosi progetti di perforazione e di realizzazione di nuovi impianti sono stati congelati o fatti slittare in avanti di 12-18 mesi, fermando così numerose commesse per il settore a monte, tra cui le valvole del comparto Oil & Gas.Statistiche specifiche in termini di export non sono disponibili ma a livello di macro settore (area allargata che in termini Istat include l'intero comparto delle valvole e dei rubinetti) la ripresa rispetto allo scorso anno è evidente. In termini complessivi le vendite estere lo scorso anno sono state pari a 5,74 miliardi di euro, una frenata di quasi il 10% rispetto all'anno precedente. All'interno di questo macro-settore, tuttavia, il comparto Oil&Gas è stato decisamente più penalizzato. Ora è visibile una ripresa, con valori 2021 che nel semestre sfiorano i 3,3 miliardi di euro. Evidenziando non solo una crescita a doppia cifra rispetto ai valori dello scorso anno ma soprattutto un recupero dei livelli toccati nel 2019. Proseguendo di questo passo è possibile che nel 2021 il macro comparto arrivi a superare ampiamente i sei miliardi di vendite sui mercati di tutto il mondo.

Il settore in cifre
3,2 Miliardi di produzione
Prima dell'esplosione
del Covid il settore delle valvole Oil&Gas in Italia superava i tre miliardi di euro in termini di produzione, raggiungendo così il primato tra tutti i paesi europei. Determinante ovviamente l'export,
che supera ampiamente
il 90% delle vendite complessive.
70% In Lombardia
In termini territoriali la Lombardia rappresenta il cuore di queste produzioni, con aziende sparse in più province, tra cui Bergamo, Pavia, Milano, Lecco, Monza
e Brianza. Importante anche
il distretto di Colico, tra Lecco e Sondrio, dove tra le varie specializzazioni si realizzano valvole per utilizzi ad altissima profondità.
280 Espositori ad Ivs
Non a caso in Italia si è sviuppata una delle maggiori rassegne internazionali del settore, che a maggio 2022 arriva alla quarta edizione.
La quasi totalità degli spazi disponibili è stata venduta
a 280 espositori, trenta in più rispetto alla precedente edizione del 2019.
Si attendono oltre 13mila visitatori.

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